La saga dei Poldark: intrighi, passione e maestria d’autore in Cornovaglia

Con “La danza del mulino” arriva al nono capitolo la serie di Winston Graham. Ma anche una scrittrice italiana, Maura Maioli, ha narrato di quella terra

Luoghi della Cornovaglia della saga dei Poldark

Luoghi della Cornovaglia della saga dei Poldark

redazione 16 febbraio 2021
di Rock Reynolds

Siamo giunti al nono capitolo della saga di Poldark che, come ogni saga che si rispetti, può essere letta nella sua interezza e continuità oppure anche episodio per episodio. La vicenda è appassionante e l’ideale, ovviamente, sarebbe cominciare dal primo volume, Ross Poldark.
È, infatti, in quel capitolo d’esordio che il lettore incontra il capitano Ross Poldark, di ritorno nella sua amata Cornovaglia, nel 1783, dopo aver vissuto in prima linea la guerra di indipendenza americana tra le fila dell’esercito inglese, fortemente provato e impreparato per ciò che lo accoglierà appena sbarcato in patria. Il mondo in cui approda è ben diverso da quello che si era lasciato alle spalle. È diversa l’Inghilterra ed è diversa la Cornovaglia, in realtà è diverso il mondo occidentale, agitato dallo sconquasso creato dalla rivoluzione in Francia: le classi più benestanti temono ovunque, in Europa, il propagarsi a macchia d’olio delle rivendicazioni popolari e dei sentimenti fortemente avversi alla nobiltà. Ross Poldark è a suo modo un signorotto, ma i suoi sistemi spicci e la sua disponibilità verso i più deboli non lo hanno certo reso inviso alla gente comune. Ma a essere diversa sarà soprattutto la sua vita personale, ora che suo padre, un piccolo possidente locale, è venuto a mancare e che l’algida Elisabetta, la sua bellissima promessa-sposa, è convolata a nozze con un altro uomo. E non migliora certo il suo umore scoprire che il “fortunato” è nientemeno che suo cugino, con il quale non corre da tempo buon sangue. Solo grazie a una stupefacente forza d’animo, a una cocciutaggine che l’autore chiarisce pagina dopo pagina e a un che di anarchicamente guascone, Ross supererà traversie improbe e troverà un po’ di pace, ma – come si evince nel prosieguo della serie – non un ristoro univoco, tra le braccia di Demelza, la giovane donna di umili natali e di grande forza interiore che sarà un faro di luce per il suo tormentato cuore.

Partendo da quel primo episodio, la saga si fa via via più intrigante. La serie concepita da Winston Graham ha qualcosa di speciale e si sottrae allo scorrere del tempo, il che è un paradosso, trattandosi di romanzi storici: le vicende ambientate nel passato che essi raccontano potrebbero tranquillamente trovare una loro collocazione al giorno d’oggi. In fondo, alla base di tutto c’è un amore finito e un altro che lo sostituisce senza peraltro del tutto spazzare via l’originaria passione. La saga dei Poldark si apre, in sostanza, con la più shakespeariana o, forse, omerica delle scene: il ritorno dell’eroe in un mondo che non è più lo stesso di prima e che la sua rinnovata presenza sconvolgerà ulteriormente. Della saga ha tutti gli elementi vincenti: ricostruzione storica, passione, intrigo.

Dei dodici capitoli complessivi, siamo arrivati al nono, La danza del mulino (Sonzogno, traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni, pagg 459, euro 18,00), e cronologicamente al 1812, nel cuore delle guerre napoleoniche che insanguinano nuovamente l’Europa. Meglio non inoltrarsi nel racconto, onde evitare di guastare l’intrigo di quei lettori che decideranno di accostarsi alla saga dall’inizio. Perché di una serie estremamente avvincente si tratta, in perfetta sintonia con una tradizione inglese assodata. E gli inglesi con le saghe ci sanno fare. Non a caso, Jeffrey Archer, uno degli scrittori britannici di maggior successo al mondo, ha da poco dato alle stampe un’ottima saga, quella dei Clifton, interamente pubblicata in Italia da HarperCollins. A suo dire Winston Graham è “un bravissimo autore che sono convinto che meriterebbe riconoscimenti di critica superiori a quelli che ha avuto. Ricordo di aver letto i suoi libri da ragazzino e di averli trovati splendidi. Non tutti sanno che ha pure scritto eccellenti thriller e che era un autore molto versatile”. In effetti, Winston Graham mostra una maestria non comune nel tenere il filo di una vicenda destinata a svilupparsi nell’arco di migliaia di pagine. E lo fa senza mai un calo di tensione, in sapiente equilibrio tra ricostruzione storica e intrigo narrativo. Insomma, non tutti sanno scrivere una serie. Un po’ di tempo fa, spiegando cosa lo avesse spinto a imbarcarsi in una saga di sette capitoli, Jeffrey Archer disse: “Credo che noi inglesi abbiamo qualcosa che ci lega alle saghe. Mi viene in mente una delle saghe più popolari del secolo scorso, ‘La saga di Forsyte’ di John Galsworthy, pubblicata tra il 1906 e il 1921. Fu, già al tempo, un enorme successo e la fu ancor più quando divenne una serie per la televisione a più riprese, fino alla miniserie britannica, con dieci episodi in due stagioni”. 

Anche la saga dei Poldark, naturalmente, ha fatto gola alla televisione, con due serie di successo. La prima in particolare andò in onda quasi quarant’anni fa. I più giovani è probabile che se la siano persa. Più facile che abbiano visto qualche episodio del suo remake, con una ricostruzione un po’ più patinata della splendida Cornovaglia in piena rivoluzione industriale. Perché uno dei tratti vincenti della saga dei Poldark, al di là della indubbia maestria narrativa di Winston Graham – sull’onda lunga del romanzo d’appendice di qualità – è proprio la ricostruzione dell’ambiente della piccola nobiltà terriera con le sue miserie e, ancor più, la descrizione degli splendidi paesaggi della Cornovaglia, terra di mare, aspra e selvaggia, con quel pizzico di sentore gotico che non guasta mai per creare uno scenario adatto. Lo stesso Graham, nel 1983, pubblicò un libro fotografico intitolato Poldark’s Cornwall, per chiudere il cerchio.

A chi, però, volesse accostarsi emotivamente a coste frastagliate, verdi brughiere, scogliere infide, pub frequentati da pescatori e viaggiatori e antiche ville di campagna, mi sento di consigliare un romanzo italiano molto delicato. Un giorno ti ho parlato d’amore (L’Asino d’Oro, pagg. 222, euro 15) di Maura Maioli racconta il viaggio iniziatico del giovane protagonista, Calo, a cui una coraggiosa madre single concede di allontanarsi da casa per trovare se stesso, per conoscere il mondo e trovare le risposte che ogni adolescente cerca, ma pure per fare luce su qualcosa di poco chiaro nel passato della sua famiglia. Quel viaggio si concluderà proprio in Cornovaglia. Altro, però, non aggiungo, per non guastarvi la sorpresa.