Linda Polman: l’Europa che respinge i migranti fa come con gli ebrei in fuga dai nazisti

Un saggio della giornalista olandese, “Gente di nessuno”, contesta le politiche di respingimento e ricorda il tragico precedente delle democrazie verso chi voleva scappare dalla Germania hitleriana

Particolare della copertina del saggio “Gente di nessuno”

Particolare della copertina del saggio “Gente di nessuno”

redazione 26 agosto 2020
“Nel 1938 la giustificazione che si diedero le liberaldemocrazie nel non accogliere gli ebrei in fuga dalla Germania è che questo avrebbe aumentato l’antisemitismo anche nel loro Paese. Qualche anno dopo, scoprirono che il problema dell’Europa non erano gli ebrei in fuga ma i nazisti che li volevano sterminare. La stessa cosa accade oggi. Il problema dell’Europa, oggi come ieri, non sono i migranti, ma i fascisti. Chissà se ce ne accorgeremo in tempo”. Lo ha detto la giornalista olandese Linda Polman in un’intervista a Francesco Cancellato pubblicata il 30 luglio scorso dal sito Fanpage. Vale riprendere quel concetto, chiarissimo, per dare notizia del suo saggio tradotto di recente da noi,
Gente di nessuno. Rifugiati e migranti in Europa dal 1938 a oggi (Luiss University Press, pp. 272, euro 20, traduzione di Olga Amagliani, prefazione di Francesca Mannocchi) secondo l’Espresso descrive nitidamente la crisi dell’Europa davanti a rifugiati e migranti, dove “dalle politiche inadeguate o non sufficienti agli scontri tra Stati sulle politiche migratorie, gli stranieri diventano il più critico banco di prova della tenuta europea”.

Il riferimento al 1938 è illuminante. In quell’anno dal 6 al 15 luglio si tenne la Conferenza di Evian, nel paesino francese di Evian-les-Bains: la convocò Franklin D. Roosvelt, l’allora capo della Casa Bianca a Washington, parteciparono Paesi come Francia, Olanda, Gran Bretagna, l’argomento era la gestione delle migliaia di ebrei in fuga dalla Germania nazista e la risposta fu un “no”. Il motivo lo rese palese il primo ministro olandese Hendrikus Colijn al New York Times, il 16 novembre 1938: a suo dire i Paesi Bassi come altri Stati non potevano accogliere ebrei senza porre freni perché c’erano già “le radici dell’antisemitismo” e “un’ammissione arbitraria non farebbe altro che sconvolgere il clima dominante di carità e buona volontà”. Vale a dire, paradossalmente: per non favorire l’antisemitismo lasciamo gli ebrei nelle grinfie dei nazisti. Tra l’altro la conferenza non manifestò condanne verso il nazismo e Hitler, ovviamente, non se ne dispiacque. Né quella scelta pilatesca lo frenò o rallentò, al contrario. Il nazismo si scatenò ancora di più: sapeva di avere la strada libera.

Adesso, per Linda Polman, l’Europa non si sta comportando troppo diversamente (con l’aggravante che sappiamo come finì, con il nazismo e gli ebrei). Riporta la Luiss nella scheda sul libro: “Con Gente di nessuno, Linda Polman mostra infatti come la questione dei rifugiati e dei migranti abbia rappresentato un nervo scoperto per l’Europa fin dalla prima conferenza sul tema, tenutasi subito prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Allora come oggi, il sentimento diffuso era che queste persone non appartenessero a nessuno e che limitarne l’arrivo o respingerle fosse l’unica soluzione praticabile”.

La Storia, ovvero ciò che gli uomini hanno fatto, hanno dimostrato come nel 1938 e in quegli anni i Paesi liberi commisero un fatale errore, verso gli ebrei, anzi verso il genere umano tutto. “Ripercorrendo le vicende drammatiche degli uomini e delle donne che, nel corso dei decenni, hanno visto negli ideali europei una speranza destinata a essere frustrata, ma anche di coloro che hanno combattuto perché gli oppressi trovassero nell’Unione una nuova casa, Linda Polman racconta una storia che non può essere ignorata affinché l’Europa mantenga la promessa di civiltà dalla quale era nata”. In altri termini: o l’Europa è aperta e mantiene fede ai principi fondanti di umanità, solidarietà, in difesa di chi perde ogni diritto e futuro, o l’Europa va a catafascio e già tradisce se stessa. La giornalista contesta questa Europa e tanto più critica la Ue e i singoli Paesi quando stringono accordi con dittatori o regimi e Paesi (tipo la Libia) per trattenere i migranti anche dove i diritti umani basilari sono aria.

Linda Polman ricorda peraltro che il nostro continente conta oltre mezzo milione di abitanti, i migranti sono circa un milione, che qui la popolazione diminuisce per cui servono nuove energie per competere anche economicamente, non ultimo che dall’Europa, in primo luogo da Paesi come l’Italia, l’Irlanda, l’est, sono partiti milioni di migranti trovando accoglienza nelle Americhe o in Australia. Finché eravamo noi migranti, quindi, emigrare andava bene. Ora non più