“Pandemia” come “Spillover”: anche Wright aveva visto lontano

Il thriller prefigura molti fatti avvenuti con il Coronavirus. Anche stavolta non è preveggenza: lo scrittore e giornalista ha ascoltato gli scienziati

“Pandemia” come “Spillover”: anche Wright aveva visto lontano
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28 Aprile 2020 - 21.36


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«I piani li avevamo già, signora. Da anni, il CDC, gli Istituti nazionali di sanità, la Johns Hopkins e il Walter Reed avevano perfezionato tutti i protocolli necessari. Ma non abbiamo ottenuto le risorse e il personale per implementarli. I respiratori, per esempio. Secondo le nostre stime, ne avrà bisogno il trenta per cento delle persone ricoverate con gravi sintomi di influenza. E adesso ne abbiamo a sufficienza solo per l’uno per cento dei pazienti. E intanto la gente muore di altre malattie curabili perché mancano le scorte di farmaci di base. Sono tutti prodotti in India o in Cina, a loro volta colpite dalla pandemia. Stiamo esaurendo le siringhe, i kit di test diagnostici, i guanti, le mascherine, gli antisettici, tutto ciò che serve a trattare i pazienti e proteggere noi stessi…».

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Il virgolettato non è estratto da un saggio quanto da un romanzo uscito adesso in Italia e negli Usa, Pandemia di Lawrence Wright (Piemme, traduzione di Elena Cantoni, pp. 432, euro 18,90, in ebook 5,99 fino al 5 maggio, poi euro 9,99, titolo originale The end of October). Narra del virus chiamato Kongoli che si diffonde dall’Asia, forse è sfuggito a un laboratorio russo, si propaga con rapidità fulminea e miete vittime in tutto il mondo. Alle notizie del Coronavirus dalla Cina ha confessato: “Mi sono sentito come se stesse per avverarsi quello che avevo scritto”. E sulla corrispondenza del suo thriller con la cronaca si è detto “soddisfatto” per “non aver sbagliato troppo”, come “arrabbiato perché era tutto così chiaro”.

I nomi del brano citato vi faranno pensare a una cronaca da una terra di lingua inglese e infatti l’estratto da un racconto viene dagli Stati Uniti. Quei fatti invece vi faranno pensare a un male politico, evitabilissimo, emerso con prepotenza con il propagarsi del Covid19: il potere dirotta altrove le risorse e non nella sanità pubblica (magari, come è capitato in Italia, ne beneficia quella privata), non investe nella ricerca, non ascolta gli avvertimenti degli scienziati se non quando è tardi e talvolta neppure allora ascoltano, vedi Trump che suggerisce pratiche anti-virus pericolosissime incurante delle conseguenze letali delle sue parole su tanti americani.

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Impressiona, a proposito degli articoli e interviste di lancio intorno al libro, uno schema di comportamento di noi umani già visto intorno a Spillover di David Quammen (clicca qui per il link): i recensori parlano di una impressionante aderenza alla realtà della pandemia da Covid19. Come con il giornalista e divulgatore scientifico Quammen, anche lo scrittore, giornalista anch’egli (del New Yorker) e sceneggiatore che vive ad Austin Texas esclude doti da preveggente. Per scrivere la sua storia ha consultato virologi, epidemiologi, inseguitori di microbi, esperti di vaccini, veterinari, militari, studiosi di legge i quali, ha spiegato, si aspettasse che accadesse qualcosa come l’attuale pandemia, non sapevano i tempi ma lo sapevano. E i governi non li hanno ascoltati.

Sul sito di Internazionale a Lila Shapiro, dagli Stati Uniti, il giornalista-scrittore ha semplicemente risposto così: “Non mi considero un profeta né particolarmente preveggente. Di solito noi giornalisti ci chiediamo ‘cosa è successo’. La nostra abilità consiste nell’andare a parlare con le persone, verificare i fatti che le riguardano e cercare di capirli a nostra volta, in modo da poterli spiegare ai nostri lettori. Il passo per arrivare a chiedersi ‘cosa potrebbe succedere’ è piuttosto breve”.

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