Ágnes Heller: “L’Ue sparirà se non reagisce al nazionalismo etnico di Orban”

Un anno fa uscì da noi un saggio della filosofa ungherese morta nel 2019. Che tra altre cose scrisse: “Il tiranno incendierà l’Europa, che può ancora salvarsi”

Ágnes Heller

Ágnes Heller

redazione 1 aprile 2020
Il premier ungherese Viktor Orbán, con il favore della maggioranza del Parlamento, ha sospeso la democrazia ungherese con il pretesto delle misure anti-contagio. Ha assunto “pieni poteri”, l’opposto di quanto contempla una democrazia. Un neo-tiranno. Una forma di dittatura, magari una esercitazione, una prova. Il leader leghista Matteo Salvini ha naturalmente elogiato e forse invidiato il collega ungherese perché anche lui agognava i “pieni poteri” solo un’estate fa e non ha certo rinunciato: se tornerà in sella farà di tutto per conquistarli, gradualmente, passo passo. L’Unione Europea nel frattempo guarda e quindi permette che uno Stato nell’Ue non sia più democratico avvitandosi in un inconsapevole processo di autodistruzione.

Mentre la presidente dell’Associazione dei partigiani Carla Nespolo ricorda che anche Mussolini e Hitler salirono al potere “democraticamente”, la casa editrice Castelvecchi riprende due passi dalla prefazione della filosofa ungherese Ágnes Heller morta l’anno scorso a 90 anni al suo saggio “Orbanismo. Il caso dell'Ungheria: dalla democrazia liberale alla tirannia” (pp. 64, € 9,00) pubblicato proprio un anno fa, nel marzo 2019.

Il saggio recita in copertina: “La nuova tirannia non ha ancora un nome ma la si può descrivere. L’Ungheria di Orban ne è un modello”. Dunque, cosa scriveva la filosofa di origini ebraiche? “Se un governo fonda il proprio potere sull’ideologia del nazionalismo etnico, non può sbarazzarsene a piacimento. Una volta che un partito ottiene il sostegno della maggioranza della popolazione per la sua ideologia nazionalista, può conservare il potere solo perseguendo una politica nazionalista. Le ideologie nazionaliste hanno bisogno di un nemico”.

Scriveva ancora Ágnes Heller, prefigurando l’attuale torpore della Ue sull’argomento, anzi vedendo quanto era già in atto: “Il nazionalismo etnico gioca la partita più pericolosa sulla nostra pelle: mettere nuovamente l’intera Europa in fiamme. Il suo successo può ancora essere scongiurato. Poiché, se non lo fosse, se noi, la popolazione d’Europa, saremo ancora una volta preda di ideologie suicide, l’Unione crollerà e non ci sarà resurrezione. Se i liberal democratici, i conservatori, i socialisti perderanno l’opportunità di difendere la loro Unione, per stupidità, negligenza, incomprensione, mentalità burocratica o codardia, l’Europa come entità politica sparirà dalla mappa politica del mondo. Diventerà un grande museo aperto tutti i weekend per i turisti stranieri”.

In quel saggio, riporta la casa editrice nella scheda edidtoriale, Ágnes Heller “ci narra il caso ungherese, raccontando l’ascesa di Viktor Orbán e con essa i due cambiamenti di sistema che si sono susseguiti nel suo Paese d’origine: il primo, dalla dittatura alla democrazia liberale; il secondo, dalla democrazia liberale alla tirannia”. Più chiaro di così …

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