Lettori, aprite pure quella porta di Guillaume Musso

Con “L’istante presente” si viaggia tra gli anni ’90 e l’oggi ma nella migliore tradizione del romanzo francese

Faro a Cape Code, Massachusetts

Faro a Cape Code, Massachusetts

redazione 17 dicembre 2019
Enzo Verrengia

È difficile recensire un romanzo con il finale a sorpresa. Non solo per il timore di rivelarla ai lettori più sagaci malgrado gli sforzi di nasconderla in anticipo. Il fatto è che la qualità e la natura di tale sorpresa costituiscono i parametri di valutazione complessiva. Ma come si fa a esprimerli senza sciupare il piacere della lettura?
Quando si tratta di Guillaume Musso, però, viene in soccorso la nomea guadagnata dall’autore. Questo giovane professore di economia votatosi alla narrativa, gioca sul patto che ha instaurato con le schiere di appassionati.
Chi lo segue, sa che le sue trame scorrono alla velocità di ciò che oggi rimane dell’interesse letterario. Una volta ci si avventurava nei libri per scoprire cosa accadeva, per ricavarne accrescimento culturale, per sforzare le meningi e uscirne più “attrezzati” di prima. Oggi si fa più che altro “scrolling”, come sullo smartphone, sul tablet e sul lettore elettronico.

Nel suo nuovo romanzo, L’istante presente, Guillaume Musso somministra poco più di trecento pagine affastellate della migliore tradizione romanzesca francese, che a ben vedere lui ha fatto propria da quando è diventato un best-seller. È quella del feuilleton, che consiste di segreti familiari, agnizioni, svolte inattese (?), personaggi che scompaiono e riappaiono, con rivelazione conclusiva. Il tutto in versione 4.0.

Nel 1991, a Boston, Arthur Costello è un giovane medico affrancatosi dal disamore del padre, Frank, di cui, peraltro, non è figlio biologico, bensì di una relazione adulterina della madre. Tra i due si svolge un acceso, quanto ermetico, confronto sullo sfondo marino di Cape Cod, nel Massachusetts, e più di preciso ai piedi del Faro dei 24 venti, vecchia proprietà di famiglia, acquistata dal nonno di Arthur e padre di Frank, Sullivan. Quest’ultimo era scomparso nel 1954 proprio vicino al rudere ristrutturato. Frank lo offre in eredità al figlio, con l’impegno di non aprire mai una porta metallica che si trova nella cantina del cottage annesso al faro.
L’annoso rancore che Arthur nutre verso quel patrigno indesiderato lo porta a violare la consegna. Una volta spalancata, la porta si rivela un enigmatico passaggio spazio-temporale che proietta chi vi entra in avanti negli anni.

Per Arthur inizia una sarabanda che lo costringe e vivere per un solo giorno ad ogni successivo viaggio cronologico. E qui va apprezzata la capacità dimostrata da Musso nel percorrere a beneficio dei lettori il trentennio a cavallo fra gli anni ’90 e il presente. Solo attraverso gli occhi di Arthur ci si rende conto delle metamorfosi epocali che ora ciascuno dà per scontate, e i più giovani, privi di memoria storica, credono vi fossero da sempre. L’avvento di Internet, i cellulari, l’11 settembre 2001, la “guerra asimmetrica” al terrorismo, ecc. Strada facendo, Arthur si innamora di Elizabeth Ames, aspirante attrice, dalla quale avrà due figli, Benjamin e Sophie, tutti e tre informati sul suo indecifrabile destino di corridore del continuum.

Chi ravvede una somiglianza con La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, di Audrey Niffenegger, e altro materiale analogo, si tranquillizzi. Ne L’istante presente non c’è alcuna risposta fantascientifica. Si è già detto: Musso costruisce una vicenda di stretta aderenza ai canoni di certo romanzo francese d’epoca dalla grande presa popolare.

Guillaume Musso, L’istante presente (La Nave di Teseo, tr. di S. Arecco, pp. 336, Euro 18,00)