L’omicidio di Elisa Claps: un caso di omertà italiana

Sanvitale e Palmegiani ricostruiscono in un libro il delitto del 1993, come fu protetto il serial killer Daniele Restivo, i silenzi della città e della chiesa dov’era il corpo della vittima

Elisa Claps nela foto della puntata di "Chi l'ha visto?"

Elisa Claps nela foto della puntata di "Chi l'ha visto?"

redazione 2 novembre 2019
Rock Reynolds

Era una ragazza semplice, ingenua, di buon cuore Elisa Claps. Lo dice la sua famiglia, ma lo racconta anche la storia della sua breve vita. Forse, fu proprio la sua disponibilità nei confronti del prossimo a sancirne la sorte prematura. E, se non fosse stato per l’ostinazione del fratello Gildo e della sua famiglia e per l’aiuto determinante della trasmissione Chi l’ha visto?, forse il mistero della sua scomparsa sarebbe restato tale.
Oggi un interessante libro ne ricostruisce la triste vicenda. Il caso Elisa Claps – Storia di un serial killer e delle sue vittime (Armando Editore, pagg 187, euro 15) di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani ne ripercorre, in forma di dialogo, le tappe, a partire dalla sua improvvisa sparizione, il 12 settembre 1993, a Potenza. Elisa, una sedicenne senza grilli per la testa e con una solida famiglia alle spalle, esce con un’amica per incontrare Danilo Restivo, non volendo rifiutare in maniera troppo brusca, come fanno molte altre coetanee, le sue ripetute avance, per non ferirne la sensibilità. Elisa non tornerà mai più da quell’appuntamento e, anche grazie a una coltre di bugie, mezze verità, testimonianze imprecise dettate dalla mania di protagonismo, depistaggi improvvidi e spesso del tutto immotivati e parecchie inefficienze nelle prime indagini, la sua assenza si trasformerà in un buco nero per la sonnolenta Potenza fino al giorno del rinvenimento del suo cadavere nel sottotetto della chiesa parrocchiale.

Restivo riesce a farla franca anche grazie alle omertà
Come emergerà dalle indagini, Danilo Restivo costringe Elisa a seguirlo e poi la colpisce con violenza, uccidendola. Le sue parole, come quelle di diverse altre persone sentite dagli inquirenti, sono farraginose, contraddittorie, poco credibili, ma, anche grazie al padre, una figura d’altri tempi che protegge pervicacemente il figlio fin da quando, ancora ragazzino, mostra preoccupanti comportamenti devianti, riesce a farla franca. Tutti dubitano di lui e delle sue stranezze, ma, come sottolineano più volte Sanvitale e Palmegiani, nessuno gli dà il minimo credito nemmeno come potenziale assassino. Eppure, Restivo è un bugiardo incallito, razionale tanto quanto confusionario, e viene pure condannato per falsa testimonianza.

I sacerdoti non denunciano mai la scoperti dei resti della ragazza
Se non bastasse il clima omertoso e di diffidenza della provincia, a intorbidire le acque contribuisce pure l’atteggiamento territoriale di alcuni sacerdoti che si succedono nella conduzione della parrocchia e che, malgrado numerosi lavori di restauro nel sottotetto, non denunciano mai la scoperta dei poveri resti di Elisa e, in un gioco perverso, coprono in qualche modo le colpe di Restivo. È la stessa famiglia Claps a finire sul banco dei colpevoli del volgo profano, soprattutto Gildo, la cui testardaggine lo fa tacciare di essere un “rompiscatole” da molti. Per la famiglia Restivo, invece, nemmeno il giudizio popolare ai danni dei Claps è sufficiente e, a un certo punto, decide di querelare proprio i Claps, anche se la querela viene presto rigettata dal giudice.

Tura della Rai in Inghilterra: “Restivo tagliava ciocche di capelli alle donne”
Seguendo un canovaccio abusato, il padre di Danilo Restivo allontana il figlio dalla città, onde evitare che si cacci in altri guai, e il suo ultimo domicilio, prima che le indagini lo incastrino a una ventina d’anni dal delitto Claps, è in Inghilterra. E sarà proprio la giustizia inglese la prima a condannarlo, come ci spiega Stefano Tura, corrispondente da Londra per la Rai e, a sua volta, autore di thriller come Il principe del male (Piemme) e Arriveranno i fiori del sangue (Mondadori).
“Vado a ruota libera, perché sono fatti di cui mi sono occupato anni fa, però, ovviamente, è stata un’inchiesta giornalistica importante. Ebbi a che fare con la vicenda di Danilo Restivo quando venne fuori che c’era un italiano sospettato di aver ucciso il 12 novembre 2002 una vicina di casa a Bournemouth, un paesino sulla costa del Dorset, nel sud dell’Inghilterra. La vittima, Heather Barnett, era una signora di età sicuramente superiore a quella di Restivo. Di prove non ce n’erano. C’erano solo sospetti, in larga parte basati sulla personalità di Restivo, un uomo che viveva con una donna più grande di lui, che aveva cercato di seguire un corso di inglese senza grossi risultati, una persona che la polizia, pur sospettando fortemente di lui, non aveva trovato elementi necessari per incriminare. La svolta ci fu quando in Italia venne ritrovato il cadavere di Elisa Claps. A quel punto, grazie alla collaborazione tra gli inquirenti italiani e inglesi, si scoprì che l’omicidio di Elisa Claps a opera di Danilo Restivo presentava le stesse modalità dell’assassinio della sua vicina di casa, Heather Barnett, compreso il rituale del taglio dei capelli, una specie di firma di Restivo insieme alle molestie sessuali a cui aveva sottoposto le sue vittime. Dunque, il ritrovamento del cadavere di Elisa Claps diede nuova linfa alle indagini, con l’arresto di Danilo Restivo e la sua condanna all’ergastolo nel 2011 da parte del tribunale di Winchester per l’omicidio della Barnett. Fui presente a qualche udienza e ricordo bene Restivo sul banco dell’imputato: praticamente non aprì mai bocca e, peraltro, non parlava inglese. Nel condannarlo, il giudice lo definì un assassino freddo e calcolatore e disse che meritava di restare in prigione per tutta la vita. Questo non si vede nei tribunali italiani, dove il giudice si limita a leggere la sentenza e non entra mai nel merito del peso morale di quanto commesso dal condannato. Furono mesi intensi nel corso dei quali mi recai varie volte all’abitazione di Restivo a Bournemouth e venni persino aggredito da un parente che abitava con lui, una persona aggressiva e violenta che se la prese soprattutto con il nostro cameraman irlandese. Capii, però, subito che si trattava di una famiglia disfunzionale. Fu allora che Restivo si fece la nomea di assassino seriale, avendo ucciso almeno due donne con le stesse modalità e avendo mostrato devianze nei confronti di altre donne. Non a caso, parecchie donne, in Inghilterra come in Italia, iniziarono a raccontare di essere state seguite da Restivo, per esempio sugli autobus, dove con un paio di forbici lui tagliava ciocche dei loro capelli, una sorta di feticismo che aveva caratterizzato pure i suoi atti delittuosi. Quanto alla mia esperienza personale di giornalista in loco, ricordo soprattutto che, quando davanti alla casa di Restivo fummo aggrediti dal suo parente, la polizia venne chiamata e ci intimò di allontanarci, pena una querela per oltraggio a pubblico ufficiale. Io mi limitai a dire: ‘Ma perché non arrestate lui invece di minacciare noi?’.”

Un delitto di provincia diventa un mistero di un paese
Ecco, dunque, Il caso Elisa Claps. Un piccolo, quasi insignificante delitto di provincia, un mistero oscuro in un paese che di misteri e complotti alimenta la sua storia recente, quella che dal dopoguerra a oggi ha scandito la vita della giovane democrazia italiana. Ci sono tutti gli ingredienti in grado di trasformare un anonimo omicidio in un triste spaccato della gretta società degli esseri umani e, ancor più, in un ritratto di questa Italietta in cui si rincorrono piccole e grandi bugie, chiacchiere da bar, perbenismo infarcito di religiosità da festa patronale, furberie levantine e gusto per l’intrigo.
Il caso Elisa Claps di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani è pure il fosco ritratto di un ambiente in cui la politica delle poltrone statali e il potere ecclesiastico la fanno ancora da padrone. Illuminante è la descrizione del contesto di una città in cui non succede mai nulla e in cui, in buona sostanza, nemmeno la polizia è particolarmente preparata. “…sembrava così incredibile che a Potenza ci fosse un ragazzo che potesse avere questo spessore criminale… Sembrava così incredibile che nessuno lo scriveva sui giornali e in fondo a un personaggio così nero in una piccola città non credeva nemmeno la magistratura.”
È una macchia per la città di Potenza quello che è accaduto a Elisa Claps e, ancor più, il fastidio con cui la popolazione ha vissuto il suo improvviso balzo agli onori della cronaca. Forse, solo l’applauso liberatorio della gente alle esequie ha restituito un minimo di dignità a tutti.