Agatha Christie, il tormento dietro il successo

Jared Cade ricostruisce la biografia della giallista fra due matrimoni infelici e traversie economiche e professionali

Agatha Christie

Agatha Christie

redazione 26 settembre 2019
di Enzo Verrengia

I romanzi di Agatha Christie sono spesso considerati dei giochi enigmistici, come gran parte dei gialli inglesi dell’età dell’oro di questo genere letterario. Si dimentica che dietro le geometrie investigative di Hercule Poirot e la sagacia da vecchia zitella di Miss Marple si nasconde l’animo di una donna tormentata da complesse vicissitudini personali, quasi sempre riversate nei suoi libri sotto forme criptiche. In particolare, spiccano nella biografia della scrittrice i dieci giorni della sua scomparsa, dal 3 al 13 dicembre 1926, quando fece perdere ogni traccia di sé e la stampa si scatenò con una serie di ipotesi fantasiose, tra le quali spiccava il sospetto che l’avesse uccisa il marito, Archibald Christie, da cui lei stava per divorziare. L’episodio fu ricostruito con elegante inventiva nel film Agatha, diretto da Michael Apted nel 1979 e interpretato da Vanessa Redgrave nella parte della protagonista e da Dustin Hoffman in quella di un giornalista che la smaschera e la corteggia fra le camere sontuose di un lussuoso centro benessere di Harrogate.

Adesso la verità sulla Christie viene riproposta da Jared Cade in un saggio opportunamente proposto al pubblico italiano, il cui interesse per la narratrice è alimentato dalla nuova serie di film su Poirot iniziata con Assassinio sull’Orient Express, di Kenneth Branagh.
Agatha Christie e il mistero della sua scomparsa si snoda come un’appassionante melodramma a tinte forti lungo l’intero arco dell’esistenza di una donna che non conobbe mai la piena felicità, malgrado i successi editoriali. Dall’infanzia dorata ma densa di problemi familiari alla maturità di due matrimoni diversamente opachi, Jared Cade restituisce ai lettori la prima immagine davvero tridimensionale di colei che ha segnato e segna il concetto stesso di enigma poliziesco nell’immaginario di tutte le latitudini.

Il primo marito, Christie, di cui Agatha conservò il cognome, le preferì ben presto la più giovane e longilinea Nancy Nellie, che con lui condivideva la passione per il golf e le competizioni sportive. Il secondo, l’archeologo Max Mallowan, era più giovane di lei, e non tardò a coinvolgerla in una riproposta dell’eterno triangolo con una certa Barbara Parker, ex allieva del marito.
Nel frattempo, la Christie, divenuta ormai un personaggio pubblico di grande levatura, aveva sviluppato la saggezza che deriva a volte dal fatalismo. Quindi giudicò controproducente per la sua carriera narrativa un secondo divorzio.
Dal libro di Jared Cade emergono inoltre particolari insospettabili nell’esistenza di una donna baciata da vendite in libreria oggi impensabili. La Christie fu assillata da traversie economiche, da pendenze tributarie e da controversie professionali nelle stesure di contratti pur fruttuosi.

Si capisce allora che quei “giochi enigmistici” di cui si compone il corpus della sua opera costituiscono in realtà una metafora multipla dell’imprevisto che domina nei rapporti umani e che spesso alimenta il fuoco della violenza. Tanto che, a ben considerarlo, sono più sanguinarie le trame composte di Agatha Christie che i film di Quentin Tarantino, dove l’aggressività è talmente esplicita da risolversi in parodia.

Jared Cade, Agatha Christie e il mistero della sua scomparsa (Giulio Perrone Editore, tr. di R. Ariganello, pp. 366, euro 18.00)