Come guastare i figli con l’ansia da “Genitori elicottero” (e magari riderci su)

Dai ricorsi per un brutto voto ai compiti, Lena Greiner e Carola Padtberg indagano la tendenza iperprotettiva di madri e padri in un libro esilarante

Immagine familiare

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redazione 29 aprile 2019
Francesca Fradelloni

Sorvegliano, monitorano, soccorrono. Sono i cosiddetti “genitori elicottero”. È una espressione inglese piuttosto colloquiale, che si è diffusa nel mondo anglofono per indicare quei genitori che sono molto vicini ai loro figli. Troppo vicini, a dire il vero. Vicinissimi. Dannosi. Il termine è stato coniato da Foster W. Cline, M.D. e Jim Fay nel loro libro, pubblicato nel 1990, Parenting with Love and Logic: Teaching Children Responsibility.

L’errore terrorizza il “genitore elicottero”
Di questa tendenza iperprotettiva fa un vero e proprio affresco un libro scritto da due redattrici dello Spiegel Online, Lena Greiner e Carola Padtberg, Genitori Elicottero (Feltrinelli Urra, pp. 140, euro 14,00. Sottotitolo: “Come stiamo rovinando la vita dei nostri figli”). Le due giornaliste hanno messo insieme episodi spesso esilaranti che sono stati raccontati dai loro lettori. Gli aneddoti arrivati da educatori, pediatri, allenatori di calcio e quant’altro, sono talmente bizzarri, e a volte preoccupanti, quasi patologici, che si fatica a credere siano reali. E invece, sì. Lo sono. E chi di noi è fornito di prole, lo sa bene. Basta scorrere qualsiasi chat scolastica, assistere a un allenamento in piscina o a una lezione di pianoforte che il “genitore elicottero” dà il meglio di sé. Per non parlare dei momenti clou: i compiti. Ci sono “genitori elicottero” che fanno i compiti al posto dei loro figli. Tutto questo per non farlo cadere nell’errore. Oddio l’errore. E sì. L’errore fa paura, al “genitore elicottero”. È un nemico insidioso per il proprio figliuolo. “L’errore deve essere lodato, non punito! L’errore deve essere commesso, non soffocato!”, diceva Maria Montessori. Studi e riflessioni in questo senso non mancano: indicano il ruolo dell’errore nel processo di accrescimento/miglioramento della conoscenza. Ma i “genitori elicottero” non se ne curano.

Dal farro al rimprovero al prof per un brutto voto
Dall’obbligo di far mangiare farro al figlio al rimprovero mosso al professore per il brutto voto: i “genitori elicottero” sorvolano la prole dai primi giorni di vita fino all’età adulta. Sono apprensivi, hanno grandi progetti, spianano il terreno per il futuro dei ragazzi, si sacrificano per loro senza se e senza ma e, purtroppo, sono onnipresenti e sempre più arroganti. Tuttologi: educatori, insegnanti, medici, allenatori. Totalmente dediti ai loro “pargoli”. “Non prendetela quindi sul personale – precisano le autrici - . Siamo le prime ad ammetterlo: quando si tratta di figli, basta un attimo per perdere un po’ la testa”.

Ricorrono al Tar e generano ansia perché non si fidano di nessuno
Nel libro li troverete tutti: donne incinte che si rivolgono a un’agenzia per predisporre il nome perfetto per il nascituro. Neomamme che fanno installare una telecamera a infrarossi sopra il letto del bambino. Genitori che all’asilo nido si fermano a spiare dalla serratura della porta. Padri che ricorrono al Tar perché pretendono di partecipare alla gita scolastica. Padri che durante la partita del figlio di cinque anni per poco non prendono l’arbitro per il collo. Genitori invitati dal dottore a uscire dall’ambulatorio perché con la loro ansia agitano troppo il bambino. Madri che accompagnano i figli grandi all’università per aiutarli a prendere appunti durante le lezioni o che si presentano con loro ai colloqui di lavoro. A un certo punto, inoltre, sono gli stessi figli a prendere la parola, come pure i genitori.

Per i figli? Ovatta e un’agenda da top manager
Nell’ultimo capitolo, infine, uno psichiatra spiega con quale metodo insolito i genitori iperprotettivi possano curare se stessi. Ciò che li accomuna è il fatto che non si fidano più di nessuno: né dei medici, né degli insegnanti, né degli educatori. E tanto meno del proprio intuito personale. È questo che li porta a instaurare un rapporto distorto con i figli e con chiunque abbia a che fare con loro.
E che genera comportamenti contraddittori, di cui i genitori ovviamente non sono consapevoli. Lo si nota, per esempio, quando da una parte crescono i figli nell’ovatta e dall’altra ne riempiono le giornate di impegni quasi fossero top manager. O quando da una parte non accettano che gli insegnanti muovano la minima critica al figlio, ma poi delegano loro la parte più scomoda dell’educazione, per non rendersi antipatici agli occhi della prole. Di tutto e di più. Il libro fa davvero ridere, ma ci sarebbe da piangere.