Crimini oltre l'Italietta fascista: i 90 anni del Giallo Mondadori

Da Philo Vance alle nuove leve come Sue Grafton, il colore definisce un genere letterario che sa ancora raccontare il presente

Particolare della copertina del Giallo Mondadori "Nero Wolfe discolpati" di Rex Stout

Particolare della copertina del Giallo Mondadori "Nero Wolfe discolpati" di Rex Stout

redazione 5 aprile 2019
Enzo Verrengia

Giallo, ma non di itterizia: di successo. Ovvero, quando un colore definisce un genere nell'immaginario collettivo. 90 anni fa, con "La strana morte del signor Benson", di S. S. Van Dine, usciva il primo numero del Giallo Mondadori. E quello che nell'universo angloamericano si chiamava "thriller" o "mistery", in Italia veniva classificato semplicemente sulla base di una dominante da copertina. I lettori facevano così la conoscenza di una galleria di investigatori che emulavano o superavano l'acume di Sherlock Holmes.

Van Dine, infatti, scriveva le storie di Philo Vance, raffinato critico d'arte newyorkese che si dilettava nel risolvere enigmi per puro gusto dell'insolito e vanità personale. Molto simile, in questo, al suo concittadino Nero Wolfe, creato da Rex Stout, monumentale e appassionato di orchidee, che consegnava colpevoli alla giustizia senza uscire dalla sua abitazione di arenaria della 35ª strada. Anche lui esordì in Italia sulle pagine del Giallo Mondadori. Seguirono, poi, altri due infallibili detective privati: Ellery Queen e Hercule Poirot. L'investigatore belga di Agatha Christie lasciava sbalorditi per l'infallibilità delle sue cellule grigie. Infine, il puro talento narrativo di Edgar Wallace, una macchina che produceva enigmi, a catena. Più tardi arrivò Ed McBain, il padre della serie ambientata nel fittizio 87º Distretto di Polizia, dove i protagonisti sono tutti i tutori dell'ordine che vi lavorano e la dinamica investigativa è così fedele al vero da aver fatto coniare l'espressione "giallo procedurale".

Crimini oltre i confini dell'Italietta fascista
Difficile, anzi, arduo diffondere letteratura d'oltreoceano negli anni '20, quando il fascismo imponeva un'autarchia anche culturale. Però giocava a favore dell'iniziativa il fatto che crimini e violenze, nel storie di quel tipo, si consumassero all'estero, oltre i confini dell'Italietta. Così Arnoldo Mondadori ebbe la possibilità di varare la collana dopo il suo incontro con il veronese Lorenzo Montano, nome di punta della Ronda ma anche appassionato lettore di polizieschi. Altro contributo determinante per il successo dei "gialli" venne da Alberto Tedeschi, che diresse per anni il periodico e ne tradusse parecchi numeri.

In piena fioritura
Qualche tempo fa, Lia Volpatti, storica redattrice del "Giallo Mondadori", sosteneva che il genere fosse in piena rifioritura. «Considerando il contesto italiano di un difficile mercato del libro, questo genere è quello che va meglio. In fondo, abbiamo tirature da best-seller. L'unica differenza è che i volumi della nostra serie costano solo 5.000 lire: è come se ogni settimana mettessimo sul mercato un grosso successo. E tutto senza il supporto pubblicitario, perché il tempo d'uscita è così breve che non lascia spazio alle recensioni.»
Parole tanto più valide oggi che l'intreccio poliziesco si va diffondendo fino a costituire il tessuto connettivo di gran parte dei nuovi romanzi, non soltanto in Italia ma anche all'estero. Si pensi alla trilogia di Stieg Larsson, che parte da vicende delittuose per indagare a fondo sui limiti del mito scandinavo.

Chesterton: il giallo esprime la poesia della vita moderna
Gilbert Keith Chesterton, il grande inventore di Padre Brown, aveva scritto del giallo: «È la prima ed unica forma di letteratura popolare che esprima in qualche modo la poesia della vita moderna.» Dunque, irrinunciabile e insopprimibile. Neppure i suoi ambienti sono davvero cambiati, semmai, si sono aggiornati. Nelle piccole comunità provinciali oggi entrano elementi esterni che aggiungono inquietudine: la droga, grossi interessi economici, perversioni inconfessabili. I moventi si moltiplicano.
L'erede ideale della tradizione più classica alla Agatha Christie è la scrittrice inglese Phyllis Dorothy James White, meglio conosciuta come P. D. James. I suoi due romanzi più popolari, "Il gusto del delitto" e "La torre nera", riportano al lettore quel dipanamento dell'intreccio che in inglese si definisce "whodunit", contrazione e deformazione di "who has done it", «chi l'ha fatto?»

Un nuovo parco autori
Il Giallo Mondadori ha da tempo iniziato a presentare un nuovo parco autori. C'è l'inevitabile riciclaggio generazionale, più la necessità di coprire diritti d'autore, per cui alcuni grossi nomi vengono proposti in collane da libreria, ad un maggior prezzo di copertina. Fra le rivelazioni della nuova stagione del giallo, ancora Lia Volpatti ne segnalava alcuni. «Sue Grafton, che scrive storie davvero incredibili con protagonista un'investigatrice chandleriana. Poi Carl Hiaasen, che costruisce atmosfere grottesche. Lillian Jackson Braun, che in USA è nella classifica dei best-seller, con il giornalista Jim Quilleran, coadiuvato (anche lui!) da due gatti, Koko e Yum Yum.»

I detrattori
I detrattori dei gialli continuano a risfoderare l'accusa che sono romanzi di pessima qualità, senza psicologia. I sostenitori, dal canto loro, sostengono che questo è invece il grande merito di questa letteratura. Anziché personaggi dai tratti fumosi ed insondabili, fra queste pagine che si può ritrovare una sorta di umanità ad orologeria, dove caratteri e azioni compongono un mosaico riconoscibile. I colpevoli vengono smascherati, gli innocenti scagionati e quelli che hanno il compito di cercare la verità, finiscono sempre per trovarla. Riduttivo, ma anche essenziale al buon funzionamento della civiltà. Ciò che spesso non accade nei fatti. Da sempre infatti il lettore cerca nel giallo la conferma di un universo ordinato, che risponda alle leggi della ficisa, ma anche della morale. Insomma quel senso che spesso manca nella realtà quotidiana.