Delitti al nord, gialli e fumetti: consigli d’autore per il Natale

Cinque suggerimenti dallo scrittore Enzo Verrengia: il thriller svedese di Camilla Grebe, i crimini in casa per Sophie Hannah, un’antologia di gialli, le storie di Hugo Pratt e Vittorio Giardino

Libreria

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redazione 22 dicembre 2018
Enzo Verrengia

Notti più lunghe, quelle del solstizio d’inverno. Ma non si conti troppo su sonni ristoratori, perché nelle librerie sono in agguato titoli fatti apposta per tener desti. Natale ad alto voltaggio emotivo per gli aficionados. Saranno sca¬riche puramente epidermiche, dichiarerà lapidario l’intellettuale. O un ritorno alle paure infantili, aggiungerà lo psicanalista. Più probabilmente, solo la voglia di ritrovare sulla pagina, col buon vecchio mezzo della scrittura, percorsi dell’immaginario che il digitale non aiuterà mai a coprire.
Distese scandinave con Camilla Grebe
Data la stagione, sembra in tema incamminarsi tra le distese innevate della Scandinavia. Come quelle descritte da Camilla Grebe in Animali nel buio (Einaudi, traduzione di Sara Culeddu, pp. 434, euro 19,50). «Che cosa c’è che non va nell’umanità? E non sembra finire mai, dal male nasce altro male.» Una domanda che termina con l’accettazione di una verità malata quanto irrefutabile, che si legge a metà del libro.
L’autrice incastona le sue vicende di orribile crudeltà delittuosa in un’oreficeria criminale che diviene ancora più agghiacciante per le temperature polari cui scende l’atmosfera. Animali nel buio, ad esempio, si può ben definire una fiaba gotica rappresa nel ghiaccio di Ormberg, un puntino sulla carta geografica della Svezia, ma un baratro per Malin, l’agente di polizia coinvolta in cold case di scomparse senza ritorno, di “bambini fantasma” e altro repertorio dell’inferno che ogni rappresentante delle forze dell’ordine deve affrontare quotidianamente e che invece per chi ne è estraneo termina con il telegiornale.
La Grebe conferma che voci femminili nel thriller sono sommesse ma inquietanti. Non cercano il clamore della sparatoria o l’esibizione di muscoli dell’intrigo d’azione. Piuttosto, scavano in profondità dietro le facciate dei personaggi e dei rapporti che intrattengono fra di loro, fino a scovare le ragioni profonde dei delitti e delle loro conseguenze.
Delitti nella nuova casa di Sophie Hannah
Una variante inglese è Sophie Hannah. Poetessa, oltre che autrice di narrativa, i suoi romanzi dilatano la psicologia nell’infinito di un universo di peccati e di svolte inattese da cui non ha scampo soprattutto chi la legge. In più, travalicano gli stereotipi del costume e della società inglesi per protendersi tridimensionalmente in quella che ormai da decenni si definisce “condizione postmoderna” e riguarda tutte le società avanzate.
In Non fare domande (Garzanti, traduzione di Serena Lauzi, pp. 407, euro 19,60) la Hannah mette in discussione la più radicata certezza della borghesia urbana proiettata ancora, nonostante la crisi infinita, verso magnifiche sorti e progressive: l’inviolabilità del nucleo abitativo. Justine è in fuga da Londra, sovradimensionata per il suo bisogno di raccoglimento interiore e serenità. Si trasferisce a Speedwell House, tra le colline del Devon con la figlioletta Ellen, allegra, estroversa, vivace, catalizzatrice di speranze, attese e prospettive della madre. Nella residenza però sono stati commessi crimini efferati che, inaspettatamente, Justine trova elencati in un saggio d’inglese della ragazzina. La scoperta, già sconcertante di per sé, precede l’inizio di una serie di telefonate che precedono il deragliamento della vicenda nello splatter.
Da Camilleri ad Alicia Giménez-Bartlett, racconti in giallo
Più “tranquilli” e spesso anziché debordanti nell’ironia racconti dell’antologia Una giornata in giallo (Sellerio, pp. 352, euro 14,00). Qui si ritrova la squadra più amata di autori capaci di conferire al thriller le coordinate della letteratura mainstream. In primis Andrea Camilleri, che con “Ventiquattr’ore di ritardo” regala ai fedelissimi di Montalbano un gioiellino appartenente al passato del commissario di Vigàta. Nel remoto 1990, il segugio siciliano smaschera la tentata truffa assicurativa di un commerciante di vini che non sa come rimediare soldi per pagare il pizzo alla mafia. Seguono, fra gli altri, Malvaldi, la Giménez-Bartlett, Recami e Savatteri. Ciascuno con il personaggio fisso, colto nella casualità di un quotidiano che non è mai ordinario sulla scena del thriller.
Fumetti 1: Hugo Pratt nella giungla
Ma in un’era di assuefazione all’immagine, anche l’occhio vuole comunque la sua parte sulla pagina stampata. Allora conviene comprare due capolavori del fumetto, riproposti per la gioia degli appassionati.
Il primo è Anna della giungla, di Hugo Pratt (Rizzoli Lizard, pp. 202, euro 20,00). Vi si ritrova il formato originale delle tavole pubblicate negli anni ’60 sul glorioso corriere dei piccoli. La giovanissima Anna e la sua corte di amici affrontano avventure che preludono di due decenni a quelle di Indiana Jones, Narrate e disegnate con un tratto inconfondibile che non ha perduto nulla nel tempo e rimanda di continuo a Corto Maltese.
Fumetti 2:Vittorio Giardino, un classico
L’altro must dell’arte fumettistica è Una vita sospesa. Jonas Fink, di Vittorio Giardino (Rizzoli Lizard, pp. 333, euro 29,00) dove si può riammirare la forza abbacinante della ligne claire di un autore italiano che ha saputo ridare al racconto per vignette la forza e lo spessore del classico in versione contemporanea. Jonas Fink, perciò, diviene il portato di una concezione dell’eroe legata all’epopea, in contrasto con certe americanate che tanto stanno dando al cinema degli effetti speciali e poco o niente alla fruizione intellettuale.
Ce n’è abbastanza per movimentarsi le veglie fuori orario. Attenzione a non peggiorare il tutto con complicazioni digestive da dolci e manicaretti natalizi.