Una fiaba di Sepúlveda dà voce alle balene cacciate dall'uomo

Con "Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa" lo scrittore cileno sovverte il punto di vista umano tramite il popolo indigeno dei lafkenche

Una balena

Una balena

redazione 19 novembre 2018

Quante balene finiscono spiaggiate per ragioni che non conosciamo? Ragioni che quasi certamente stanno negli scempi commessi dall'uomo alla natura e contro quei cetacei. Con "Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa" (Guanda, pp. 112, € 10,00, traduzione di Ilide Carmignani, illustrazioni di Simona Mulazzani) Luis Sepúlveda rovescia il punto di vista e la storia di Moby Dick dando parola a una balena come quella cacciata dal capitano Achab nel romanzo di Melville. Nella fiaba lo scrittore cileno si mette dunque dalla parte del mammifero acquatico che parla a noi umani tramite una conchiglia portata da un bambino scelto da Sepúlveda con cognizione di causa, ovvero un rappresentante di un popolo di casa in Cile prima dell'arrivo dei bianchi, i lafkenche, membri del popolo dei Mapuche.
Quel bambino porterà la conchiglia al narratore il quale ascolterà la storia della balena. Che scaturisce da un fatto accaduto realmente: nel 2014 a Puerto Montt, nel Cile, si arenò la carcassa di una balena bianca morta. E per i lafkenche le balene sono esseri viventi da rispettare anche perché sono loro ad affiancare le anime dei morti nell'ultimo viaggio nell'al di là.
Sepúlveda non è nuovo alle fiabe. Basti ricordare il romanzo "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare".