Linda Bimbi, il fuoco della lotta per i dannati della Terra e l'America latina

Un libro raccoglie i testi dell'educatrice, cattolica, rivoluzionaria che dovette fuggire dal Brasile sotto la dittatura

Linda Bimbi, a destra, con il teologo nicaraguense Ernesto Cardenal (a sinistra) a Roma nel 1994. Foto Archivio Linda Bimbi

Linda Bimbi, a destra, con il teologo nicaraguense Ernesto Cardenal (a sinistra) a Roma nel 1994. Foto Archivio Linda Bimbi

redazione 17 novembre 2018

Thomas Casadei *


Linda Bimbi (1925-2016) è stata educatrice, missionaria, cattolica, rivoluzionaria, pilastro della Fondazione internazionale Lelio Basso fino al 2015. Tanti piccoli fuochi inestinguibili. Scritti sull’America Latina e i diritti dei popoli (a cura di Andrea Mulas, Nova Delphi Libri, Roma 2018, pp. 400, € 25), raccoglie una selezione di testi, interviste, interventi editi e inediti della più vasta e ricca documentazione del Fondo a lei intitolato, da cui emerge il profilo di una delle personalità di maggior rilievo del secondo Novecento, una “grande Maestra”.
Sin da giovanissima alla costante ricerca della saldatura tra la coscienza e l’agire, dopo gli studi alla Normale di Pisa, decise di insegnare in Brasile facendo proprio il metodo della “alfabetizzazione coscientizzatrice” di Paulo Freire (1921-1997) quale strumento del «processo globale di trasformazione rivoluzionaria della società».
Distante dalle sirene della guerriglia rivoluzionaria, Bimbi si mosse nel subcontinente negli anni del Concilio Vaticano II, della diffusione dei focos guerrilleros e del guevarismo, della conferenza di Medellín e della teologia della liberazione con la profonda convinzione che la chiesa dovesse essere «un fermento dentro al mondo» e in questa visione si dipana l’«appropriazione sociale del Vangelo» come parola di liberazione dei “dannati della terra”, degli oppressi, dei popoli alla stregua di Gustavo Gutiérrez (n. 1928), Frei Betto (n. 1944), Hélder Câmara (1909-1999) e José Ramos Regidor (1930-2015).
Brasile militarizzato
Grazie alla forza di rottura e agli effetti della teologia della liberazione sulla e nella società, per Bimbi esistevano margini per «contribuire alla sostituzione di una cultura dominante sterile e oppressiva, soprattutto egemonica, con la molteplicità delle culture liberate, e quindi dei progetti e dei sogni di felicità di donne e uomini veri, di popoli, che si fanno responsabili del proprio destino».
Non solo teoria, dunque, ma anche prassi: una combinazione che costrinse Bimbi a fuggire dal Brasile militarizzato per i suoi pioneristici metodi educativi e per il suo concreto sostegno agli studenti universitari.
Diritti dei popoli
Ella però non si arrese e a partire dal 1972, al fianco di Lelio Basso (1903-1978), iniziò a dedicarsi all’organizzazione delle tre sessioni del Tribunale Russell II sull’America Latina (1974, 1975, 1976), alla Dichiarazione universale dei diritti dei popoli (1976), alla Fondazione internazionale Lelio Basso, e poi ancora alla Lega per i diritti e la liberazione dei popoli e al Tribunale permanente dei popoli (TPP), per dare la parola alle masse mute dell’America latina, agli uomini senza voce sepolti nelle carceri, sfigurati dalla tortura, spersonalizzati dalla miseria e dall’analfabetismo. D’altronde Bimbi descriveva la denuncia in questi termini: «un momento ineludibile ma non basta: bisogna gettare insieme per nuove mietiture, non stancarsi di lavorare nelle fondamenta della storia».
Tutta la sua esistenza è segnata da questa promessa di lotta, «una lotta (perché di lotta si tratta) per dare voce a coloro cui non è mai stata data la parola, e che emergono come nuovi soggetti nel Nord e specialmente nel Sud del mondo», poiché nella lucida visione bimbiana, in quegli anni caratterizzati dalla divisione geopolitica in blocchi contrapposti, non esisteva solo la crisi Est-Ovest, ma anche il conflitto Nord-Sud.
L’imperativo bimbiano secondo il quale «i popoli devono essere soggetti di storia e non oggetto di cronaca» la portò ad affermarsi come la colonna del “Sistema Basso”, e grazie al suo impegno via della Dogana Vecchia divenne un punto di riferimento a livello internazionale, tanto da essere definita una protagonista del cattolicesimo solidarista postconciliare.
Un’ideologia cristiana rivoluzionaria
Emerge chiaramente dal volume che Bimbi mai perseguì un’ideologia cristiana rivoluzionaria, perché nella sua visione interpretativa dei processi storici ciò avrebbe solo ristretto e ridotto di fatto a mera enunciazione dogmatica quello che invece nella realtà si concretizzò sia nel marxiano sentimento rivoluzionario della vergogna sia nell’impegno a favore dei più deboli negli angoli più disparati e dimenticati del pianeta: dai contadini brasiliani, al popolo saharawi, dalle Madres de Plaza de Mayo agli esiliati cileni, dal martoriato popolo salvadoregno a quello curdo, dal popolo palestinese al Movimento di liberazione nazionale algerino o alle donne di Bhopal, e così via.
Una vita spesa all’insegna della fede rivoluzionaria del “diritto dei popoli”. Ed in quest’ottica le analisi interdisciplinari dei fenomeni globali di Bimbi lasciano al lettore chiavi per interpretare l’attualità: dalla battaglia per il diritto dei popoli al nesso tra cultura e politica, dal superamento dell’etnocentrismo culturale allo studio della trama centro-periferia. Strumenti per perseguire, in poche parole, «l’utopia-progetto» tesa alla piena affermazione dei diritti umani a livello internazionale.
Linda Bimbi. Tanti piccoli fuochi inestinguibili. Scritti sull’America Latina e i diritti dei popoli, a cura di Andrea Mulas, Nova Delphi Libri, Roma 2018, pp. 400, € 25


* docente di Filosfia del diritto, università di Modena e Reggio Emilia