Anne Holt tiene i lettori in sospeso con la sua "Condanna"

Un caso di omicidio riemerge dopo anni. La scrittrice norvegese torna con un romanzo sulle colpe, su un innocente, su una soluzione sorprendente

Oslo, inverno

Oslo, inverno

redazione 17 settembre 2018

Enzo Verrengia


Le colpe del passato incombono sul presente. Ma ancora di più le circostanze in cui è incappato un innocente cui nessuno ha creduto. Come succede al commissario Kjel Bonsaksen della polizia di Oslo in La condanna, il nuovo thriller di Anne Holt. Poche settimane prima della pensione, il funzionario rivede per caso Jonas Abrahamsen, ex funzionario della compagnia petrolifera norvegese di stato ridottosi a camionista dopo l’accusa e la condanna per l’omicidio della moglie, Anna. Scontati otto anni dei dodici previsti, l’uomo beneficia di uno sconto di pena e Bonsaksen se lo trova di fronte in una stazione di servizio. Gli occhi dell’ex detenuto gli stampano dentro la convinzione che il commissario aveva già all’epoca dei fatti, cioè che non fosse stato lui a uccidere la moglie. Per lasciare il servizio senza rimorsi, Bonsaksen si rivolge alla coppia ben collaudata di Anne Holt, Henrik Holme e Hannah Wilhelmsen. Quest’ultima, in particolare, ha il compito più gravoso nell’affrontare il cold case dalla sua sedia a rotelle.


Immediatamente lei e Holme si trovano dinanzi a uno scenario retrospettivo pieno di paradossi. Innanzi tutto la reazione di Abrahamsen alla sentenza. Dodici anni di carcere, sia pure in un Paese scandinavo, non sono una parentesi gradevole dell’esistenza. Eppure lui li ha accettati con qualcosa di più della rassegnazione: il fatalismo di dover subire un atto dovuto. Poi, l’insolito ordine della scena del crimine. Infine, una sorta di evento primario dietro il deteriorarsi dei rapporti coniugali fra Abrahamsen e la moglie. Poco prima del femminicidio, Dina, la figlioletta della coppia, ad appena tre anni era stata investita da un’auto davanti dell’abitazione di famiglia. Un incidente del quale Abrahamsen si addossava ogni responsabilità per non avere saputo vigilare debitamente sulla piccola.
In parallelo alla controinchiesta di Holme e della Wilhelmsen, la narrazione segue l’itinerario introspettivo di Abrahamsen, che finisce per interessarsi e seguire a distanza un’altra bambina, Christel Bengtson. Questo stalking va avanti da un’età all’altra. Abrahamsen la osserva crescere e divenire un’affermata blogger, malgrado vicissitudini personali non troppo esaltanti, compresa una gravidanza precoce.
Certo, la discrezione di Abrahamsen non può essere a prova di invisibiità. Christel ne avverte la presenza occulta: «La sensazione di essere osservata durava da una vita, pensava ogni tanto, ma allo stesso tempo sapeva che non poteva essere vero». Invece era vera, fino a diventare un filo impalpabile tra lei e Abrahamsen.
Il repertorio di conti in sospeso che alberga nella coscienza dell’uomo viene inesorabilmente esplorato da Holme e dalla Wilhelmsen, che sempre di più si accorgono di non occuparsi di un cold case. Neanche le temperature artiche di Oslo e della Norvegia raffreddano il nucleo ribollente della condanna di Abrahamsen. E il titolo del romanzo acquisisce pagina dopo pagina un valore sempre più didascalico. La morte violenta di Anna è l’apice non di impulsi incontrollabili, semmai al contrario, ragionati con la logica dell’autodistruzione. Ne fa prova un recente suicidio la cui risoluzione è inscindibile dalla scoperta della verità su Jonas Abrahamsen, in una tragica, complicata e densa variante odierna di Delitto e castigo.


Anne Holt, La condanna (Einaudi, tr. di M. Podestà Heir, pp. 420, Euro 19,00)