La società multietnica? Si vede nell'Attacco al treno di Clint Eastwood

Un afroamericano, un greco e un bianco anglosassone sventarono un attentato. Da quel gesto un libro e il film del regista ci ricordano che esiste solo una razza: quella umana

La società multietnica? Si vede nell'Attacco al treno di Clint Eastwood
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14 Febbraio 2018 - 12.40


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Enzo Verrengia

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Dal monco di Sergio Leone, passando per l’ispettore Callaghan, ecco Clint Eastwood divenire uno straordinario Pigmalione, capace di trasformare dei giovani eroi in protagonisti di se stessi. Anthony Sadler, Alek Skarlatos e Spencer Stone interpretano i loro ruoli autentici nel film Ore 15:17 Attacco al treno. Ma questo miracolo di docufiction non sarebbe stato possibile se i tre non avessero raccontato con l’aiuto di Jeffrey E. Stern il vissuto precedente quel pomeriggio di agosto del 2015, quando sventarono la strage che aveva in mente il terrorista tunisino Ayoub al-Qahzzani sul treno diretto da Amsterdam a Parigi.
Perciò la lettura del libro e la visione della pellicola sono inscindibili. Anche per la similitudine del montaggio narrativo. Sulla pagina, la sequenza dei fatti si snoda come sullo schermo, fra lampi all’indietro e in avanti. Un attimo i tre ragazzi stanno cercando con disperazione di disarmare al-Qahzzani, un attimo dopo li si vede ragazzini incrociare le loro esistenze a Sacramento, la piccola città di provincia che, come è consuetudine negli Stati Uniti, funge da capitale di uno Stato immenso, la California. I due bianchi, Stone e Skarlatos, hanno madri divorziate e difficili situazioni economiche. L’afroamericano, Sadler, pur provenendo da un quartiere a rischio, può contare su una solida famiglia della borghesia nera. Il padre è un pastore della chiesa metodista, amico del sindaco e del capo della polizia. Eppure proprio Sadler trascina gli altri due coetanei in avventure che sanno anche queste di classico americano: Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Si fanno spedire periodicamente dal preside in punizione, ricoprono di carta igienica la casa di un vicino, giocano alla guerra con armi che sparano pallottole colorate e si appassionano alla storia delle grandi battaglie del passato.
Tutto sembra prepararli a quei fatali minuti sul treno, allorché impediranno a un fanatico imbottito di rancore e violenza di sterminare gli inermi passeggeri di un convoglio silenzioso, puntuale e tecnologicamente avanzato, che dà riprova di una civiltà, quella europea e occidentale, compiuta e funzionante, sia pure nelle proprie contraddizioni.
E rivedere con gli occhi della mente Sadler, Skarlatos e Stone che si ricostruiscono per iscritto e in terza persona da un capitolo all’altro del libro, corrobora l’empatia, l’entusiasmo, la voglia di emulazione che scaturisce nella sala cinematografica.
L’infusione di grande forza psicologica dovuta alla regia di Eastwood sta già tutta in questo che non può e non deve considerarsi un instant book, prodotto dall’imprenditoria mediatica. Attacco al treno è invece un manuale di come perfino oggi, in un’epoca ingolfata di orrore, si possano coltivare dei sentimenti nobili e un’etica della solidarietà umana che insieme costituiscono già la sconfitta della barbarie fondamentalista.

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Sadler, Skarlatos e Stone vanno insieme incontro al destino cui li ha preparati il loro vitalismo generoso. Stone, il più nerd dei tre, vorrebbe far parte delle unità speciali dell’aeronautica militare addette al recupero dei militari caduti in aree ostili. Fallisce e lo mandano in un ramo altrettanto umanitario dell’esercito: quello addetto alla salvezza dei feriti gravi. Skarlatos, in Afghanistan, non spara a nessuno, si limita a proteggere le basi dagli attacchi dei talebani. Sadler, infine, vuole soltanto laurearsi.
I loro temperamenti affini li trasformeranno in eroi autentici. I loro giochi di guerra infantili saranno stati la palestra per affrontare al-Qahzzani e neutralizzarlo senza ammazzarlo. Nel frattempo salvando la vita a un passeggero colpito dal terrorista.
Il libro e il film compongono un dittico che meriterebbe di essere proposto d’ufficio a tanta gioventù stordita da telefonini, videogiochi ultraviolenti e serie deprecabili quale Gomorra. Nelle ultime ore, poi, tutti cianciano di società multietnica senza sapere cos’è, mentre in Attacco al treno la si vede perfetta e realizzata nell’amicizia tra un Wasp, un greco e un afroamericano. Tutti e tre prima insigniti della Legion d’Onore e poi ricevuti nello Studio Ovale dal grande e insostituibile Barak Obama, la cui elezione alla Presidenza degli Stati Uniti sancisce la verità suprema ribadita da Einstein. C’è una sola razza, quella umana.

Anthony Sadler, Alek Skarlatos, Spencer Stone e Jeffrey E. Stern, Ore 15:17 Attacco al treno (Rizzoli, tr. di E. Cantoni, F. Coppola e R. Salerno, pp. 300, Euro 19,00)

 

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