Dan Brown, il codice di Origin sospeso tra etica, fede e scienza

Anche in questo nuovo romanzo del pluridecorato scrittore americano troviamo il professor Robert Langdon a caccia di un segreto nascosto. Trama che vince (e vende) non si cambia

Dan Brown, il codice di Origin sospeso tra etica, fede e scienza
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19 Ottobre 2017 - 16.01


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di Enzo Verrengia

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Ancora un codice da interpretare per il professor Robert Langdon, protagonista fisso
di Dan Brown. Trama che vince, e soprattutto vende, non si cambia. Anche in Origin,
il docente di Storia dell’Arte a Harvard, specializzato in simbologia religiosa, deve
trovare la chiave di accesso a un segreto nascosto, la cui rivelazione farà vacillare, se
non collassare, le fondamenta della fede. Sono i quaratasette caratteri di un verso
poetico che fanno partire il file in cui è illustrata la scoperta dell’origine e della
finalità della vita ad opera di Edmond Kirsch, genio informatico e futurologo, che
ricorda in maniera quasi ovvia Steve Jobs. Oltre alla passione per i computer, li
accomuna l’anticonformismo. Kirsch non ha mai accettato i dogmi religiosi, ma
neppure quelli scientifici. Per lui sia il creazionismo sia il darwinismo non spiegano
l’assetto della natura. Tanto che ha trovato una sua risposta, esponendola a tre
autorevoli rappresentanti delle religioni monoteiste: l’arcivescovo spagnolo Antonio
Valdespino, il rabbino ungherese Yehuda Köves e l’allamah arabo Syed al-Fadl.

L’incontro avviene a Montserrat, in Catalogna, sede del Parlamento di tutte le
religiioni. Kirsch mette al corrente i tre luminari della fede prima di farlo con il
mondo intero. La sua verità sconvolge l’arcivescovo, il rabbino e l’allamah.
Qualche giorno dopo, Kirsch organizza la presentazione ufficiale della sua visione
palingenetica al Museo Guggenheim di Bilbao, dove fra gli invitati c’è Langdon, già
suo professore universitario e successivamente amico carissimo. In una cornice piena
di effetti speciali, sta per avvenire il cambiamento epocale provocato dagli studi
dell’eccentrico personaggio. Peccato che, a quanto pare, una setta di cattolici
tradizionalisti gli abbia mandato contro l’ex ammiraglio Luis Ávila, un uomo
distrutto dalla perdita della sua famiglia per un’esplosione di matrice terroristica nella
cattedrale di Siviglia, qualche anno prima.
L’assassinio riesce, grazie a un’arma dissimulata da crocefisso. Langdon, per
l’ennesima volta, si trova preso nel vortice di una vicenda che vede in campo
l’arcivescovo Valdespino, l’immaginario principe spagnolo Julian, erede al trono, e la
sua promessa sposa, la stupenda Ambra Vidal, direttrice del Museo Guggenheim. Da
questo momento in poi, come sempre, Langdon smette i panni di accademico in
libera uscita per rischiare il peggio pur di assicurare la salvezza dell’umanità. Con lui,
oltre alla Vidal, un comprimario d’eccezione, Winston, il computer quantico costruito
da Kirsch. È la versione ultrapotenziata di HAL 9000, quello di 2001 Odissea nello
spazio. Parla dapprimo attraverso cuffie che somigliano a sensori, poi gli basta
l’audio del cellulare. Winston guida Langdon e la Vidal nel labirinto di colpi di scena
che condurranno i due e l’intreccio a Barcellona, la città segnata dalle opere
architettoniche di Gaudí, principalmente la Casa Mulà o Pedrera e la Sagrada
Familia. Nel primo caso, Kirsch aveva affittato il sottotetto del contorto palazzo,
dove Langdon trova il libro di poesie che forse contiene il verso di quarantasette
caratteri. Poi, la Sagrada Familia, diviene il polo attrattivo del romanzo.
Con Origin, Dan Brown prosegue nel suo disegno che travalica la narrativa e
concerne il campo dell’etica, riproponendo il difficile rapporto tra fede e scienza.

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Dan Brown, Origin (tr. di A. Raffo e R. Scarabelli, pp. 564,  Mondadori, Euro 25.00).

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