David Riondino: io che trasformo la politica in ballata

Incontro con l'autore di satira, moderno cantastorie, che parla del sindaco di Roma e Veltroni, della legge elettorale, di Grillo, Renzi e di una sinistra che vuole perdere le elezioni

David Riondino

David Riondino

redazione 17 ottobre 2017

di Stefano Miliani


 


«Viva la Raggi, la Raggi, la Raggi, / la filiforme sindaco di Roma! / Che sovrintende ai dolenti passaggi / dell’Urbe, in questo lunghissimo coma / vigile, tra diagnosi e messaggi / di professori e geni del narcoma». David Riondino, attore, comico, cantante, autore televisivo, radiofonico e di satira, dall’aria apparentemente svagata di chi intona rime per sorridere delle bizzarrie della vita e della politica, mette da anni la cronaca in forma di ballata. Perciò i direttori del Festival del giornalismo culturale Lella Mazzoli, docente universitaria, e Giorgio Zanchini, giornalista Rai (il festival tenuto a Urbino, nella città di Rossini e a Fano, qui il link) lo hanno invitato in veste di cronista in rima al Teatro Rossini di Pesaro. Incastonato tra autorevoli giornalisti, esperti di media, di web, scrittori, l’artista toscano che possiamo collocare in una sinistra senza dogmi ha raccontato in rima l’addio pubblico di Totti al calcio giocato, ha cantato l’amata Roma scaduta a città provinciale al pari di Catanzaro premettendo «a scanso di fraintendimenti, / che Catanzaro è un posto niente male», ha intonato una ballata sul dipinto detto della “Muta” di Raffaello alla Galleria nazionale delle Marche a Urbino ( qui il sito dell’artista).


Riondino, come vede la Roma virginiana (nel senso di Virginia Raggi)?


«Non è interessante dire se va bene o male la Raggi: lei ha ereditato una Roma spossata, corrotta, senza autobus, con nepotismi. È una città tradizionalmente nepotista e cortigiana dagli imperatori ai papi, ma trovava forme identitarie che riassumevano le sue magagne in una vocazione sublime».


E chi l’ha preceduta in Campidoglio?


«L’idea di Veltroni era tenere insieme varie etnie, ma nello stesso periodo mia moglie fu morsa in un ristorante da un topo. Rutelli aveva come idea chiave il Giubileo ma aveva i soldi e, sì, è stato bravo a rinnovare Roma. Marino ci ha provato a suo modo, aveva un’idea alta, mentre la Raggi non ne propone un’idea alta: sta all’altezza delle magagne e di una città diventata di provincia per quelli venuti prima di lei. Il paradosso di Roma è che dal punto di vista carismatico non è più la capitale: lo sono Milano o Napoli, mentre Firenze e Venezia sono appendici disneyane con una popolazione votata al turismo dove si crea una generazione di camerieri e affittacamere e dove, con tutto il rispetto per camerieri e affittacamere, il livello si abbassa. Peraltro, fai per undici mesi l’affittacamere o il cameriere e nel dodicesimo vai in vacanza e trovi il cameriere che hai servito a tavola o il tuo affittuario di camera».


 A proposito di politica, sul piatto adesso c’è la nuova legge elettorale.


«È studiata per non far vincere i 5 Stelle ma più fanno leggi in maniera così palese più aiutano i 5 Stelle. La cui unica funzione interessante è aver creato un sussulto che dovrebbe portare reazioni creative: nessuno invece pare in grado di affrontare gli strati bassi della popolazione».


Che opinione si è fatto del Movimento?


«L’idea di Paese di un Grillo milionario non è diversa da un quadro medio del Pd o Forza Italia: nessuno contesta la società di mercato, non sono né islamici né comunisti. Sono ottimizzatori. Caduto l’elemento ideologico l’unica cosa che uno garantisce è poter ottimizzare quanto già c’è. Così come Renzi: penso che il suo orizzonte politico sia più Mastella e Alfano, una Dc con gruppi di pressione. Renzi non mi ha convinto, penso sia un’avventura privata».


Dalla sinistra cosa vorrebbe?


«Quel che potrebbe succedere affinché la sinistra vinca? Domani Renzi dice “mi faccio da parte e avvio un percorso tramite un altro affinché questo spezzone del Pd si ricongiunga con quello uscito”. D’Alema fa un passo indietro e dice “non voglio governare l’occidente”. Con simili segnali di autocritica e unificazione creativa della sinistra per le patrie necessità la sinistra vincerebbe. Ma non lo farà, è destinata a perdere, lo sanno e si attrezzano a perdere».


Come si può mettere la cronaca e la politica in forma di ballata?


«Qualsiasi cosa è raccontabile in forma musicale e oggi con la tecnologia con gli autori musicali si fa in un giorno. Anche la cartella delle tasse è cantabile. Trovo un bell’esercizio cantare la cronaca come quando non c’erano i giornali. Permette di reinventare i fatti della cronaca e rimanda all’epica. Spero però di non contagiarvi, che rimaniate giornalisti e non diventiate inutili showman».