Un concerto per la pace: Unisi, Conservatorio Franci e National Conservatory “Edward Said” si incontrano

L'evento si terrà il l 17 marzo al Santa Chiara Lab e sarà aperto al pubblico.

Un concerto per la pace: Unisi, Conservatorio Franci e National Conservatory “Edward Said” si incontrano
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13 Marzo 2026 - 16.24


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Martedì 17 marzo, alle 17, l’auditorium del Santa Chiara Lab ospiterà “Music for R/existence”, un concerto condiviso che mette insieme Università di Siena, Conservatorio “Rinaldo Franci” e National Conservatory “Edward Said” della Birzeit University, con partecipazioni dalle sedi di Gaza e Betlemme. L’ingresso è libero.

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L’iniziativa nasce all’interno della collaborazione Erasmus+ con le università palestinesi. Sul palco, o in collegamento, ci saranno docenti, studentesse, studenti e musicisti coinvolti in una rete che Siena coltiva da anni. L’evento si inserisce in una relazione accademica costruita nel tempo e oggi è costretta a confrontarsi con l’atrocità della guerra. Un’aggressione militare che prosegue anche contro coloro che sono lì per aiutare la popolazione o per il diritto di fare cronaca, ma prosegue anche il tentativo di non lasciare che tutto venga inghiottito dal rumore del conflitto.

Il programma prevede l’apertura con i saluti istituzionali del professor Fabio Mugnaini per l’Università di Siena, del direttore Carlomoreno Volpini e del vicedirettore Marco Del Greco per il Conservatorio Franci. Poi la musica. Dal National Conservatory “Edward Said” arriveranno interventi registrati da Gaza e in diretta da Betlemme. Da Siena suoneranno gruppi e formazioni del Conservatorio Franci: duo d’archi, duo flauto e chitarra, trio di flauti, quartetto di sassofoni, duo di percussioni.

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Accanto al programma musicale si affianca una solida collaborazione istituzionale, che l’Università di Siena porta avanti con gli atenei palestinesi della Cisgiordania e della striscia di Gaza da oltre dieci anni. L’appuntamento, inoltre, presenterà la candidatura al programma Erasmus+ che il Conservatorio Franci ha avviato assieme al Conservatory of Music “Edward Said”. Riportare l’attenzione su Gaza è lo scopo principale, perché nella Striscia si continua a morire per stenti e per le aggressioni delle milizie straniere. Un dramma che resta aperto e continua a colpire le vite quotidiane, lo studio, la formazione, gli spazi culturali, la comunicazione e i medici.

Afferma il prof. Mugnaini: ” Contrapposta al fragore della guerra, la musica è il suono della pace: sulla base di questo principio, anche solo le bombe, i musicisti di Gaza hanno continuato a formare i loro studenti e le loro studentesse e a condividere sui social le registrazioni dei loro incontri: documentavano una incontenibile voglia di vita, di libertà e di pace delle nuove generazioni che non avrebbero dovuto soccombere sotto la violenza disumana che si è scatenata su di loro. Noi li abbiamo sentiti: le nostre studentesse e i nostri studenti li hanno ascoltati, le nostre istituzioni hanno risposto offrendo un aiuto che si è concretizzato in accordi e rapporti di scambio accademico, accogliendo giovani, da parte dell’Università, affinché potessero proseguire qui i propri studi e mettendosi a disposizione perché le conoscenze e le esperienze didattiche potessero fluire in tutte le direzioni, anche quando le Università e i Conservatori sono ridotti in macerie”.

“Fare musica è un gesto di pace – commenta invece Marco Del Greco, vicedirettore del Conservatorio senese – La pratica musicale abitua all’ascolto, è un esercizio quotidiano che insegna ad ascoltare noi stessi e gli altri, al rispetto e alla collaborazione. Per poter suonare bene insieme non può esserci prevaricazione o violenza. Chi decide di dedicare la propria vita alla musica lo fa perché spinto da un’esigenza di comunicare con il prossimo ad un livello diverso, più profondo rispetto al linguaggio verbale. È proprio da questa visione che nasce l’idea di questo concerto”.

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