di Chiara Monti
Erano già settimane che faceva parlare di sé, ben prima dell’esibizione di ieri sera. In un Festival nella sostanza, e fino ad ora scialbo, Tony Pitony è stato protagonista. Questo ancor prima di salire sul palco dell’Ariston per accompagnare Ditonellapiaga. È innegabile che la costruzione del suo successo sia avvenuta nel campo virtuale dei feed social. Per tre giornate si è parlato costantemente di lui: ogni video, reel o tweet raccontava la presenza pervasiva di una figura, costruita tra attesa e ironia, resa mitologica anche per via del volto celato da una maschera sgangherata di Elvis.
Il Teatro Ariston è diventato così punto di arrivo di un percorso già virale. A performance iniziata, il pubblico aveva interiorizzato un’immagine precisa: ironico, provocatorio, imprevedibile ma coerente con il personaggio digitale costruito nei giorni precedenti. Eppure le capacità canore e da performer avranno un po’ spiazzato quanti non avevano la minima contezza del progetto Tony Pitony. Prima ancora di valutare l’arrangiamento o la resa vocale, però il publico dentro e fuori i social attendeva “il momento”: il gesto annunciato, la battuta suggerita, l’elemento provocatorio anticipato nei video, il caco poggiato ai suoi piedi, sul palco dell’Ariston. E forse anche questo ha fatto si che la performance funzionasse, perché attesa e desiderata, come momento che avrebbe potuto generare ulteriori contenuti social.
Quando infine Tony è salito sul palco dell’Ariston, non stava offrendo qualcosa di inatteso: stava chiudendo un percorso già condiviso online. Il successo non è nato nell’applauso finale, ma nella costruzione graduale dell’aspettativa. La vittoria è stata la formalizzazione televisiva di un consenso che sul piano digitale era già consolidato.
In questo senso, i social non hanno semplicemente amplificato la sua presenza, ma hanno definito il ruolo stesso che Tony Pitony avrebbe interpretato. Attraverso anticipazioni strategiche, ironia calibrata e piccole provocazioni, ha costruito un’identità riconoscibile e coerente. Il pubblico, così, non ha scoperto il personaggio sul palco: aveva imparato a conoscerlo online, legittimandone la presenza a Sanremo come portatore sano di meme, lo ha riconosciuto e legittimato. Il successo, quindi, non è stato improvvisato, ma costruito passo dopo passo attraverso un dialogo continuo con la comunità online.
Sul palco del Festival, nel tempio della canzone italiana, Tony Pitony non si limita a cantare: incarna un personaggio che cresciuto nei meandri del web mostra il suo essere reale.
Con Tony Pitony alla serata delle cover Sanremo ha mostrato con chiarezza come oggi non sia più solo un evento televisivo, ma un fenomeno che si costruisce e si consolida nello spazio digitale. Tra omaggio e provocazione, Pitony non ha semplicemente divertito il pubblico: ha saputo attivarlo, coinvolgerlo e renderlo parte integrante del processo che ha portato alla sua affermazione. I social hanno avuto un ruolo decisivo nel definire la sua identità, nel rafforzarne la centralità e nel trasformare l’attesa in consenso. Tony ha dimostrato come oggi Sanremo si giochi su un doppio palco: quello fisico dell’Ariston e quello algoritmico dei social. È lì che si definiscono ruoli, si assegna centralità, si costruisce il mito in tempo reale. Il trionfo non si consuma più soltanto nell’istante della performance, ma nella capacità di generare attesa prima e conversazione dopo.
La vittoria, allora, non rappresenta soltanto il successo del duo Ditony, ma il risultato di una strategia che ha unito palco e social. Tony Pitony ha conquistato l’Ariston perché aveva già conquistato il feed: il suo trionfo dimostra che oggi il riconoscimento televisivo arriva spesso come conferma di un successo costruito, legittimato e amplificato online.
