di Massimo Biliorsi*
Si chiama “Andando dove non so, Mauro Pagani una vita da fuggiasco” ed è più di un documentario su questo musicista che ha attraversato qualche decennio di vita musicale e non solo italiana. Raccontare Mauro Pagani, che il 5 di febbraio ha compiuto ottanta anni, non è semplice se non si segue una linea assoluta di coerenza ed ispirazione. E possiamo raccontare anche una pagina della (piccola) storia della musica dal vivo a Siena, lui che è stato dal 2001 al 2012 il direttore artistico del festival La Città Aromatica. Quando Pagani lascia la nativa Chiari, cittadina della provincia bresciana, già l’universo musicale è scossa da tempo da nuovi fermenti, dal rock n’ roll al più composito progressive. E’ il 1970 e dopo aver studiato al Conservatorio e soprattutto fatta tanta gavetta nei locali di blues con gruppi locali, si trova a Milano nei luoghi e nei tempi giusti. Conosce i componenti del gruppo beat i Quelli, che avevano già deciso di fare altro nella vita, scoprire se anche l’Italia avesse un’anima rock.
E con loro offre tutta la rivoluzione musicale, fra rock e accenni classici, della Premiata Forneria Marconi. Il che significa cinque anni buoni di continua ascesa, fino al grande mercato americano. Mauro Pagani qui suona violino, uno strumento molto adatto alle reminiscenze italiche di una stagione settecentesca, ed il flauto. Nel 1976 la grande scelta: sente che questo suono comincia a ripetersi e non vede soluzioni nuove all’interno del gruppo. E’ un musicista colto e curioso e si rimette in gioco come solista ma sempre in progetti collettivi. Realizza un difficile album che esplora i suoni mediterranei. E’ la prima contaminazione dei cosiddetti “figli illegittimi” di quel miscuglio di ispirazioni si che agitano, da una sponda all’altro il Mediterraneo. Ci vuole coraggio e spessore musicale. Ma il destino gioca dalla sua parte: mentre sta realizzando la colonna sonora per “Sogno di una notte d’estate” di Salvatores incontra nello studio Fabrizio De Andre. Due anni dopo, nel 1984 esce “Creuza de ma”, il capolavoro assoluto della musica italiana, dove Pagani firma le musiche. Tutto il mondo resta estasiato e conquistato da un disco che adopera atmosfere etniche in salsa genovese. Da lì una collaborazione che arriverà fino al 1992, firmando anche il successivo “Le nuvole”. Alla fine del decennio altra scommessa piuttosto ardita. Rileva i grandi studi di registrazione sui Navigli milanesi e apre “Le Officine Meccaniche”, che saranno la meta dei più importanti artisti italiani e mondiali come i Muse. Da qui decine di collaborazioni con Ligabue, Ranieri, Arisa, Bluvertigo, Vasco Rossi, Gianna Nannini, per una lista immensa dove porta il suo stile, il suo suono inconfondibile.
Nel 2001 incontra il sindaco di Siena Maurizio Cenni che gli propone di diventare la mente dell’estate senese. Pagani accetta la sfida e nasce il festival La Città Aromatica, nome che viene da un suo brano nel primo disco solista. Una cavalcata di grandi concerti, ma senza trascurare le realtà del territorio. La regola è per tutti, da Fiorella Mannoia a Pino Daniele, da Lucio Dalla a Gianna Nannini, di non portare il tour in programma, ma di unirsi sul palco ed offrire eventi unici. Il successo è totale. Nel 2003, nella storica reunion della Premiata forneria Marconi con ospite Piero Pelù, ed il successivo Creuza de ma vent’anni dopo, con artisti da tutto il Mediterraneo, la Città Aromatica è premiata dai giornalisti di settore come miglior concerto dell’anno. Poi la grande crisi cittadina blocca questo evento che è oggi storia. Poi altri lavori, come Direttore artistico al Festival di Sanremo con Fabio Fazio, e una serie di altre prestigiose collaborazioni. Ed oggi il film per la regia di Cristina Mainardi ci offre un fedele spaccato di un compositore e musicista che ha pochi altri esempi in Italia. Tanti auguri maestro, raccontaci ancora nuove avventure da incontrollabile esploratore.
*giornalista e scrittore
