Stonehenge: uno dei suoi misteri è stato risolto

Uno studio smentisce la possibilità dell'origine naturale di un enorme anello di fosse in realtà create dall'uomo.

Stonehenge: uno dei suoi misteri è stato risolto
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30 Novembre 2025 - 19.34


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Guidato dall’archeologo britannico Vince Gaffney, uno studio sostiene che un cerchio monumentale di fosse profonde e allineate perfettamente attorno al complesso di Stonehenge potrebbe essere opera dell’uomo del Neolitico.

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La scoperta contesta il parere della comunità scientifica: gli scienziati sostengono infatti che le cavità potrebbero essere semplici doline naturali formatesi nel terreno gessoso della zona.

 La vicenda nasce nel 2020, quando squadre di 18 ricercatori scoprirono due archi di fosse distribuite per oltre 3 chilometri intorno ai Durrington Walls, il recinto cerimoniale legato a Stonehenge.

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Sulle pagine della rivista “Internet Archaeology” arriva la replica contro la comunità scientifica: un nuovo studio, sempre condotto da Gaffney, presenta infatti dei dati che confermano l’origine artificiale delle fosse. “Potrebbero rappresentare un confine sacro legato alle attività rituali di Durrington Walls”, ha spiegato il ricercatore dell’Università di Bradford.

Gli scavi nelle fosse sono stati molto costosi: nel 2021 i ricercatori hanno utilizzato una serie di tecniche avanzate, come l’analisi geochimica, il georadar e perfino studi del DNA dei sedimenti prelevati tramite carotaggi.

Il team riferisce che i risultati sono “coerenti con l’interpretazione originaria”. Le strutture analizzate mostrano infatti forme, dimensioni e una disposizione troppo uniforme per essere fenomeni naturali. La regolarità del tracciato fa quindi pensare che le comunità neolitiche avessero una conoscenza numerica molto più sviluppata del previsto.

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Un elemento che smentisce definitivamente l’ipotesi delle doline è il periodo storico. Le datazioni tramite luminescenza collocano lo scavo delle fosse intorno al 2480 a.C., ovvero nel pieno del Neolitico. Per formarsi naturalmente, secondo gli autori, sarebbe stato necessario uno spesso strato di sedimenti oggi assente, la cui rimozione su vasta scala non trova alcuna evidenza nel paesaggio.

Negli ultimi anni sono emerse strutture simili anche in altri luoghi della Gran Bretagna: questo potrebbe essere un indizio del fatto che la costruzione di grandi cerchi di fosse fosse una pratica comune tra le popolazioni dell’epoca. Serviranno quindi nuovi studi per scoprire altri misteri sulla comunità che eresse Stonehenge.

“L’esistenza di estesi complessi di fosse non dovrebbe sorprenderci, ma essere prevista durante il lavoro sul campo”, concludono i ricercatori. Un messaggio rivolto alla comunità scientifica: quei vuoti nel terreno, spesso liquidati come anomalie naturali, potrebbero invece raccontare uno dei capitoli più affascinanti della preistoria britannica.

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