di Janith Babasingha
La vita in consolle, a 22 anni, è una corsa a ostacoli: gestire i ritmi universitari e le notti da DJ è solo l’inizio. La parte difficile? Non è il software, ma il lato oscuro della professione: tutto quello che riguarda SIAE, contratti e tasse, un casino legale che nessuno insegna e che può costare caro. Ma la vera lotta è trovare serate.
Oggi, il mercato è così saturo che i gestori tendono a pagare il minimo, trasformando gli ingaggi in una lotta tra poveri anziché un premio per il talento. Ecco come la passione viene schiacciata dalle dinamiche del profitto e perché l’esperienza del DJ merita di essere difesa.