L'Università di Siena riporta alla luce una villa romana di Pieve al Bozzone

La villa, datata tra il I e il IV secolo d.C., era già stata scoperta alla fine dell'Ottocento, ma era stata poi sepolta e dimenticata per più di 120 anni.

L'Università di Siena riporta alla luce una villa romana di Pieve al Bozzone
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24 Ottobre 2023 - 17.25


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Alla fine dell’Ottocento, il conte Pietro Piccolomini Clementini scoprì i resti della villa, che risale al I-IV secolo d.C. Gli scavi dell’epoca portarono alla luce mosaici, pitture, terme, marmi e colonne. Parte di questi reperti sono oggi esposti nel Complesso museale Santa Maria della Scala di Siena.

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Dopo i primi scavi, la villa fu nuovamente sepolta e il terreno fu coltivato a vigneto e a grano. Le strutture romane sono rimaste nascoste per oltre 120 anni, fino a quando il Dipartimento di Scienze storiche e beni culturali dell’Università di Siena ha avviato un nuovo progetto di ricerca in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo.

“Il nuovo progetto – commenta la funzionaria archeologa della Soprintendenza Maria Gabriella Carpentiero – rappresenta una grande occasione di rilancio per gli studi archeologici su Siena romana e il suo territorio, di cui si sa ancora poco”.

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“Ma non si tratta solo di questo – aggiungono il professor Stefano Camporeale, direttore del progetto e il dottor Luca Passalacqua, coordinatore degli scavi – perché lo scavo è anche un laboratorio a cielo aperto dove gli studenti apprendono il mestiere di archeologo e le nuove tecnologie applicate alla ricerca sul campo, quei saperi per cui l’Università di Siena è conosciuta in Italia e nel mondo. Nei nuovi scavi sono riemerse alcune potenti strutture già viste dal Piccolomini e questo ci dà modo di progettare le future ricerche. Potrà essere uno scavo importante, non solo perché si tratta del principale giacimento archeologico del Comune di Siena al di fuori della città, ma anche perché qui, in un sito a portata di mano, potranno formarsi le nuove generazioni di archeologi senesi, anche grazie all’attivazione della nuova Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Siena. In questo luogo si incontreranno studenti, allievi della Scuola, docenti e tecnici della ricerca, uniti nell’intento di riportare in luce un importante patrimonio e restituirlo alla comunità civica e universitaria”.

“È importante ricordare – conclude il professor Camporeale – che il progetto è stato autorizzato con concessione ministeriale, è sostenuto finanziariamente dal Comune di Siena e si svolge grazie a una stretta collaborazione fra Comune, Soprintendenza e Università di Siena. Infine, un nostro particolare ringraziamento va al proprietario del terreno, Fabio Nepi, e a Barbara Nepi che ci hanno sostenuto e accolto con grande entusiasmo e interesse”.

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