Francesca Cappelletti della Galleria Borghese: «L’arte dal vero è insostituibile»

La direttrice della raccolta di Roma sulle collezioni che riaprono: «Felicissima di ripartire, per il pubblico locale è un’occasione, non andare a concerti, film o musei è una sofferenza»

Francesca Cappelletti alla Galleria Borghese. Foto Galleria Borghese, Mibact

Francesca Cappelletti alla Galleria Borghese. Foto Galleria Borghese, Mibact

Stefano Miliani 1 febbraio 2021
«Non poter andare a un cinema, a un teatro, a un concerto, in un museo è una grossa sofferenza. Con i musei almeno ricominciamo a guardare qualche opera d’arte e ne siamo felicissimi: vedere le opere dal vero è un’esperienza insostituibile». Francesca Cappelletti, storico dell’arte, dall’autunno scorso dirige una delle raccolte più mirabili del pianeta, la Galleria Borghese di Roma con i suoi Raffaello, Tiziano, Bernini, Caravaggio e sculture antiche in una villa dove anche il più piccolo infisso è arte. La studiosa e il suo staff per le riaperture dei musei nelle regioni “gialle” hanno deciso di riprendere con due settimane di appuntamenti iniziati già oggi lunedì 1° febbraio: ogni giorno alle 12 la direttrice stessa, uno storico dell’arte o un restauratore del museo racconta al pubblico e in sintesi il dipinto “Danza campestre” di Guido Reni appena acquisito e rientrato in quella che era la collezione del famelico (verso l’arte) cardinale Scipione Borghese. Alle 16 seguono mini-visite tematiche a sorpresa nelle sale con funzionari della Galleria in attesa di riprendere al più presto l’attività didattica.
I protocolli di sicurezza vengono rispettati, le visite hanno turni di due ore, per mantenere la distanza anti-contagio le sale non possono avere più di 100 persone a turno, è obbligatorio prenotare tramite il sito del museo indicato più sotto il che significa vedere la Borghese in condizioni ottimali per i romani, i laziali o chiunque possa varcare la soglia della villa nel parco. Il museo dal 2014 è tra i musei dotati di autonomia nel Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo.

Perché riaprire per un museo è così importante? 
Credo sia così importante perché il museo è uno spazio che mancava. È mancata molto la vita culturale, è stata una delle grosse sofferenze non poter andare a un cinema, a un teatro, a un concerto, in un museo. Nei musei in genere ci sono spazi molto ampi, siamo contingentati, prenotati, ci sono le norme della distanza, almeno ora ricominciamo a guardare qualche opera d’arte. 

Sull’argomento ci sono state polemiche: si aprono i centri commerciali mentre i musei sono più sicuri, non si verificano assembramenti come si è visto anche ieri in più città. 
Questo non mi interessa. Le norme vanno rispettate. Posso dire di essere molto felice che l’apertura dei musei sia agganciata al colore delle zone. Senza aspettare un nuovo decreto sappiamo quando poter riaprire e questo funzionerà in armonia con le norme sanitarie. Credo si debbano fare meno polemiche possibile, siamo felicissimi e speriamo che tutti vengano.

Lei ora si impegna a raccontare le opere del museo di persona: perché? 
Volevamo festeggiare la riapertura e abbiamo pensato a questo programma di due settimane, ma può essere che lo prolungheremo. Volevamo riaccogliere il nostro pubblico che ci è mandato tantissimo. Quindi abbiamo pensato di offrire personalmente una spiegazione del dipinto di Guido Reni, l’ultimo arrivato in Galleria a dicembre, un’opera in più rispetto alle tantissime e meravigliose opere all’interno della Borghese. Volevamo condividere quanto sappiamo sul quadro con i visitatori e pensiamo possa costituire una novità. E alle quattro del pomeriggio facciamo mini visite a sorpresa per offrire qualcosa in più ai primi che rientrano nel museo: ci sembrava un’accoglienza più festosa. 

Si è parlato molto dei musei civici di Venezia che restano chiusi fino al primo aprile perché non ci sono turisti perché per l’amministrazione costa troppo aprirli per i cittadini. Lei cosa ne dice?
Se ci sono le regole le si rispettano, tengo a dire che per me è importantissimo non fare polemiche.  Ogni museo fa e giudica sulle sue possibilità e opportunità. La Borghese è sempre stata molto frequentata o addirittura sold out e soprattutto i romani si lamentavano per non riuscire a entrare nel sistema di prenotazione. Ora è l’occasione giusta per il nostro pubblico, forse più locale, della città o di poco lontano. Noi forse non abbiamo i vincoli di altri musei. Contiamo molto sul pubblico della città, su quelli che non riuscivano a comprare il biglietto perché era prenotato da un anno prima da chi sapeva che sarebbe andato alla Borghese. Adesso ci aspettiamo una risposta dal pubblico più vicino. Spero molto che la riapertura sia stata più desiderata grazie al programma di contenuti digitali nostri, elaborati da noi, da chi ha vissuto il museo mentre era chiuso. Di fronte a tutto lo sforzo sul digitale abbiamo molte risposte di persone che scrivono al sito e dicono di usare il materiale per preparare la visita. Quindi speriamo che l’esperienza digitale serva alla visita perché vedere le opere dal vero è un’esperienza insostituibile.  

Clicca qui per il sito del museo

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