L'arte e l'anima di Mosul. Una passeggiata virtuale nell'arte irakena

Gli artisti contemporanei della vecchia capitale distrutta dall'Isis espongono al mondo la rinascita artistica della loro città con il "Grand Tour" attraverso l'applicazione Google Arts & Culture

Il dipinto "Young Maslawi Boy"

Il dipinto "Young Maslawi Boy"

Redazione 30 gennaio 2021
The Art and Soul of Mosul ci fa tornare a posare lo sguardo sulla città che è stata la roccaforte dell’Isis dal 2014 al 2017. E’ un progetto artistico che nasce da Google Arts & Culture in collaborazione con Al-Ghad Radio della comunità irachena che ridà voce e visibilità agli artisti contemporanei di Mosul e alla loro città oggi di nuovo viva e colorata.

La mostra

Attraverso tour pittorici si può vivere virtualmente l'esperienza degli artisti durante l'occupazione dell’Isis. Si entra nella vecchia capitale dell’Impero assiro, caduta nel 2014 nelle mani dei miliziani dello Stato Islamico che oltre a non aver pietà delle persone, hanno cercato di distruggere la cultura, abbattendo la moschea di Giona, le storiche mura e i preziosi manoscritti della sua antichissima Biblioteca.

Con la tecnologia Street View si percorrono le strade della città con ancora i segni della guerra e si possono visualizzare anche i modelli in 3D dei siti del patrimonio a rischio come la chiesa di San Tommaso, uno degli edifici più antichi e utilizzata come prigione dall'Isis fino alla liberazione della città nel 2017.

Attraverso la passeggiata virtuale incrociamo il dipinto Young Maslawi Boy, con la purezza delle colombe imbrattate di rosso. Ci possiamo soffermare sul dipinto The Mother of Two Springs di Faris Alrawi, che ci ricorda il divieto imposto dall’Isis all'utilizzo di telefoni e internet per impedire il contatto con l’esterno: due donne col velo, senza volto e senza voce incorniciate da un palo del telegrafo rotto e da fili intrecciati che le sovrastano.


Il trailer di The Art and Soul of Mosul


“Il messaggio del workshop al mondo - spiega l’artista Marwan Tariq - è che Mosul, la città dell’arte, è ancora piena di vita e di pace nonostante la distruzione e la guerra che hanno devastato persone e infrastrutture”.

Lo strumento

Google Arts & Culture nasce nel 2011 sotto il nome di Google Art Project con l’idea di creare un social dedicato alle istituzioni culturali e lo scopo di stimolare la collaborazione tra musei e fondazioni per creare un archivio digitale comune ed elaborare progetti culturali condivisi. Il vero boom per questa applicazione arriva nel 2018 con l’app che introduce nuove funzionalità tra cui il “selfie artistico” con gli utenti che possono caricare un selfie sulla piattaforma, la quale – tramite il riconoscimento facciale e il machine learning – elabora i dati e associa il volto all’opera d’arte più somigliante.

Il numero di download che cresce esponenzialmente genera un doppio vantaggio: dal punto di vista tecnico più l’app è utilizzata più impara andando a scovare le opere d’arte sempre più somiglianti agli utenti, dall’altra parte la maggiore diffusione della piattaforma dovrebbe, almeno in teoria, ampliare la conoscenza e spingere la diffusione (o la viralizzazione, se vogliamo) del patrimonio artistico mondiale, avvicinando nuovi utenti all’arte e alla cultura. Sì, perché lo scopo che Google dichiara di perseguire, attraverso questa ricerca dell’alter ego artistico, è quello di avvicinare nuovo pubblico per poi “trattenerlo” e fargli usare l’app, che offre molte funzionalità. 

A cura di M. Cec.