Cervini: «Noi storici dell’arte contro la querela di Nardella a Montanari, è intimidatoria»

La consulta universitaria nazionale contesta la denuncia del sindaco e assessori di Firenze al collega per quanto detto a "Report". Il presidente: «È censura, il tema è la libertà di pensiero»

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari

redazione 8 gennaio 2021
di Stefano Miliani

Tempo fa il sindaco di Firenze Dario Nardella e tutti gli assessori hanno querelato, come privati cittadini e non come Comune, lo storico dell’arte Tomaso Montanari. Con una richiesta di risarcimento danni complessiva di 165mila euro. Annunciava l’atto giudiziario il diretto interessato con un articolo sul Fatto quotidiano del 14 dicembre scorso. La querela «è un atto intimidatorio nei confronti di qualsiasi forma di dissenso critico e rappresenta un precedente inquietante e inaccettabile teso a umiliare la dignità di chi esercita una missione intellettuale»: lo scrive ora in una nota in sostegno allo studioso e polemista la Consulta universitaria nazionale per la storia dell’arte, il “Cunsta” per dirla con il classico acronimo.  
La querela era scattata perché la trasmissione di Rai3 Report l’8 giugno scorso aveva riportato questa dichiarazione di Montanari sintetizzando un discorso più lungo: «Firenze è una città in svendita. È una città all’incanto, è una città che se la piglia chi offre di più, e gli amministratori di Firenze sono al servizio di questi capitali stranieri». 
Nardella, del quale lo storico dell’arte e docente all’università per stranieri di Siena ha spesso contestato le scelte e strategie, e gli assessori hanno ritenuto quella frase  l’ultima goccia di altre battaglie e diffamatoria. Il presidente uscente del Cunsta Fulvio Cervini, docente di storia medioevale nell’ateneo di Firenze, spiega qui perché l’organismo che raggruppa i docenti della disciplina in tutta Italia entra nella discussione e invita i querelanti a ritornare sui propri passi. 

Cervini, perché il Cunsta interviene su una querela che riguarda il Comune e Montanari? 
Una prima risposta è molto banale. Montanari è un professore di storia dell’arte nostro socio. È tra l’altro presidente del comitato di settore per le belle arti nel Mibact, il ministero, è quindi nel Consiglio superiore dei beni culturali quale membro per la quota spettante al nostro organismo. Noi avevamo indicato più nomi e hanno scelto lui: svolge pertanto una delicata funzione nel Mibact anche su mandato nostro. Però è importante dire che la nostra non è una azione corporativa in difesa di un professore. Noi vediamo invece in questa querela un attentato al pensiero critico. Quanto si vuole perseguire non è una diffamazione, è un’opinione. Da storico dell’arte attento a certi processi politici ha espresso una valutazione sulla politica immobiliare di Firenze dicendo che è al servizio degli speculatori. Si può essere d’accordo o meno con quanto ha detto Montanari, non entriamo in questo discorso, ma ha espresso giudizi politici anche duri che vanno contestati nelle sedi politiche o culturali, non in quelle giudiziarie.

Montanari ha attribuito reati penali o civili a qualcuno?
No. Inoltre il suo discorso è stato spezzettato da Report per i normali motivi di montaggio: da cittadino, intellettuale e opinionista della politica, aveva detto di vedere una politica cittadina asservita agli interessi degli speculatori, non ha detto che gli amministratori sono sul libro paga degli speculatori, ma questo hanno inteso i querelanti. 

Da storico dell’arte che vive e insegna a Firenze, lei ritiene che Montanari abbia torto o ragione?
Il tema non è se Montanari abbia ragione o meno, il tema è che ha tutto il diritto di esprimere le sue opinioni nei limiti della legge senza doverne rispondere in tribunale. Se dice che qualcuno ha preso tangenti e non lo dimostra lo si denuncia, ma non ha detto questo. È una querela molto pericolosa perché intimidatoria, mortifica il libero pensiero, è una censura preventiva. Ora uno ci pensa due, tre, quattro volte prima di esprimere giudizi pesanti come è nella logica politica. È una querela sbagliata per cui chiediamo un ripensamento e di ritirare la querela. Che inoltre procura un danno di immagine per Firenze: la notizia fa il giro d’Europa. I querelanti inoltre hanno sporto denuncia come privati cittadini, non è il Comune: magari se vincono daranno i soldi in beneficenza ma l’immagine della città in questa operazione ci perde. La querela è una intimidazione all’esercizio del pensiero critico, tanto più in una città dalla tradizione di apertura. 

L’argomento era il progetto di una funicolare. 
Nell’intervista di Report si parlava del destino del complesso sulla Costa San Giorgio e dell’idea di fare una funicolare per andare dal Giardino di Boboli al Forte di Belvedere. Il che ha fatto da innesco a Montanari per dire che la politica immobiliare adottata alla fine allarga la forbice tra i ricchi sempre più ricchi e i cittadini che vengono depauperati. Si può essere anche in disaccordo ma lo si contesti con buoni argomenti, non portando chi dissente davanti a un giudice. Oltre tutto, da storici dell’arte abbiamo il diritto di esprimere pareri sui monumenti per la semplice ragione che siamo competenti sul tema, è il nostro mestiere, non siamo qui solo per attribuire dipinti al maestro, ci siamo per ragionare sul patrimonio in una prospettiva storica e politica.