Il barcone dei mille migranti affogati: un simbolo bloccato alla Biennale

“Barca nostra”, installazione di Christoph Büchel alla mostra veneziana del 2019, è in stallo per una contesa legale. Il Comitato 18 aprile: "Va portata ad Augusta per il Museo dei diritti umani”. La Biennale risponde

“Barca nostra”, il relitto esposto alla Biennale d’arte di Venezia del 2019. Foto Stefano Miliani

“Barca nostra”, il relitto esposto alla Biennale d’arte di Venezia del 2019. Foto Stefano Miliani

redazione 19 novembre 2020
di Stefano Miliani

Il barcone su cui il 18 aprile 2015 affogarono oltre mille persone tra bambini, donne e uomini, dal maggio 2019 staziona in una banchina dell’Arsenale di Venezia e, per una battaglia legale, è come inchiodato lì, alla pioggia, al vento e alla salsedine. È lì come installazione d’arte dal titolo “Barca nostra” portata in laguna dall’artista svizzero Christoph Büchel per l’ultima Biennale delle arti visive, quella intitolata “May You Live In Interesting Times” (clicca qui per la notizia). Non può restare lì ma non può diventare il simbolo delle migrazionni quale è. Eh sì, potrebbe essere una testimonianza visiva concreta per ricordarci chi affronta il Mediterraneo per sopravvivere o vivere la sua vita. Se non fosse incagliato in un classico stallo all’italiana.

Ricapitoliamo in sintesi una situazione paradossale. Il relitto fu recuperato dai fondali per volontà del governo Renzi in carica nel 2016. Il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di Milano con Cristina Cattaneo e la Croce Rossa Internazionale hanno contato fino a oggi almeno 1050 vittime e hanno fatto un lavoro di riconoscimento dei corpi ritrovati attraverso il Dna per dare un nome agli scomparsi e avvisare i loro i parenti. È, pertanto, un caso unico. Il Consiglio dei Ministri, attraverso il Ministero della Difesa, aveva affidato il relitto al Comune di Augusta il quale lo aveva a sua volta affidato, in comodato d’uso per un anno, all’artista Christoph Büchel in un progetto del curatore indipendente d’arte Maria Chiara Di Trapani e del Comitato 18 Aprile. Con questa unione di forze Büchel rendeva il barcone un’installazione chiamata “Barca nostra” trasportata alla Biennale e suscitando, come prevedibile, plauso e opposizioni. La Biennale d’arte finiva nel novembre di un anno fa. Il barcone restava sulla banchina, laggiù quasi in fondo all’Arsenale.

Da un anno circa il Comitato e la critica d’arte cercano di creare le premesse per il Giardino della memoria e il Museo dei diritti umani. Come azione di convincimento “Barca Nostra” in primavera doveva andare a Bruxelles ma due fattori l’hanno bloccata: un contenzioso giudiziario in corso tra l’artista e la società che ha trasportato il relitto a Venezia a causa di un danneggiamento della sella su cui poggia il barcone e, non bastasse, l’emergenza Covid. Büchel ha chiesto alla Biennale di far valere l’assicurazione che di norma copre le opere esposte alla mostra. L’ente veneziano non sembra intenzionato a riconoscere nessuna copertura assicurativa e, viceversa, chiede di liberare la banchina dell’arsenale altrimenti potrebbe intentare un’azione legale contro il Comune di Augusta.

Enzo Parisi è un membro del Comitato 18 aprile nato nel 2016 per evitare che il relitto trasportato nella città nella provincia siracusana venisse demolito. Del comitato, in via di costituzione formale, fanno parte tra altri Legambiente, Cgil, le parrocchie del paese con, in prima fila, padre Giuseppe Mazzotta, parroco di San Giuseppe Innografo e cappellano della Stella Maris, associazione cristiana che assiste naviganti e migranti in mare. Dice allora Parisi: “Il relitto è piantato lì. È un intoppo grave per il progetto di un Giardino della memoria e un Museo dei diritti umani: non vogliamo che faccia la fine degli altri barconi e ovvero venga demolito. Deve essere conservato per la memoria. E parliamo di Museo dei diritti perché i diritti fondamentali vanno assicurati a tutti, compreso il diritto di essere chiamati per nome, riconosciuti e sepolti”. La tragedia di cinque anni e mezzo fa è una tra chissà quante, ricorda Parisi: “Tante l’hanno preceduta, tante l’hanno seguita. Il barcone sarà un modo per tenere desta l’attenzione ma anche per proporre azioni concrete. Che non consistono nel creare uno schieramento armato per bloccare i migranti ma nel risolvere le questioni per cui queste donne, questi uomini, questi bambini lasciano i loro paesi e nel dare loro la libertà di circolare e cercare la felicità come ha detto Papa Francesco”. Quindi? “Non possiamo lasciare lì il barcone, è una opera d’arte, è un simbolo della nostra epoca da cui ripartire”.

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In seguito agli articoli di globalist e di altre testate la Biennale risponde con la nota stampa che riceviamo e pubblichiamo: “In merito agli articoli di stampa relativi alla vicenda dell’opera ‘Barca Nostra’ dell’artista Christoph Büchel, La Biennale di Venezia dalla fine di novembre 2019 ha più volte sollecitato l’artista e la Galleria che lo rappresenta, Hauser & Wirth, al rispetto degli impegni presi in merito alla restituzione dell’opera al legittimo proprietario, la Città di Augusta (SR). L’opera, che era stata concessa all’artista in comodato d’uso per essere esposta alla Biennale Arte 2019, si trova tuttora nella sede espositiva dell’Arsenale di Venezia”.