Direttore di museo cercasi purché gratis. Con la cultura non si può mangiare

Contestato un bando per un incarico “prestigioso” a “rimborso spese” del Comune umbro di Deruta. Le associazioni Icom, “Mi riconosci?” e gli archeologi della Cia: un insulto, si viola la Costituzione

Pavimento di San Francesco. Museo regionale della ceramica di Deruta. Fonte Wikipedia

Pavimento di San Francesco. Museo regionale della ceramica di Deruta. Fonte Wikipedia

redazione 14 giugno 2020
Vi sembrerebbe giusto lavorare per un ente a titolo volontario? Volete che il vostro lavoro sia ricompensato? Allora siete avidi (il lavoro pagato ... ) o illusi. Se siete nella cultura il giusto compenso sembra sparire sempre più spesso dal novero dei diritti.
Il Comune di Deruta, in Umbria, ha bandito un concorso per un direttore dei suoi due musei, la Pinacoteca civica e il Museo regionale della Ceramica che nel suo genere è un’eccellenza. Servono requisiti adeguati: professionalità, capacità, disponibilità di tempo, curriculum. Requisiti necessari, ci mancherebbe. A sollevare polemiche è un dettaglio: si tratta di un incarico triennale a “rimborso spese” senza compenso. Allora chi ha bisogno di lavorare e guadagnare, pur avendo gli eventuali titoli, cerchi altro. Chi ha le spalle economicamente coperte può aspirare al posto, altrimenti nulla. Il che equivale a escludere categorie sociali in partenza. I giovani in cerca di lavoro, per cominciare. Non è una selezione di ceto? Di classe? Contro questa politica si sono pronunciati l’Icom (il ramo italiano dell’International Council of Museums) che parla di principi costituzionali violati, l’associazione “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” che parla di “insulto”, il braccio umbro della Confederazione Italiana Archeologi – Cia. Ha contestato il bando anche la senatrice M5S Margherita Corrado.

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Il 28 maggio il Comune ha bandito un concorso per l’incarico a titolo gratuito con rimborso delle spese documentate. Il sindaco Michele Toniaccini in una nota in risposta alle polemiche ha tra l’altro dichiarato: “L’avviso non solo è pienamente legittimo, ma è anche piuttosto diffuso che rapporti di tale natura, con enti senza finalità di lucro e resi senza vincolo di subordinazione”. E motiva: “I bilanci dei Comuni, che già nel periodo ante Covid-19 erano fragili, in questi tre mesi hanno subito un durissimo colpo. In questo momento, il bilancio non può essere toccato, sarebbe, scellerato farlo, e non si può procedere con le assunzioni”. Toniaccini rivendica che la sua amministrazione che con l’incarico intende “rilanciare il Museo, attrarre turismo e quindi rilanciare l’economia locale e regionale. Una volta che tutto sarà a regime, se il Museo tornerà a essere fattore attrattivo, se le risorse torneranno a circolare, sarò il primo a voler affidare un incarico a titolo oneroso per la figura di direttore, contribuendo all’occupazione che è un mio obiettivo. Certo che c’è necessità di incentivare l’occupazione, ma sarebbe da irresponsabile, in questo momento, farlo e per di più con un incarico così oneroso e prestigioso”.

La Confederazione Italiana Archeologi Regione Umbria con la sua presidente Barbara Venanti chiede direttamente al sindaco di ritirare il bando per un posto dove serve “un alto profilo tecnico-scientifico”. Venanti suggerisce che Deruta potrebbe condividere il direttore “con altri Musei in gestione associata o appartenenti ad uno stesso circuito museale”, come è possibile e ammesso.

L’associazione “Mi riconosci?” chiede il ritiro del bando e con una lettera aperta al sindaco dice, tra altre cose: “Torti perpetrati nei confronti dei professionisti dei Beni Culturali da altre amministrazioni non rappresentano una giustificazione per continuare a commetterne di simili. Un torto, beninteso, non solo verso chi dovrebbe ricoprire quel ruolo, ma anche verso il Museo stesso e i cittadini di Deruta, che hanno bisogno di spazi culturali gestiti professionalmente, non alla stregua di un passatempo o come ricerca di prestigio personale. Un professionista dei Beni Culturali merita la stessa dignità di un qualunque altro professionista di qualsivoglia settore: proviene da un percorso formativo lungo e complesso ed acquisisce le sue competenze sul campo aggiornandosi costantemente, essendo la materia in continua evoluzione”.

Per l’associazione “un Direttore non retribuito non è solo un insulto a chi lavora, è proprio un controsenso dal punto di vista economico: rappresenta per le casse del Comune (come anche specificato dal bando) comunque un costo, in assicurazioni, rimborsi e via discorrendo. Non sarà mai a costo zero. Ma come farà chi ricoprirà questa carica a pagare le sue di spese? Volete davvero per Deruta un direttore scientifico che vedrà nel museo un’occupazione secondaria, portata avanti, nei ritagli di tempo, solo in cambio di soddisfazione e personale e prestigio? O come un passatempo con cui dilettarsi in pensione, togliendo possibilità a chi ha energie e formazione aggiornata per poter dare la giusta forza propulsiva a questi istituti e a ciò che potrebbero rappresentare per derutesi e turisti?”

Infine l’Icom, rete internazionale di musei e professionisti dei musei nel suo ramo italiano afferma, in una nota diffusa dall’agenzia Agcult: “Il conferimento dell’incarico a titolo gratuito, soprattutto da parte di un’amministrazione pubblica, appare del tutto inopportuno, e particolarmente odioso nel periodo di grave crisi seguita alla pandemia da Covid 19. Tra l’altro esso si pone in contrasto con il dettato Costituzionale che all’art. 36 prevede per qualsiasi lavoratore una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro richiesto”. Evidentemente chi vive di cultura spesso non ha il diritto di essere equiparato a un lavoratore.

Il Museo della ceramica di Deruta

La Pinacoteca di Deruta