Zerocalcare in mostra: disegni da era Covid e paura per il consenso dell’estrema destra

L’autore espone a Peccioli, nel pisano: “Senza santi né eroi”, da Kurt Cobain alla combattente curda Nasrin a chi fa il proprio lavoro “con coscienza e professionalità”

Tavola di Zerocalcare

Tavola di Zerocalcare

redazione 31 maggio 2020
“L’eroe è chi ogni giorno nel quotidiano svolge con coscienza e professionalità il proprio lavoro”. Come “un infermiere rivisto mentre facevo la fila al supermercato. Mi ha raccontato molte cose del suo lavoro che è bene non vadano disperse”. Come “una schiera di persone di cui nessuno parla, privati di diritti e di bonus, come il muratore che lavorava in nero”. Lo ha detto in una ampia intervista a Concetto Vecchio su Repubblica di sabato 30 maggio Zerocalcare in occasione del suo nuovo appuntamento espositivo con il pubblico, il primo dopo la quarantena: fino al 20 settembre espone le sue tavole alla mostra “Senza santi né eroi” al Museo di Palazzo Pretorio di Peccioli (Pisa). La rassegna è prodotta e sostenuta dalla Fondazione per l’arte, la cultura e la solidarietà con Irene Barbensi presidente, l’ha prodotta Minimondi Eventi (che aveva co-organizzato l’esposizione del fumettista l’anno scorso al museo Maxxi di Roma), l’idea è di Silvia Barbagallo e l’ha curata Giulia Ferracci. Sempre nell’intervista, l’autore dice: “Mi fa paura la destra che incita al pogrom delle abitazioni assegnate ai migranti o gli industriali del Nord che hanno fatto andare avanti le fabbriche nonostante circolasse il virus. I sondaggi elettorali fotografano la società, quello che mi fa paura non è Meloni in sé, ma il fatto che se ha molto consenso significa che il mio vicino di casa è sensibile e permeato da queste pulsioni”.

Dopo la sua partecipazione su La7 a “Propaganda Live”, dopo gli impacci e il disagio davanti alle telecamere gradualmente superati ma in parte senza nessuna intenzione a diventare presenza fissa in tv, dopo la sua azzeccatissima serie video “Rebibbia quarantine”, Zerocalcare (all’anagrafe Michele Rech, romano nato nel 1982) riprende la sua dimensione prima di autore di fumetti con una mostra aggiornata a questi tempi da pandemia.



Scrivono gli organizzatori sul sito nel presentare la mostra: “Oltre alle tavole realizzate ad hoc, saranno visibili tavole centrali nella produzione dell’artista compresa tra il 2003 il 2020. Chi sono oggi gli ultimi, gli sfruttati, quelli delle vite ‘ciancicate’, per dirla come nelle tavole di La Rabbia (2016)? Chi sono quelli che restano indietro mentre gli altri vanno avanti? Storie di esclusione ed emarginazione, di persone che non sono come avrebbero sperato di essere. Che fine hanno fatto gli eroi e i santi, quando verranno a salvarci? Nessuna illusione, gli eroi e i santi non ci sono; ci sono invece quelli che vanno avanti, cercando di trovare soluzioni collettive per uscire dal disagio sociale”.

La rassegna, dicono gli organizzatori nel sito, è disposta in due parti. Nella prima parte figurano nove ritratti su tela e foglia oro, con alcuni dei personaggi e ritratti dell’autore: il tirannosauro T-rex, Kurt Kobain, Joe Strummer. Non manca Nasrin Abdalla, la combattente curda, dacché l’artista ricorda sempre la condizione dei curdi e che l’Isis è stato battuto militarmente grazie a loro i quali vengono di nuovo perseguitati dalla Turchia di Erdogan nell’indifferenza internazionale.

Per la seconda parte della mostra il sito riprende le parole dell’autore: “Credo abbia senso fare delle cose, manifestare, comunicare, mettere in pratica dei cambiamenti, sperimentare forme di vita, commercio, socialità, cultura. Vale molto più quello di qualsiasi ideologia o fede nella rivoluzione”. E qui raccoglie immagini “legate ai diversi movimenti di opposizione sociale degli ultimi anni e anche storie di cronaca internazionale e italiana” come l’anarchico Gaetano Bresci “che sparò a re Umberto I per vendicare le repressioni degli operai” (come ricorda nell’intervista), il 29 luglio 1900 a Monza, insieme a tavole dalla serie “Contro gli abusi di potere: Copsville, 2012”, sulle proteste riguardo all’Ilva o “No Borders” del 2018. Perché Zerocalcare narra con disincanto di diseguaglianze sociali crescenti e feroci, di sfiducia nella politica istituzionale, e narra con sincerità e un tratto del disegno molto personale, tutto suo.

Clicca qui per la mostra sul sito della Fondazione Peccioli per l’Arte