L’Europa premia Collemaggio: come ricostruire dopo un terremoto

Il restauro della basilica dell’Aquila riceve l’European Heritage / Europa Nostra Award: è un monito anche per il Centro Italia colpito nel 2016

L’interno della basilica di Collemaggio. Foto Stefano Miliani

L’interno della basilica di Collemaggio. Foto Stefano Miliani

redazione 9 maggio 2020
di Stefano Miliani

Alle 3.32 del 6 aprile 2009 un terremoto frantumò L’Aquila e l’intero territorio dei borghi circostanti uccidendo almeno 300 persone, anche a causa di criteri di costruzione errati. La basilica di Collemaggio si alza fuori le mura, vicino al terminal dei bus, introdotta da un vasto prato, edificio dalla facciata inconfondibile a scacchiera in pietre rosa e bianche. Nel 2009 sembrava rovinata. Dopo lunghi studi i lavori di recupero iniziarono nel 2015. Il calendario prevedeva due anni. Siamo un paese dove le scadenze vengono rispettate? No. Il 20 dicembre 2017 invece, due anni dopo, riapriva la chiesa fondata nel 1288 da Pietro da Morrone, più conosciuto come papa Celestino V che Dante relegò all’Inferno, con un restauro che ha implicato progetti innovativi per conferire, tanto per fare un esempio, stabilità alle colonne mantenendo la loro immagine.

Quel restauro ha ricevuto un meritato riconoscimento: l’European Heritage Award / Europa Nostra Award 2020 lo ha inserito nella categoria “Conservazione”: “rappresenta pienamente la rinascita della città”, riporta il comunicato ricordando che la ricostruzione è tuttora in corso. La ricostruzione è ancora in corso, infatti, e la città attende, tra i monumenti, il recupero del Castello cinquecentesco mentre a giugno il settecentesco Palazzo Arghindelli dovrebbe essere consegnato al Museo Maxxi (misure anti Covid permettendo) perché vi crei la propria sede aquilana.

Perché darne notizia?, vi chiederete. Questi Award non sono gli Oscar né i David di Donatello per il cinema, né i Grammy della musica. Vero. Però non esiste solo lo spettacolo. E soprattutto questo recupero, di estrema complessità, attesta come il Paese Italia può compiere azioni innovative quando vuole. Dalle inchieste successive al sisma si seppe che molti studenti morirono perché un edificio era stato costruito con materiali scadenti. Quei ragazzi furono vittime. Il riuscito recupero della chiesa, delle sue navate altissime e lineari, dei brani d’affresco medioevale sopravvissuti, di un organo antico, almeno si attesta come operazione tecnica, senza dubbio, e insegna tuttavia anche come deve essere un intervento, come occorra coscienza civile.

A progettare e dirigere i lavori era la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per L'Aquila e Cratere, diretta oggi come allora dall’architetto Alessandra Vittorini. Per la parte architettonica seguì passo passo i lavori l’architetto Antonello Garofalo, per il capitolo artistico (come affreschi e dipinti), la responsabile era la storica dell’arte ora in pensione Biancamaria Colasacco. Era un lavoro di estrema complessità in un monumento simbolo della storia aquilana e, a dirla tutta, una delle chiese che, anche per noi atei, emanano un’atmosfera spirituale e riflessiva profonda, scevra di orpelli del potere con una linearità e pulizia delle forme coinvolgenti.

Lo Stato attraverso il ministero per i beni e attività culturali impiegava quindi, come suo dovere, le proprie forze, era la sua parte nell’investimento. E quelle forze intesero il compito come ogni funzionario pubblico deve intendere l’esercizio pubblico qualunque sia il suo campo di intervento: dalla sanità alla manutenzione di ponti e viadotti alle pratiche burocratiche.

Chi finanziò i lavori fu l’Eni. Allo studio e alle soluzioni del progetto che, ripetiamo, contemplò soluzioni innovative anche per prevenire danni da altri terremoti, concorsero tre università: il Politecnico di Milano con il docente Stefano Della Torre, la “Sapienza” di Roma con Giovanni Carbonara, l’ateneo aquilano con Dante Galeota. Gli esperti intrecciarono più competenze e discipline. Ministero, Diocesi, Comune e l’Eni nel 2013 trovarono un accordo che affiancava enti pubblici e privati. Per i “giudici” dell’ European Heritage Award / Europa Nostra quel restauro è esempio di “buona pratica da seguire nella conservazione di siti gravemente danneggiati in tutto il mondo”. Giusta constatazione. Sarebbe il caso di adottare tale pratica con fermezza anche nella ricostruzione dei borghi e del patrimonio civile di tutto il Centro Italia dopo il terremoto del 2016.

European Heritage Awards / Europa Nostra Awards

L’ European Heritage Award / Europa Nostra (braccio europeo di Italia Nostra) contempla una sorta di contest tra tutti i progetti vincitori con un “Public Choice Award”: per votare clicca qui

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