Morto per Covid19 Germano Celant, il critico che creò l’Arte povera

A 80 anni si è spento un protagonista della cultura visiva contemporanea. Aveva diretto una Biennale di Venezia e lavorava a livello internazionale

Germano Celant

Germano Celant

redazione 29 aprile 2020
È stato ucciso dal Coronavirus Germano Celant, 80 anni, uno dei più importanti critici d’arte e curatori al mondo: era il “padre” del movimento dell’Arte povera nella seconda metà degli anni ‘60. Era un organizzatore di appuntamenti di capacità rare e dallo sguardo internazionale, quale era la sua misura.

Celant era ricoverato all’Ospedale San Raffaele di Milano perché contagiato dal Covid-19. Vestito immancabilmente di nero, di corporatura robusta e una forte agilità intellettuale, il critico d’arte dall’epicentro torinese aveva delineato con l’Arte povera un movimento italiano di caratura e notorietà internazionale che, propugando l’uso di ogni tipo di materiale “povero”, dal ferro al vetro al legno, costituiva anche una implicita critica al sistema mercantile e dei consumi, una critica verso una società industriale nello sforzo di ricomporre, in alcuni artisti, un legame anche tra arte e natura e senza adottare materiali “nobili” . Sotto la sua ala il critico raggruppò figure eterogenee e molto diverse tra loro come Penone, Mario e Marisa Merz, Alighiero Boetti e altri, Jannis Kounellis, Giulio Paolini.

Genovese del 1940, senza una famiglia abbiente alle spalle e una volontà di ferro, Celant aveva diretto la 47esima Biennale di Venezia nel 1997. Adesso era il curatore  della Fondazione Emilio Vedova a Venezia. Nel 2015 aveva collaborato nel 2015 con Expo per l’area “Food in Art” (con polemiche per il compenso). Le mostre erano il suo principale terreno d’azione. A sua firma aveva curato esposizioni d’arte moderna e contemporanea al Centre Pompidou, a Londra e a Palazzo Grassi. Il critico d’arte aveva al suo attivo oltre cinquanta pubblicazioni, tra cataloghi, monografie. Scriveva su L’Espresso.

Dalla Fondazione Prada di Milano precisano che dal 1995 al 2014 Celant è stato direttore artistico e dal 2015 era soprintendente artistico e scientifico. Nell’istituto milanese il critico d’arte ha "concepito e curato più di quaranta progetti espositivi, dalla personale di Michael Heizer nel 1996 alla retrospettiva dedicata a Jannis Kounellis nel 2019". I presidenti Patrizio Bertelli e Miuccia Prada lo ricordano come “una delle figure centrali di quel processo di apprendimento e ricerca che l’arte ha rappresentato per noi fin dall’inizio della fondazione. Le tante esperienze e gli intensi scambi che abbiamo condiviso con lui in questi anni hanno contribuito a farci ripensare il significato della cultura nel nostro presente. La curiosità intellettuale, il rispetto per il lavoro degli artisti, la serietà della sua pratica curatoriale sono insegnamenti che riteniamo essenziali per noi e le generazioni più giovani”.

“Oggi il mondo della cultura e della creatività piange la scomparsa di un suo altro grande esponente. Germano Celant, critico d'arte e curatore cui si deve una delle avanguardie creative italiane più feconde del Novecento, lascia un'Italia impoverita del suo genio e del suo talento”, ha commentato il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini.