«Video per far insultare il museo Egizio»: condannato il leghista Crippa

L’esponente del Carroccio attaccò per le iniziative per visitatori di lingua araba. Il tribunale di Torino: «incitò il pubblico social a insultare il museo. Finta la sua telefonata»

Il manifesto dell’Egizio per visitatori di lingua araba

Il manifesto dell’Egizio per visitatori di lingua araba

redazione 23 aprile 2020
Ricorderete la polemica scatenata a Torino dalla Lega, con l’esponente del Carroccio torinese e oggi deputato Andrea Crippa nel gennaio 2018: accusò il Museo Egizio di favorire gli arabi ai danni dei cittadini italiani e che lanciò un video che diete fiato a una valanga di insulti via social e anche per telefono.

L’istituto fece causa, anche perché Crippa diffuse una telefonata in apparenza con il museo e gli rispondeva un uomo. Peccato che le centraliniste dell’Egizio fossero tutte donne. Crippa è stato condannato a risarcire con 15mila euro il museo perché, dice la sentenza del tribunale torinese, alimentò messaggi razzisti: il politico deve inoltre  rimuovere il video che fino a pochi giorni fa era ancora in circolazione sui social. Lo ha condannato la sezione civile.

Allora Crippa era leader del Movimento dei Giovani Padani e assistente a Bruxelles di Salvini. Attaccò il museo perché offriva a chi parla arabo la possibilità di visitare il museo in due al prezzo di un solo biglietto. Alla risposta di un uomo (non una donna, quindi non era l’Egizio a rispondere), il leghista rispondeva: «Ma a lei pare normale? E gli italiani che fanno, pagano il biglietto intero?». Pubblicava il numero di telefono dell’Egizio in sovraimpressione e invitava tutti a intervenire: «Facciamogli sentire cosa ne pensiamo».

Dice la sentenza del giudice Valeria Di Donato: «Crippa ha finto di fare una telefonata a vivavoce al museo Egizio per ottenere informazioni su eventuali agevolazioni in corso e, alla risposta del (finto) centralinista, ha criticato in maniera polemica la promozione a favore degli arabi che avrebbe realizzato una discriminazione “a rovescio”».

Per il giudice Crippa aveva voluto «proprio incitare il pubblico social a offendere, insultare il museo». La condanna è scattata per «incitamento all’odio», per «spingere all’intolleranza con modalità tali da propagarsi in modo efficace», per la telefonata (con finto centralinista uomo) pubblicata per «disinformare o arrecare danno a terzi». E poi c’è l’aspetto economico: l’accusa di «rubare i soldi agli italiani». Insomma, pare il programma politico della Lega.

Nel video Crippa sosteneva anche che con quell’iniziativa «i soldi di tutti i cittadini italiani sono stati utilizzati per le agevolazioni sugli ingressi in favore di soggetti di origine o cultura araba». Invece la Fondazione torinese, ricorda la sentenza, «non riceve alcun finanziamento dallo Stato».

Il video ebbe milioni di visualizzazioni e scatenò offese e messaggi razzisti sui social. Per i giudici quel video fu un montaggio. La Fondazione del Museo Egizio, con il direttore – egittologo Christian Greco, sporse querela. Sul fronte penale la Procura di Torino aveva chiesto l’archiviazione del procedimento. Sul fronte civile è andata in altro modo.