Un anno fa bruciò Notre Dame. Macron vuole riaprirla nel 2024 ma il cantiere è fermo

Il 15 aprile 2019 le fiamme devastarono la chiesa. Il restauro non è ancora iniziato e il Covid19 ha bloccato i lavori

Un anno fa bruciò Notre Dame. Macron vuole riaprirla nel 2024 ma il cantiere è fermo
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15 Aprile 2020 - 16.18


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di Andrea Umbrello

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Era 15 aprile del 2019. Esattamente un anno fa alle ore 19:00, le fiamme avvolsero la sommità della cattedrale di Notre Dame a Parigi. Il fuoco divorò inevitabilmente secoli di storia e cultura di un Paese sotto shock. Fu necessaria un’intera notte di duro lavoro da parte di oltre 400 vigili del fuoco per domarlo, ma il danno fu considerevole, la guglia e il transetto settentrionale completamente distrutti. Le pietre annichilite come ferite sanguinanti misero in ginocchio l’anziana e nobile “signora” di oltre 850 anni.
Subito dopo il più grande disastro mai subito dall’emblematico monumento gotico di Parigi, un susseguirsi di emozioni coinvolse le persone di tutto il mondo. Il giorno successivo, il 16 aprile 2019, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, parlò in diretta dall’Eliseo e dichiarò che sarà fatto tutto il possibile per far luce sulle cause responsabile della catastrofe culturale e che la cattedrale sarà ricostruita in un tempo massimo di cinque anni.

Da quel momento, il conto alla rovescia è partito e centinaia di persone sono diventate responsabili del tempo che separa le vestigia della cattedrale dal loro recupero.
Le procedure per chiarire il primo punto affrontato da Macron coinvolsero Rémy Heitz, procuratore di Parigi, che aprì un’indagine giudiziaria per danni involontari, respingendo l’atto terroristico e favorendo le ipotesi di un malfunzionamento del sistema elettrico o quella di una sigaretta consumata e spenta irresponsabilmente.

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Da allora, sono stati nominati tre giudici inquirenti che hanno esaminato il caso. Numerose piste sono in fase di approfondimento, e oltre a quelle già citate, si indaga su un malfunzionamento di un ascensore utilizzato da operai edili. Nell’ottobre 2019, un rapporto del laboratorio centrale della prefettura ha raccomandato ulteriori indagini nell’area in cui è iniziato l’incendio, ma gli esperti non possono accedervi fino a quando le impalcature, che si sono sciolte durante l’incendio, non verranno smantellate.
Le indagini hanno tuttavia riscontrato diverse falle nel sistema di sicurezza.

Innanzitutto, la richiesta di intervento ai vigili del fuoco arrivò in ritardo a causa di un errore del segnale del sistema di allarme antincendio. Il messaggio di allarme antincendio apparso sullo schermo di controllo della sicurezza mostrava la scritta “soffitta navata-sacrestia”. L’agente di servizio era un lavoratore part-time di una compagnia di sicurezza e lavorava a Notre-Dame da soli quattro giorni, lo staff mandò quindi un agente in sagrestia, che ovviamente non vide nulla. Lo stesso agente di servizio e il suo responsabile parlarono al telefono per ben 18 minuti prima di capire che in realtà era necessario controllare la cornice della navata. Era troppo tardi. Lì, le fiamme avevano già iniziato a devastare il tetto.

Intanto, un anno dopo l’incendio, il restauro non è ancora iniziato. Il primo dei 40mila pezzi di piombo e acciaio dell’impalcatura di contenimento che è stata bruciata un anno fa deve ancora essere rimosso. Per lunghi mesi, è stato necessario stabilizzare l’intelaiatura per evitare che collassasse. Le ultime notizie fanno trapelare che dovrebbe essere smantellata a fine estate o addirittura all’inizio dell’autunno. Successivamente, stando a quanto riferito da Philippe Villeneuve, capo architetto che sta conducendo gli studi di restauro, sarà necessario ispezionare il caveau e proteggerlo. Solo allora potranno iniziare i lavori di rinnovamento.

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Oggi, restituire ai francesi e a tutto il mondo la maestosa cattedrale di Notre Dame rappresenta una grande sfida resa ancora più complessa a causa delle numerose complicazioni emerse da quando il count-down è partito. Tra queste, rientra inevitabilmente il confinamento decretato per limitare la diffusione del Covid-19. Dal 16 marzo, data in cui è iniziato il contenimento della popolazione francese, il cantiere è stato fermato. Ma secondo Jean-Louis Georgelin, presidente dell’istituto pubblico incaricato della conservazione e del restauro della cattedrale, l’obiettivo della sua riapertura entro il 2024 rimane invariato. Dello stesso avviso è Emmanuel Macron, che in un video pubblicato sui social network dell’Eliseo in occasione del primo anniversario dell’incendio, sottolinea che questo dramma non verrà dimenticato anche se “i nostri giorni, i nostri pensieri, le nostre vite sono influenzati dalla crisi sanitaria del coronavirus”.

Ciò che solo un anno fa era stato vissuto collettivamente come un dramma nazionale sembra lontano anni luce dall’attuale crisi sanitaria e da un futuro incerto che interessa tutti i Paesi gravemente colpiti dalla pandemia, ma alle 20:00 di questa sera, le stesse campane di Notre Dame rimaste in silenzio perfino durante il giorno di Pasqua, accompagneranno i francesi nell’applauso rivolto all’operato del personale infermieristico.

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