Dall’Angola devastato alla Sardegna ferita, Kia Henda avvicina due mondi

Al museo Man di Nuoro l’artista-attivista angolano evoca luoghi deturpati nell’isola e il post-colonialismo nel suo paese

Kiluanji Kia Henda, “Cold War”. Al museo Man di Nuoro per la mostra “Something Happened on the Way to Heaven”

Kiluanji Kia Henda, “Cold War”. Al museo Man di Nuoro per la mostra “Something Happened on the Way to Heaven”

redazione 31 gennaio 2020
Alla bellezza della Sardegna Kiluanji Kia Henda contrappone luoghi che quella bellezza tradiscono come le architetture lasciate dalla Guerra Fredda o le basi militari tuttora presenti (senza dire di eventuali scempi urbanistici). È esercitando lo sguardo su quella duplice visione sull’isola, e guardando a scempi nel suo Paese, che l’artista e attivista angolano, nato a Luanda nel 1979, è stato invitato in Sardegna dal Man Museo d’arte Provincia di Nuoro per impostare la mostra aperta da oggi 31 gennaio fino al 1° marzo per le cure del direttore Lugi Fassi e dal titolo “Something Happened on the Way to Heaven”, qualcosa è successo alla via verso il paradiso. Il progetto è , e prodotta con la Fondazione Sardegna Film Commission e, ricorda il museo, “prosegue una linea di ricerca avviata dal Man sulla scena artistica africana contemporanea”. Dopo Nuoro la mostra verrà allestita a ottobre alle Galerias Municipais di Lisbona, città dove l’artista divide la sua vita oltre a Luanda.

Kia Henda propone sculture e installazioni eseguite appositamente mentre era in Sardegna oltre a foto precedenti. Le opere per così dire sarde vanno su due binari: “il bello; rappresentato dalla natura mediterranea e dall'idealizzazione del mare e delle coste, una bellezza che è diventata una merce di massa nell'epoca del turismo contemporaneo”, con pezzi di costa visti attraverso delle griglie grafiche.

L’altro binario è “invece il brutalismo architettonico, tracce sul territorio della stagione della Guerra Fredda con basi militari e rovine industriali”. Un “rimosso estetico”, lo definisce Fassi nella nota, a cui “si aggiunge l'immagine perturbante del Mediterraneo del presente, non più ponte di prossimità sincretica tra mondi, lingue e culture, ma miraggio di speranza di una nuova vita tradottasi in morte per migliaia di persone che tentano di attraversarlo per raggiungerla, confine di un'Europa che chiude sé stessa dietro una cortina di sempre più rigide barriere, giuridiche e fisiche”.

Alle immagini e installazioni sulla Sardegna Kia Henda affianca foto, video, installazioni, sculture e performance del 2006 sulla “devastazione del territorio angolano durante la Guerra Fredda”. Kia Henda, ricorda il museo nuorese, ha rappresentato l’Angola alla Biennale di Venezia nel 2007 e la rivista politica americana “Foreign Policy” lo ha inserito nel 2014 tra i “Leading Global Thinkers”.

La mostra è suddivisa in capitoli che portano titoli come “The Geometric Ballad of Fear” (sulla costa sarda), “Mare Nostrum” (saline ad Arles, nella Riviera francese), “Hotel Flamingo”, “The Reliquary” dove immagina un sardo ritornato nell’isola dopo aver vissuto altrove e un africano che vive in Sardegna.