Mare Nostrum, cataclismi, incroci e incontri nelle mostre d’archeologia

Da Santorini a Cartagine, dai reperti venuti dal mare ai cambiamenti climatici: le esposizioni tra Roma, Napoli, Pompei, Paestum e Palermo

Da sinistra, particolari da un affresco di Santorini, statuetta alla mostra su Cartagine, una scultura dalla casa di Polibio a Pompei

Da sinistra, particolari da un affresco di Santorini, statuetta alla mostra su Cartagine, una scultura dalla casa di Polibio a Pompei

redazione 30 dicembre 2019
Ste. Mi.

Da Omero a Virgilio i poeti dell’antichità lo hanno raccontato senza tema di smentite: l’antichità classica non fu monolitica, furono tante epoche, civiltà, tempi di conflitti come di confronti tra culture diverse. Ce lo ricorda adesso un drappello di mostre da poter visitare durante le feste con Roma regina indiscussa. E poiché leggiamo sempre il passato con gli occhi di oggi, con i nostri conflitti e le nostre speranze, da questi appuntamenti sembra levarsi un monito: quelle civiltà crebbero su una natura ibrida dove anche i vincitori assorbivano, e non respingevano, le città maturarono e fiorirono misurandosi con culti diversi, con religioni diverse, usi e arti d’altro tipo da quello fin lì conosciuto in quel luogo.
Di seguito, un sintesi tra suggestioni espositive nel centro sud.

Pompei e Santorini, l’apocalisse dei vulcani alle Scuderie del Quirinale
Nel 1613 a.C. un’eruzione enorme distrusse Akrotiri, ricca capitale dell’isola di Thera, oggi conosciuta come Santorini, con effetti così vasti e devastanti che più volte in quel cataclisma è stato visto il motivo ispiratore del mito di Atlantide. Nel 79 d.C. (al momento non è più chiaro se d’agosto oppure ottobre) il Vesuvio seppellì Pompei, Ercolano, le coste. Alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 6 gennaio “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno” accosta le due civiltà accomunate dal destino simile con calchi delle genti in fuga, statue, affreschi, interpretazioni pittoriche del cataclisma pompeiano dell’era romantica fino alla modernità.
La mostra è curata da Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico di Pompei, con Demetrios Athanasoulis, direttore dell’Eforia delle Antichità delle Cicladi, e raccoglie circa 300 reperti dai due siti archeologici compresi fra statue, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri dall’età del bronzo fino ad artisti come Andy Warhol, Giuseppe Penone, Francesco Jodice, Damien Hirst. Più volte il percorso vi potrà sorprendere. La visita offre molte suggestioni. Tra le tante, si desume che quelle civiltà seppero fiorire, cogliere e accogliere spunti dalle civiltà con cui scambiavano conoscenze e merci: chiudere le porte, e i porti, non le avrebbe fatte maturare al punto in cui maturarono.

Clicca cui per il sito della mostra su Santorini e Pompei

*** *** *** *** ***

Al Colosseo il mito di Cartagine, terra di incontri
Il confronto con altre civiltà vale anche per “Carthago. Il mito immortale”, mostra al Parco archeologico del Colosseo fino al 29 marzo sulla rivale di Roma, città fondata dai fenici e teatro dell’amore tra Didone ed Enea cantato nell’Eneide. La rassegna propone circa 400 reperti sulla società cartaginese fino all’epoca in cui, dopo le sconfitte dell’ultima guerra punica, si risollevò e divenne fiorente capitale dell’Africa proconsolare dell’impero romano.
Curata da Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi è nei monumentali spazi del Colosseo e del Foro Romano. L’esposizione è accompagnata dalle foto della fotografa greco-tunisina Marianne Catzaras in “Carthage ou la mémoire des pierres” alla Rampa imperiale di Domiziano, anche questa fino al 29 marzo 2020.

Clicca qui per il sito della mostra su Cartagine

*** *** *** *** ***

Il Mediterraneo sommerso con “Thalassa” all’Archeologico di Napoli
“Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 9 marzo 2020 raccoglie 400 reperti in nove sezioni espositive per raccontare il porto antico di Napoli. Frutto in gran parte dell’archeologia subacquea, per il Mann il fulcro simbolico della mostra l’Atlante Farnese, marmo del II sec. d.C.. “Filo conduttore” dell’itinerario è “la scoperta del Mediterraneo che, sin dalle radici storiche più remote delle civiltà occidentali, era interpretato (e vissuto) secondo diverse accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio sono termini legati, da sempre, al Mare Nostrum”.
A cura di Paolo Giulierini, l’archeologo scomparso nel marzo scorso Sebastiano Tusa, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni, l’esposizione comprende testimonianze da città di mare come Ercolano, da Cagliari, ed è organizzata dal MANN e dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana.

Clicca qui per la mostra “Thalassa”

*** *** *** *** ***

Pompei sfoggia gli arredi della casa di Giulio Polibio
Al piano superiore dell’Antiquarium il parco archeologico inquadra “la storia di una ricca famiglia pompeiana, attraverso gli oggetti quotidiani e la ricostruzione dei volti”, compreso quello di una giovane donna incinta. Oltre 70 gli oggetti espostitra lucerne, porta lucerne, bruciaprofumi, vasellame per cuocere (pentole, tegami, olle per bollire focacce e verdure), coppe, scaldavivande, candelabri, un anello con sigillo in bronzo con il nome di C.IVLI PHILIPPI, forse il vero proprietario della casa, cui il parco pompeiani affianca i volti ricostruiti negli anni ’70 dai crani di tre vittime dell’eruzione: una ragazza nemmeno ventenne agli ultimi mesi di gravidanza, un adulto tra i 25 e i 35 anni, un anziano intorno ai 60 anni.
La grande casa di Giulio Polibio è su Via dell’Abbondanza e fu costruita tra il III e il II sec. a.C. Giulio Polibio era un discendente di un liberto della Gens Iulia, la famiglia dell’imperatore Augusto: le iscrizioni elettorali sulla facciata della casa lo raccomandano come duoviro della città.

Clicca qui per il sito sulla casa di Polibio

*** *** *** *** ***

Poseidonia e cambiamenti climatici a Paestum

Con “Poseidonia. Città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” il parco archeologico di Paestum nel suo museo fino al 31 gennaio 2020 racconta Paestum, o Poseidonia come chiamavano i greci chiamavano la città intitolata al dio del mare spesso irato e vendicativo Poseidone. Tra reperti, spunti scientifici, opere d’arte e confronti con studi e immagini dalla nostra epoca inquinata.

Il sito della mostra a Paestum

*** *** *** *** ***

Le statue sognano al Museo Salinas di Palermo
“Quando le statue sognano” vede 108 artisti di oggi dialogare con le loro opere e scatti con gli spazi e i depositi del Museo Archeologico Salinas. Il progetto espositivo è di Caterina Greco e Helga Marsala. La raccolta apre un’area finora chiusa, espone “per la prima volta le teste votive di Cales (IV-II secolo a.C) e altre opere conservate nei depositi”. Le foto di Ferdinando Scianna del 1984 raccontano Borges ormai cieco che “sfiora” le sculture tentando di “leggerne” i contorni. “Quando le statue sognano” è curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e dal critico d’arte Helga Marsala.
Il Salinas è in restauro per cui non può essere visto tutto ma presenta due importanti anteprime del futuro allestimento: nella Stanza del Mosaico c’è la Menade Farnese, nel prolungamento della Sala Ipostila propone l’Ariete bronzeo da Siracusa.

Il sito del museo Salinas

*** *** *** *** ***

Nella foto in alto, particolari da
Giovani che reggono dei pesci affresco del XVII secolo a.C., Akrotiri, Casa ovest, Santorini, alle Scuderie del Quirinale.

Statuetta di elefante in argilla, Pompei I sec. d.C., dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alla mostra Cartagine al Colosseo

Una scultura della casa di Polibio, Parco archeologico di Pompei, foto di Cesare Abbate

*** *** *** *** ***

Gli etruschi viaggiatori in mostra (ma loro si chiamavano rasna)