L’anima di Leonardo Sciascia negli scatti di Angelo Pitrone

Una mostra alla Fam Gallery di Agrigento con ritratti privati dello scrittore, coscienza critica della cultura italiana e della Sicilia

Angelo Pitrone: Sciascia. Dal volume “Leonardo Sciascia. Quasi guardandosi in uno specchio”

Angelo Pitrone: Sciascia. Dal volume “Leonardo Sciascia. Quasi guardandosi in uno specchio”

redazione 14 dicembre 2019
Il 20 novembre 1989 moriva, a 68 anni, Leonardo Sciascia: lo scrittore e polemista con i suoi libri, i romanzi, i saggi, gli articoli, i testi teatrali, ha dato voce a una coscienza estremamente acuta, a una cultura dove un pessimismo di fondo non porta a rinunciare affatto agli strumenti della ragione né a un pensiero fondato con saldezza anche sull’Illuminismo, ha scandagliato con un pensiero di matrice europea i concetti del vivere civile e dello Stato, ha espresso costantemente una critica amara e impietosa al fenomeno mafioso. Siciliano di Racalmuto, tra il 1985 e il 1988 venne più volte fotografato dall’allora giovane Angelo Pitrone nella veste privata, dalla casa allo studio, alla vacanza nella campagna. Trent’anni dopo il fotografo espone una scelta di 25 scatti alla Fam Gallery di Agrigento, diretta da Paolo Minacori, da domenica 15 dicembre alle 18 fino al 12 gennaio, dopo averli presentati a Gibellina e a Palermo. All’inaugurazione Vitrone presenta il catalogo “Leonardo Sciascia. Quasi guardandosi in uno specchio” (Salvatore Sciascia Editore, 96 p., ill., € 18,00) che ha un saggio introduttivo del critico letterario Salvatore Ferlita e i ricordi di Nino De Vita, marsalese, amico dello scrittore, poeta. La mostra è aperta dal martedì alla domenica, dalle 17 alle 20. Ingresso libero.

Dagli scatti in volume visti online sembra di cogliere lo scrittore che studia il fotografo, lo scruta e, accettando di farsi ritrarre in casa, in una pausa, mentre uno scultore lo ritrae, lo accetta, sente che quel giovane ha qualcosa da dire tramite la fotografia. Come riferiscono le note stampa, scrive Ferlita in catalogo: “Sono almeno quattro i Leonardo Sciascia che da questi scatti di Angelo Pitrone si affacciano (la breve fenomenologia che segue, sia chiaro, si basa su un’intuizione del grande Roland Barthes): quello che Sciascia credeva di essere; quello che avrebbe voluto si credesse egli fosse; quello che Pitrone credeva Sciascia fosse e quello di cui il fotografo si serviva per mostrare la sua arte”. E in quelle foto “di certo si riconoscerebbe, leggerebbe i segni dell’anima prendere forma nelle rughe del suo volto. Il volto di uno scrittore segnato da una certa malinconia, che stava tra l’inquietudine e la mestizia…”.

Le foto, avvisano gli organizzatori, sono per lo più inedite e sono state scattate tra il 1985 e il 1988 nella casa di Sciascia alla Noce, nella campagna di Racalmuto, a Grotte e Agrigento. Spesso sono immagini private scattate durante l’estate in villeggiatura o in occasione di eventi culturali quali l’Efebo d’oro ad Agrigento o il Premio Racalmare di Grotte o l’inaugurazione di una mostra al Centro Culturale Pasolini di Agrigento. Dice Pitrone sempre nel comunicato: “Insieme ad una serie di ritratti dichiarati, in cui Leonardo Sciascia posa nella sua residenza di campagna, ci sono immagini di Leonardo con personaggi e amici, dal fotografo Ferdinando Scianna allo scrittore Manuel Puig, dall’attore Turi Ferro al regista Francesco Rosi, dallo scrittore Matteo Collura all’arciprete di Racalmuto Padre Puma”.

“Andavo spesso a prendere Sciascia, con la mia macchina, in via Scaduto – scrive De Vita - . Suonavo il citofono. Sciascia mi invitava a salire, a volte diceva che subito sarebbe sceso. Quando, dopo esserci salutati, prendeva posto accanto a me, io avevo già tutto chiaro: erano accenni di sorriso, parole smozzicate, era il modo di posizionarsi sul sedile, il suo rannicchiarsi, a volte, come preso da una sofferenza. Avremmo conversato o ci sarebbe stato – e poteva anche accadere per tutto intero il viaggio – il silenzio”.