Schio (Vicenza) dice no alle “pietre d’inciampo” di ebrei deportati: “Divisive”

La giunta comunale boccia la proposta del Pd per ricordare con i sanpietrini d’artista i 14 ebrei morti nei campi nazisti

Pietra d’inciampo

Pietra d’inciampo

redazione 27 novembre 2019
Ci risiamo e accadrà con sempre più insistenza, non facciamoci illusioni. A Schio in provincia di Vicenza il Partito Democratico ha presentato una mozione affinché fossero installate 14 “pietre d’inciampo” davanti alle case dei cittadini che morirono nei lager nazisti e ha dato l’elenco di 14 vittime. Ma la giunta comunale ha risposto no. Scrive il pd vicentino: «La maggioranza [la lista civica Noi Cittadini NdR] ha bocciato la mozione perché “divisiva” e perché “non tiene conto delle morti da entrambe le parti”»

Le pietre d’inciampo (Stolpersteine in tedesco) sono una creazione dell’artista tedesco Gunter Demnig che colloca in tutta Europa sanpietrini sul selciato per ricordarci, con una forma d’arte semplice, discreta e civile, chi è finito nelle mani del nazismo, perché ebreo, e ha perso la vita. Questi tasselli dorati indicano la data di nascita, il luogo, se si conosce la data e il luogo di morte. Riguarda gli ebrei: persone non di “razza ariana” mandate a morte atroce da rastrellamenti e o su segnalazioni. L’inciampo è solo mentale, visivo, filosofico, politico, non fisico, sono a filo di selciato. Sono pietre “divisive”? Certo ai nostalgici del nazifascismo non piaceranno e quindi chi le boccia non vuole inquietarli?

In una nota Leonardo Dalla Vecchia, capogruppo del Pd in consiglio comunale, scrive che «non ci sono giustificazioni, non ci sono alibi». La replica su nextquotidiano.it è di Alberto Bertoldo di “Noi Cittadini”, lista di maggioranza: «Queste iniziative rischiano di portare di nuovo odio e divisioni a Schio. Occupiamoci di Schio e degli scledensi e lasciamo che le vittime riposino in pace». In pace, quindi senza ricordare le vittime con un segno tangibile d’arte.
«Le pietre d’inciampo sono sanpietrini per ricordare i deportati nei campi di concentramento. Dall’area scledense sono state deportate più di 480 persone – scrive Dalla Vecchia – Secondo loro ricordare sarebbe stato divisivo e noi volevamo strumentalizzare. Scusatemi ma sono ancora stordito. Mi dispiace per Schio e per tutte le persone coinvolte». Dalla Vecchia ha pienamente ragione.