I restauratori su Venezia: «Bene i volontari dell’arte ma attenti ai rischi»

L’associazione Chief raccomanda cautela e azioni precise. Franceschini: ora l’Unesco si mobiliti sulla città e cambiamenti climatici. A luglio l'organismo non volle discutere di Venezia

Venezia allagata nei giorni scorsi

Venezia allagata nei giorni scorsi

redazione 20 novembre 2019
Ste. Mi.

Libri, manoscritti, il pavimento di San Marco, l’acqua salata penetrata anche in una cinquantina di chiese e in palazzi antichi: dalle prime stime il patrimonio culturale veneziano avrebbe subito danni pari a circa 3,6 milioni di euro per il solo patrimonio ecclesiastico. Sono le valutazioni iniziali perché, come hanno spiegato più esperti e l’ingegnere Pierpaolo Campostrini della Procuratoria di San Marco, gli effetti perniciosi dell’acqua salata emergono con il tempo, sulla lunga di stanza. Nel frattempo l’ambasciata russa tramite un appello ha raccolto la promessa di un milione di euro e il direttore Valery Gergiev farà un concerto gratuito per la Serenissima.

I restauratori di “Chief”: volontari sì ma con queste precauzioni
Di fronte al disastro più voci invocano l’Unesco (ieri il ministro dei Beni e attività culturali e turismo Dario Franceschini), si mobilitano associazioni come Italia Nostra sempre sul fronte per Venezia e il Fai – Fondo Ambiente Italiano. Intanto lancia una raccomandazione importante Chief - Cultural Heritage International Emergency Force, ottima associazione italiana di protezione civile, di tecnici esperti, che interviene nelle emergenze del patrimonio artistico a titolo volontario.
A Venezia Chief si è già mossa, a fianco dei funzionari della soprintendenza. E per l’associazione Barbara Caranza, restauratrice del Genio Guastatori della Brigata Folgore che salva beni artistici (si è spesa moltissimo per il terremoto nel centro Italia del 2016), avverte: «Siamo un associazione di volontariato di protezione civile, ogni nostro iscritto è abilitato alla professione di restauratore o collaboratore restauratore, ogni volontario è coperto da assicurazione grazie alla quota associativa, ricordiamo inoltre che il nostro intervento a titolo gratuito non è un intervento di restauro ma di stabilizzazione».
Secondo punto: «è fondamentale in queste situazioni cercare di lavorare cooperando con il sistema di protezione civile. È molto rischioso richiedere l’aiuto di singole persone non iscritte ad associazioni di volontariato di protezione civile, anche se professioniste dei beni culturali, questi singoli volontari non sono coperti da assicurazioni per queste tipologie di rischi e qualsiasi cosa succeda, la responsabilità cade anche sul gestore del bene». E qui la restauratrice ricorda un elemento decisivo per Venezia: «Spesso si dimentica la pericolosità della contaminazione delle acque, senza pensare a come sarebbe complesso organizzare e gestire un intervento senza linee comuni sulle procedure e metodologie».

Gli appelli: l’Unesco si svegli per Venezia e i cambiamenti climatici
L’Unesco negli ultimi tempi non brilla certo per iniziativa, come cantava Fabrizio De André in Bocca di rosa. Tuttavia più fronti fanno appello all’organismo culturale dell’Onu affinché si dia una svegliata e intervenga per Venezia e non solo Venezia.
«Quello che è accaduto a Venezia ci ha ricordato ancora una volta quanto siamo fragili di fronte ai disastri naturali e al cambiamento climatico. Questa tragedia può divenire un’opportunità per trovare soluzioni e prevenire altri danni: dobbiamo poter reagire prontamente, servono azioni internazionali, coordinate e guidate dall’Unesco», ha dichiarato ieri il ministro per i beni e per le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini al Forum dei ministri della cultura alla 40esima Conferenza generale Unesco a Parigi. «Devono essere rafforzate le iniziative come i caschi blu della cultura, per prevenire e reagire prontamente a seguito dei disastri naturali. Perché le minacce globali contro il nostro patrimonio non sono solo il terrorismo, la guerra e i conflitti armati. Abbiamo bisogno di un action plan per proteggere il patrimonio culturale dal cambiamento climatico».

Ma a luglio l'Unesco distolse lo sguardo
L’Unesco purtroppo però nel luglio scorso con il Comitato del Patrimonio Mondiale decise di non discutere di Venezia e di non inserire la città tra i siti del Patrimonio Mondiale in pericolo. Forse quando la città verrà interamente allagata, e non “solo” il 70%, iscriveranno la Serenissima nella lista dei luoghi di cultura a rischio?