Volpe: «Con Franceschini la cultura riacquista peso politico»

L’archeologo, che fu nominato dal ministro a guidare il Consiglio superiore, auspica una partecipazione “dal basso” su temi come la tutela

Il sito archeologico statale di Paestum

Il sito archeologico statale di Paestum

redazione 5 settembre 2019
Ste. Mi.

Si rallegra per la nomina di Dario Franceschini all’apice del ministero dei beni culturali Giuliano Volpe: d'altronde l'archeologo, docente all’università di Foggia: è un fautore della riforma del ministro su musei e soprintendenze, pur invocando correzioni, e l’esponente Dem chiamò il professore di archeologia cristiana e medioevale nell'ateneo pugliese come presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, organo consultivo scientifico al quale ogni ministro dovrebbe prestare ascolto ma che Bonisoli - e non è stato il primo - aveva ignorato.

Professore, sarà contento per l’incarico a Franceschini: qual è la sua valutazione?
La prima considerazione è che in questo governo svolge il ruolo di capo delegazione del Pd, ne è il rappresentante ufficiale. Trovo significativo che, nonostante altre voci su una collocazione di peso, abbia deciso ancor una volta di prendere il Mibac, riportandovi il turismo che era stato sconsideratamente accorpato all’agricoltura. Quando fece la scelta da ministro nel 2014 disse che gli avevano proposto un altro ministero, ma di aver voluto lui i beni culturali e li volle ancora una volta con il governo Gentiloni: ciò dimostra come lo consideri un ministero di peso anche nella gerarchia dei ministeri ed è una buona notizia. In questo periodo il Mibac era tornato una cenerentola, senza peso politico, senza una visione strategica: ora credo torni a essere strategico, tenuto dalla personalità politica più rilevante del Partito democratico in rappresentanza nell'esecutivo.

Cosa dovrebbe fare, a suo parere?
Mi auguro che voglia riprendere il percorso lì dove era stato lasciato, correggendo gli errori e problemi rimasti aperti dalla sua riforma, e che voglia riaggiustare delle cose anche sull’assetto da lui dato. Mi auguro che sia anche la volta buona per risolvere tante questioni. Dal mio punto di vista, serve un rapporto più organico con il mondo della scuola, dell’università, affinché ci sia una integrazione strategica. La formazione e la ricerca sono gli assi su cui investire insieme al patrimonio culturale, il turismo culturale, il paesaggio, e ci sono moltissime cose da fare.

Torna in un dicastero che già conosce. Gli servirà?
Non deve passare un anno a capire come funziona. Franceschini dovrà dare seguito alla politica di assunzioni perché il ministero va rimpinguato. Soprattutto deve fare una grande operazione di alleanza tra patrimonio culturale e cittadini: nella prima fase del suo ministero dette grande importanza a musei e parchi archeologici, ora riguarda tutti i musei, le soprintendenze, serve una visione più partecipata della tutela, del paesaggio. Credo ci possa essere una condivisione con i Cinque Stelle per una visione partecipata dal basso.