Il recupero di un “mondo perduto”: Paolo Di Paolo e l’Italia scomparsa

Al museo Maxxi una lodevole mostra propone gli scatti dall'archivio sterminato del fotografo: da dive come Anna Magnani ai funerali di Togliatti

Pier Paolo Pasolini al “monte dei cocci”, Roma, 1960. Paolo Di Paolo © Archivio Paolo Di Paolo (courtesy Collezione Fotografia MAXXI)

Pier Paolo Pasolini al “monte dei cocci”, Roma, 1960. Paolo Di Paolo © Archivio Paolo Di Paolo (courtesy Collezione Fotografia MAXXI)

redazione 26 giugno 2019
di Giuseppe Costigliola

La nostra storia pullula di personaggi notevoli che nei più vari campi hanno dato lustro a questo Paese prima di finire inghiottiti negli abissi dell’oblio. D’altra parte, si sa, il vuoto di memoria che ci avvolge è forse il male peggiore tra i tanti che ci affliggono.
Ogni tanto, però, avviene una sorta di miracolo: qualcuno s’intigna, e decide di recuperarla, la memoria, e di riportare all’attenzione della distratta contemporaneità uno di questi giganti del passato, che nel loro ambito hanno lasciato una traccia importante nella storia, nel costume o nell’arte d’Italia.

Accogliamo quindi con grande piacere l’iniziativa del MAXXI di Roma, e della curatrice Giovanna Calvenzi, per aver dedicato una mostra ricca e puntuale a Paolo Di Paolo, che con la sua arte fotografica ha fermato nell’indelebilità della memoria fotografica un ampio scorcio della storia del nostro Paese, fatti e personaggi colti nei momenti di transizione, di trasformazione epocale.

Paolo di Paolo, nato nel 1925 a Larino, in Molise, nella sua carriera ha collaborato con diversi settimanali, ed è stato per quasi un quindicennio il fotografo di punta di una rivista politica e culturale che ha lasciato una traccia profonda nella cultura del nostro Paese, “Il Mondo”, che annoverava come direttore Mario Pannunzio e capo redattore Ennio Flaiano, sulle cui pagine scrivevano personalità del calibro di Benedetto Croce, Gaetano Salvemini, Alberto Moravia, e numerosi altri. Fu un giorno ben triste quello della sua chiusura, l’8 marzo del 1966, e si narra che in un telegramma indirizzato al suo direttore Di Paolo scrisse: “Per me e per altri amici muore oggi l’ambizione di essere fotografi”. Be’, da quel giorno Di Paolo effettivamente mise in soffitta la macchina fotografica, tornò a dedicarsi agli amati studi filosofici e ad attività nel settore editoriale. Ma quel che sino ad allora aveva realizzato rimane nella storia della fotografia italiana.

Nell’ambito della mostra a lui dedicata al MAXXI, dall’evocativo titolo “Mondo perduto”, vi è la precisa ricostruzione della stanza della redazione de “Il Mondo”, da cui emana tutta l’atmosfera del tempo: la sobria scrivania col paralume, il telefono nero e la macchina da scrivere rigorosamente d’epoca. Nelle sale sono esposte oltre 250 fotografie in bianco e nero, parecchie delle quali inedite, una minima parte dello sconfinato archivio (si parla di 250 mila tra negativi, provini, stampe e diapositive) ritrovato casualmente dalla figlia di Di Paolo, Silvia, una ventina d’anni fa. In seguito a questo prezioso rinvenimento, e all’interesse di Alessandro Michele, Giovanna Melandri e Bartolomeo Pietromarchi (rispettivamente direttore creativo di Gucci, presidente della Fondazione MAXXI e direttore del MAXXI Arte), sono stati realizzati il libro “Paolo Di Paolo. Mondo perduto, Fotografie 1954-1968" e la mostra, che rimarrà aperta al pubblico sino al 1° settembre 2019.

L'esposizione è divisa in sezioni, che intendono narrare alcune sfaccettature della storia italiana, i reportage di Di Paolo in giro per il mondo e le sue inchieste sociologiche. Con tratti lirici uniti a un rigore realistico, le foto narrano visivamente un’epoca scomparsa, quella degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, ormai consegnata alla storia e al mito.

Di Paolo ha ritratto divi del cinema, artisti, personaggi delle classi alte e persone comuni. Imperdibili le foto relative al viaggio lungo le coste italiane intrapreso da Di Paolo con Pierpaolo Pasolini, frutto di un reportage sulle vacanze degli italiani; o ancora quelle di Pasolini al Monte dei Cocci a Roma, nella sua casa e in raccoglimento sulla tomba di Antonio Gramsci, di Tennessee Williams in spiaggia con il cane, di Ungaretti con un gatto in braccio, della figura iconica di Ezra Pound, di Anna Magnani con il figlio sulla spiaggia del Circeo, di Kim Novak alle prese con un ferro da stiro in una camera d’albergo, di Sofia Loren che scherza con Marcello Mastroianni negli studi di Cinecittà. Ma forse, le fotografie che più s’imprimono nella memoria sono quelle di una famiglia che si trova per la prima volta davanti al mare, a Rimini, quelle dei volti affranti della gente comune il giorno dei funerali di Palmiro Togliatti, quella di una famiglia di contadini in attesa dell’inaugurazione della tratta Roma-Firenze dell’Autostrada del Sole: palese è l’intento umanistico che determina gli scatti, l'intento di scavare dietro la superficie delle cose, alla ricerca dell’anima popolare, del volto vero delle cose.
Insomma, è una mostra davvero bella, oltre che interessante.