"Non una di meno": «La "Maestà" sulla violenza alle donne è un'altra violenza»

Le femministe del gruppo e altre donne contro l'installazione di Gaetano Pesce in piazza Duomo a Milano

La Maestà sofferente di Gaetano Pesce da un video su youtube di Elizabeth Macon "L'arte al servizio della cronaca"

La Maestà sofferente di Gaetano Pesce da un video su youtube di Elizabeth Macon "L'arte al servizio della cronaca"

redazione 8 aprile 2019
Da lontano e sul web sembra una enorme poltrona con seni, color carne e trafitta da frecce e incatenata. È la "Maestà sofferente", installazione che vuole denunciare la violenza alle donne dell'artista Gaetano Pesce allestita in piazza Duomo a Milano per la Design Week in corso dal 9 al 14 aprile. Ma l'opera ha scatenato le proteste di molte donne e del movimento femminista «Non una di meno». Per due ragioni almeno: la prima è una domanda sul perché affidare l'immagine della violenza contro le donne in un luogo pubblico e centrale come la piazza milanese a un artista uomo? Non ci sono donne artiste in grado di elaborare un linguaggio efficace? Ce ne sono a bizzeffe.

La seconda ragione è sull'opera. Per le donne di «Non una di meno» la "Maestà sofferente" in realtà è una «ulteriore violenza» perché rappresenta la donna «per l’ennesima volta  come corpo inerme e vittima» e perché è vittima senza mostrare l'uomo che pratica quella violenza.

Quanto l'architetto e designer ha dichiarato all'inaugurazione, come riferito dal corriere.it, non ha appacificato gli animi: «L’arte fa discutere e fa crescere il nostro cervello. Secondo me, questa opera è una festa, anche se triste perché si ricorda che le donne sono vittime di violenza, ma è meglio ricordarlo che negarlo». Al che sono fioccati i commenti tra l'amareggiato e il sarcastico, sui social. Per la frase «questa opera è una festa, anche se triste». Una festa triste? Se un uomo, un giovane, venisse violentato e/o ucciso per motivi sessuali, qualcuno parlerebbe di «festa triste»?

La "Maestà sofferente" è una versione ingigantita della poltrona Up5&6 che Pesce disegnò nel 1969: è alta otto metri e con una variante, è trafitta da 400 frecce, è circondata dalle teste di tigri, leoni, serpenti, ed è incatenata a una palla di ferro.