Bonisoli: "Gratis nei musei 20 giorni l'anno". Il Pd: "M5s riduce gli ingressi gratuiti"

Il ministro Bonisoli: dal 28 febbraio le giornate "aumentano da 12 a 20 per ogni anno solare". Dalla riforma Franceschini si entrava ogni prima domenica senza biglietto

Musei gratis

Musei gratis

redazione 14 febbraio 2019
Il ministro per i Beni e attività culturali Alberto Bonisoli cambia sulle domeniche gratuite nei musei e siti archeologici statali, annuncia che i giorni a ingresso libero " aumentano da 12 a 20 per ogni anno solare" perché la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto che scatterà a partire dal 28 febbraio. "Riduce le aperture domenicali, importante ed apprezzata novità introdotta dai governi a guida Pd - contesta il deputato del Pd Camillo D'Alessandro - La scelta rivela il progetto politico dei Cinque Stelle (Bonisoli è nel M5S, ndr): calpestare la cultura, evitare che il popolo possa accrescere i propri interessi. I cittadini consapevoli sono i principali nemici della narrazione pauperista e oscurantista dei Cinque Stelle". L'ex ministro Dario Franceschini (Pd) introdusse l'ingresso gratis in tutti i musei e siti statali ogni prima domenica del mese.

In un comunicato il ministero fissa i criteri dei giorni senza biglietto: "Il decreto prevede la conservazione delle prime domeniche di ogni mese da ottobre a marzo, una settimana di ingressi gratuiti che cambierà ogni anno, e che per il 2019 cadrà dal 5 al 10 marzo, e altre otto giornate a disposizione dei singoli direttori che potranno modularle come vorranno nell'arco dell'anno, anche aumentando il numero di giorni, limitando l'ingresso senza biglietto ad alcune fasce orarie fino al raggiungimento di una misura complessiva di otto giornate".
Resta come già adesso l'entrata gratuita "per tutti i minorenni e per alcune tipologie di studenti e docenti, oltre che per categorie già protette in passato come i portatori di handicap. Inoltre i giovani dai 18 ai 25 anni pagheranno sempre e soltanto due euro" (a meno che non abbiano diritto a entrare gratis).

Per D'Alessandro questa strategia "colpisce proprio i più poveri che magari non possono permettersi, per problemi economici, l'ingresso ad un museo o ad una mostra".