Razzismo e ingiustizie, lʼarte esplora il «cuore di tenebra» occidentale

Una mostra a Torino ispirata al romanzo di Conrad rimanda a discriminazioni e diseguaglianze. La descrive la storica dell'arte che l'ha curata, Marcella Beccaria

Pedro Neves Marques, YWY, lʼandroide. Castello di Rivoli in comodato da Fondazione per lʼArte Moderna e Contemporanea CRT

Pedro Neves Marques, YWY, lʼandroide. Castello di Rivoli in comodato da Fondazione per lʼArte Moderna e Contemporanea CRT

redazione 1 febbraio 2019
di Stefano Miliani

Il «cuore di tenebra» dellʼOccidente, quel viaggio in unʼAfrica oscura nellʼomonimo superbo romanzo di Joseph Conrad, genera incubi e rivisitazioni utili anche per rileggere fenomeni come guerre, imperialismo, razzismo, dominio indiscriminato dellʼOccidente. Ci prova “Cuore di tenebra /Heart of Darkness”, la mostra con cui Marcella Beccaria, storica dellʼarte, responsabile e curatore delle Collezioni del Castello di Rivoli museo dʼarte contemporanea, raccoglie artisti da Brasile, Cuba, Egitto, Israele, Italia, Libano, Messico, Polonia, Portogallo e Stati Uniti al Binario 2 delle Ogr– Officine Grandi Riparazioni di Torino.
Da venerdì 1° febbraio al 19 maggio, sostenuta dalla Fondazione per lʼArte Moderna e Contemporanea Crt e organizzata con Rivoli, la rassegna comprende star come Maurizio Cattelan, la coppia dʼarte portoricana Allora & Calzadilla, lʼenigmatica e affascinante libanese Mona Hatoum, Roberto Cuoghi che allʼultima Biennale di Venezia ha rivelato al grande pubblico la sua inquietante immaginazione. Tra performance, sculture, foto, dipinti, film e installazioni ispirate in qualche modo alle implicazioni e al viaggio nellʼanimo umano del marinaio Marlow lungo un fiume che possiamo immaginare come il Congo, della mostra parla la curatrice Marcella Beccaria.

Beccaria, nella descrizione della mostra “Cuore di tenebra” lei include la domanda “Può lʼarte prevenire gli errori?”. A quali errori si riferisce?

È una domanda molto ampia e ricorre spesso quando si parla con artisti contemporanei che spesso si domandano cosa possono fare: emerge la necessità del confronto costante tra arte e realtà quando purtroppo la realtà è sempre più drammatica e piena di violenza, con moltissime urgenze, dalle guerre continue in tutti gli angoli del pianeta alla discriminazione alle diseguaglianze economiche, di genere, di razza.

E lei?

Il mio modo di intervenire è continuare a produrre arte perché può lanciare messaggi importanti.

Come rispondono gli artisti, almeno i più consapevoli?

Hanno la consapevolezza di non fare unʼattività astratta né una divertente ricerca del bello e si interrogano costantemente sul confronto con la realtà.

La domanda conseguente alla prima è: lʼarte può prevenire gli errori?

Prevenire non sappiamo. Sicuramente fare arte è unʼattività di ricerca e conoscenza fondamentale per comprendere il difficile mondo che ci circonda. Lʼintera storia dellʼarte è costellata di momenti in cui la drammaticità del presente è parte delle ricerche degli artisti.

Ci fa qualche esempio sul modo in cui le opere da lei scelte indagano su temi come razzismo, terrorismo, fanatismo, discriminazione?

Tutte le opere in mostra in modo diversi toccano punti scoperti della complessità del presente. Un esempio pratico è il film di The Cabaret Crusade di Wael Shawky, egiziano. Lʼartista esplora come le crociate nella maggior parte della storiografia sono state raccontate sempre dal punto di vista degli occidentali, invece esiste una ricchissima letteratura della storia dal punto di vista arabo per cui ha creato opere filmiche che le raccontano dal punto di vista arabo. Quindi parliamo di quanto la storia, e lʼinformazione, possano essere manipolate a seconda di chi la racconta. In senso più ampio lʼopera di Shawky riguarda un momento di confronto e, ahimè, di scontro tra due civiltà che ha segnato la storia moderna e i cui echi sono ancora leggibili nel nostro presente, visto che la relazione tra mondo occidentale e islamico occupa le prime pagine dei giornali. Anche ricorrendo a flashback storici la sua opera è un profondo commento al presente. Oppure penso al portoghese Pedro Neves Marques che ha fatto un film con un androide e un campo di grano geneticamente modificato.

Nel comunicato stampa lei parla di “resistenza poetica”: posto che nelle arti non esistono ricette, come individua quella resistenza in unʼopera dʼarte?

È giusto che lʼarte si possa permettere spazi di libertà e che gli artisti possano immaginare come consegnare unʼulteriore dimensione di speranza. Un esempio è Massimo Grimaldi. Con le sue opere ha partecipato a premi, concorsi e borse e ogni volta che ha vinto ha devoluto il ricavato a Emergency tenendo per sé una quota per portare fisicamente in prima persona in un ospedale in Africa medicine e aiuti umanitari: ha risposto così alla domanda "io cosa posso fare" e con un suo linguaggio poetico.

A suo parere quando accade che unʼopera sia propaganda? Come si evita?

È un tema che corre lungo la storia e gli esempi sono noti. Ogni nazione ha intenzionalmente usato lʼarte come strumento della propria propaganda.

Lo ha praticato con particolare forza il fascismo, no?

Sì, il nostro paesaggio urbano è costellato di esempi di questa politica. Il governo fascista decise a tavolino di usare lʼarte. Ma le opere che collezioniamo a Rivoli o quelle in mostra non appartengono a questa categoria, gli autori sono liberi pensatori.

“Cuore di tenebra” ha avuto moltissime interpretazioni, compresa una lettura che lo vede come lo sguardo del colonialismo europeo sullʼAfrica oscura, selvaggia e spaventosa per gli occidentali. Lei cosa trova in quelle pagine tanto da intitolare la mostra come il romanzo?

Come moltissimi lettori ho subito il grande fascino di un libro che mantiene una radice misteriosa. Quello che mi ha più stimolato riguarda il confine tra i punti estremi di una civiltà e il suo opposto, con unʼonnipresente barbarie che ogni avanzamento si porta dietro e che sembra tutto lʼopposto della civilizzazione. Come molte grandi opere il libro contiene molte possibili letture e punti problematici: racconta un addentrarsi in un mondo apparentemente lontano da quello che ci si aspetta di trovare.

Infine: lei cura le collezioni del Castello di Rivoli, che è stata la prima istituzione italiana a votarsi allʼarte contemporanea. È possibile dare un giudizio generale del panorama artistico degli artisti di oggi nel nostro paese? Le sembra vitale?

Il panorama italiano è vivacissimo, ha  moltissimi artisti importanti. Tra le nuove generazioni ne abbiamo in mostra due: uno è Grimaldi, lʼaltro è Roberto Cuoghi che per "Cuore di tenebra" ha realizzato una nuova opera sonora ispirata alla caduta nel caos e poi nellʼoblio della splendida città assira di Ninive.