Pompei scopre un cavallo bardato per fuggire dal Vesuvio

Rinvenuto un terzo equino dopo altri due in una villa a nord del parco archeologico: forse era stato preparato per scappare dall'eruzione

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Foto del Parco Archeologico di Pompei

redazione 23 dicembre 2018
Un tempo erano notizie di crolli continui, da tempo Pompei sciorina notizie di scoperte. L'ultima riguarda un terzo cavallo di razza con ricca bardatura militare nella stalla di Civita Giuliana, avverte con una nota stampa il direttore del sito archeologico Massimo Osanna.
Gli archeologi hanno trovato un cavallo bardato, con sella e finimenti decorati in bronzo, che doveva appartenere a un alto magistrato militare o un generale e che forse fu bardato perché il suo cavaliere riuscisse a fuggire dall'eruzione del Vesuvio.
La ricerca riguarda una villa suburbana alle porte dell'antica città romana, nella zona nord fuori le mura del sito, dove il Parco Archeologico con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata (con il Procuratore capo Alessandro Pennasilico e il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli), il Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli "avevano dato avvio ad un importante intervento di scavo allo scopo di arrestare l’attività illecita di tombaroli a danno del patrimonio archeologico dell’area". Lo scavo aveva individuato reperti e una stalla della tenuta dove sono state scoperte prima " la sagoma integra di un cavallo e le zampe di un secondo animale", poi un terzo cavallo e cinque reperti bronzei.

"I tre cavalli, come forse il primo rinvenuto ed analizzato, dovevano far parte della “razza più nobile”, animali di rappresentanza, per la loro imponenza dimensionale, probabilmente frutto di accurate selezioni, e per i finimenti di pregio, in ferro e bronzo", dichiara il direttore generale Massimo Osanna. "Questi eccezionali ritrovamenti confermano che si trattava di una tenuta prestigiosa, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre ad un efficiente quartiere di servizio, con l'aia, i magazzini per l'olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati, anche stando a le prime indagini di inizio Novecento. Nel 2019 - annuncia l'archeologo - saranno stanziati due milioni di euro, dai fondi ordinari del Parco archeologico, per procedere all'esproprio dei terreni e per proseguire le indagini di scavo, al termine delle quali sarà possibile l’apertura al pubblico.”
Ha studiato la sella l’archeologo Domenico Camardo, ha condotto le ricerche sul campo l’archeologa Paola Serenella Scala.