Il '68 che lottava per la felicità negli scatti di Uliano Lucas

Un libro con un'ottantina di immagini di lavoro, scuole, emigrati e proteste del grande fotoreporter da un'Italia dove "le donne abortivano sul tavolo delle mammane"

1972. Da Uliano Lucas, "Sognatori e ribelli . Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto"

1972. Da Uliano Lucas, "Sognatori e ribelli . Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto"

redazione 14 novembre 2018

Uliano Lucas è un fotoreporter che ha saputo narrare le persone, la storia, la politica, gli umori e i sentimenti con i suoi scatti in bianco e nero. Fotoreportage non è una sequenza di scatti come possiamo fare tutti. Ha appena pubblicato "Sognatori e ribelli . Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto" (Bompiani, collana Reporter, pp. 176, € 14,00) sugli scatti di quella stagione così ricca di speranze, aspirazioni, utopie, desideri, così densa politica vissuta sulla propria pelle. Tanto che alla domanda, da una intervista ripresa dalla nota editoriale, se rivede se stesso nella sua immagine di un ragazzo in corsa con la bandiera rossa in pugno, Lucas ha risposto di ritrovarsi appieno: "Quel ragazzo che corre per andare a vedere gli operai è il simbolo della felicità". Non a caso ritiene opportuno rammentare una frase del regista francese Jean-Luc Godard: “Qualche volta la lotta di classe è la lotta di un’immagine contro un’altra immagine, di un suono contro un altro suono”.



Dal 1968 l'Italia è cambiata e in meglio, suggerisce il fotoreporter. In una intervista a Michele Smargiassi sul Venerdì del 2 novembre ricorda: "Quell'Italia era moralmente in mano alla Chiesa, economicamente di pochi grandi padroni, dissanguata da un'emigrazione di un milione di persone dal Sud arcaico al Nord produttivo, un flusso umano che creò il miracolo economico. Le donne abortivano sul tavolo delle mammane. Era un mondo vecchio, vecchio, e fu una storia nuova quella che vidi". Ricorda inoltre una caratteristica chiave del suo lavoro: stava in mezzo agli avvenimenti, alle persone, alle proteste, stava vicino ai lavoratori, andava nei quartieri-dormitorio, era appresso ai meridionali emigrati nel Settentrione. Nato a Milano nel 1942, freelance, il fotografo stesso era uno di quei "sognatori e ribelli" per cui otteneva una meritata fiducia, ma aveva "una formazione libertaria che mi salvò anche dalle nuove mitologie".