Al Man di Nuoro i confini tra Africa e Sardegna svaniscono

Il neodirettore del vivace museo sardo, Luigi Massi, presenta tre esposizioni per la nuova stagione. Guardando innanzi tutto al Mediteraneo

François-Xavier Gbré, part. da " Sardegna 2018". Archival print Courtesy the artist. In mostra al Man di Nuoro

François-Xavier Gbré, part. da " Sardegna 2018". Archival print Courtesy the artist. In mostra al Man di Nuoro

redazione 12 novembre 2018

Nonostante sia in apparenza lontano dalle rotte primarie dell'arte di oggi e dalle metropoli, in realtà il Man Museo d'Arte della Provincia di Nuoro è una realtà quanto mai vivace. Da marzo ha un nuovo direttore, Luigi Massi. Il quale, dopo aver viaggiato in lungo e largo per la Sardegna e aver approfondito leggendo scrittori sardi, debutta come curatore nello spazio con tre esposizioni inaugurate venerdì 9 dove riesce a intrecciare riflessioni e spunti sul Mediterraneo, l'isola, le migrazioni, la convivenza, senza cercare approcci didascalici ma suggerendo, fornendo suggestioni.
Fino al 3 marzo 2019 ha dunque allestito due personali, “Sabir” dell’israeliano Dor Guez, e “Sogno d’oltremare” di Francois- Xavier Gbré, più “O Youth and Beauty!” con opere pittoriche di Anna Bjerger (Svezia 1973), Louis Fratino (Stati Uniti 1994), Waldemar Zimbelmann Kazakistan 1984). Ogni rassegna è accompagnata da un "volumetto" a sé.
Dor Guez con “Sabir” raccoglie documenti d’archivio, due video e una installazione sonora, prodotta e commissionata per l’occasione dal Man. "È una riflessione di ampio raggio sul senso di appartenenza a una comunità, in rapporto alla grande storia e ai suoi stravolgimenti: cresciuto in Israele in una famiglia in cui s'intrecciano elementi cristiani, arabi, ebraici e palestinesi, Guez appartiene a una minoranza nella minoranza nello stato di Israele, quella della comunità palestinese di fede cristiana", riferisce il museo.
François-Xavier Gbré è un artista franco-ivoriano nato a Lille nel 1978. Qui propone foto dalle città capitali dell’Africa occidentale, Abidjan e Bamako, Porto Novo e Dakar accanto a scatti in Sardegna in un progetto commissionato dal museo stesso e con il supporto della Film Commission Sardegna. Si tratta "di una ricerca fotografica composta in forma di ipotetico dialogo epistolare tra un cittadino ivoriano residente in Sardegna e qualcuno rimasto a casa, o forse, tra chi vive in Africa e scrive a un amico ormai lontano nelle latitudini europee" tra "solitudine emotiva", "lo sfruttamento dei territori", la classificazione di "sud" e "nord". Il risultato è che "l'Africa non si distingue più dall'Europa e il Mali dalla Sardegna".