L’arte del video e i videoclip come arte: un libro e una mostra

Il critico Bruno Di Marino aggiorna il saggio sul videoclip da David Bowie a Lady Gaga. A Siena una rassegna va da Damien Hirst a registi come Antonioni e Wenders

Michael Jackson in "Thriller" di John Landis, 1983

Michael Jackson in "Thriller" di John Landis, 1983

redazione 13 agosto 2018

Il video “Thriller” di Michael Jackson girato da John Landis del 1983, con i suoi zombie ballerini, segnò lo spartiacque e il riconoscimento del videoclip come forma d’arte compiuta che andava oltre il semplice accompagnamento per immagini di una canzone. Riprende e affronta la storia del videoclip, conferendogli piena dignità e capacità di svelare il mondo, l’arte e la cultura, la versione ampliata e aggiornata del saggio del critico Bruno Di Marino “Segni sogni suoni. Quarant’anni di videoclip da David Bowie a Lady Gaga” (Meltemi editore, pp. 508, euro 25).



La mostra al Santa Maria della Scala


Un volume che parte dagli anni ’70 e arriva all’oggi, sarà una coincidenza temporale o forse no, parallelamente a Siena una mostra appena aperta affronta con altri modi lo stesso tema (caso mai ci andiate in questi giorni, il 16 agosto si corre il Palio dell’Assunta): il video come forma d’arte e il suo intreccio con il videoclip musicale: è “Musica per gli occhi”, al complesso del Santa Maria della Scala, davanti al Duomo. Titolo completo: “Musica per gli occhi / Music for the eyes. Interferenze tra video arte, musica pop, videoclip / Crossovers between video art, pop music, music videos”


Curata da Luca Quattrocchi, la rassegna esplora “attraverso video installazioni e video clip la contaminazione tra la video arte e pop music”. Dichiara il direttore dell’istituto senese Daniele Pitteri: “Una musica fatta non solo per essere ascoltata, ma anche per essere vista. La nascita della videoclip offre nuove possibilità espressive ad altre forme di arte. E la pop music diventa l’elemento di congiunzione/ispirazione per artisti, registi, videoartisti che indagano nuove forme espressive, a partire proprio dalla sublimazione del corpo del musicista/star”.



La mostra vuole indagare la “fertile contaminazione che porta non solo gli artisti a cimentarsi con il videoclip, ma soprattutto come i videoclip e la musica pop offrono ai videoartisti inediti spunti creativi e occasioni di riflessione sulla società contemporanea”. Tre le sezioni espositive. La prima sezione, “centrata sulla video arte, vede la musica pop come strumento di interpretazione della cultura contemporanea, con lavori di quindici video artisti come Francesco Vezzoli, Pipilotti Rist, Martin Creed, AES, Robert Boyd e Jesper Just”. La seconda sezione presenta video clip firmati da registi come Michelangelo Antonioni (per Gianna Nannini), Luc Besson, Derek Jarman per gli Smiths, David Lynch, Roman Polanski, Wim Wenders. La terza parte propone invece video di artisti-star del sistema dell’arte quali Damien Hirst, Vanessa Beecroft, Keith Haring, Andres Serrano, Bansky, Andy Warhol.


 







Bruno Di Marino, “Segni sogni suoni. Quarant’anni di videoclip da David Bowie a Lady Gaga”, Meltemi editore, pp. 508, euro 25



Musica per gli occhi / Music for the eyes, Santa Maria della Scala, fino al 4 novembre 2018