Dallo spazio all'arte: arriva dal Cern un acceleratore per restaurare Leonardo

Parte un progetto tra Istituto nazionale di fisica nucleare, Cern e Opificio delle pietre dure

Una raffigurazione immaginaria di un progetto di acceleratore

Una raffigurazione immaginaria di un progetto di acceleratore

redazione 18 dicembre 2017

Un acceleratore applicato al restauro dell’arte? Sì. A riprova che la ricerca scientifica pura ha infinite applicazioni oltre al fatto che amplia i confini della conoscenza. L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, istituto di ricerca e restauro del Ministero dei beni e attività culturali ed eccellenza nel mondo nel risollevare le sorti delle opere d’arte aiuterà esperti e ricercatori a studiare in modo non invasivo opere d’arte e reperti storici in un nuovo progetto.

“Un acceleratore di nuova generazione frutto della collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Cern dedicato interamente ai beni culturali”, dice la nota stampa. È il progetto Machina (Movable Accelerator for Cultural Heritage In-situ Non-destructive Analysis) per costruire, nei laboratori dell’Opificio, “un acceleratore compatto trasportabile, basato sulla tecnologia di quadrupolo a radiofrequenza (HF-RFQ) sviluppata al Cern”.
Il progetto ha un finanziamento di 1,7 milioni di euro e vede la collaborazione di Infn e Cern.

“All’Infn, ricorda la nota stampa, si è costituita la rete nazionale Infn-CHNet (Cultural Heritage Network) che raggruppa oltre 15 gruppi di ricerca specializzati in questo ambito. Fra questi, il Laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali e l’ambiente (Labec) di Firenze dove, dal 2004, è in funzione un acceleratore di particelle impiegato anche per analisi dei beni culturali con cui, grazie alla collaborazione con l’istituto fiorentino, sono state studiate tra l’altro capolavori di Leonardo, Mantegna, Antonello da Messina.