Song Dong al MAO di Torino per raccontare una vita

Oggetti che contengono memoria e ricordo, descrivono la storia di una Cina che cambia. La prima personale italiana dell'artista attraversa trent'anni di ricerca. Dal 23 ottobre 2026 al 27 giugno 2027 il Museo d'Arte Orientale di Torino ospita Soul Out

Song Dong al MAO di Torino per raccontare una vita
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23 Ottobre 2026 - 15.52


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Oltre diecimila oggetti conservati per decenni da una madre cinese diventano un’opera d’arte. Vestiti, giocattoli, mobili, recipienti e utensili raccontano una storia familiare attraversata dai cambiamenti della Cina del Novecento. È Waste Not, una delle installazioni più conosciute di Song Dong, presentata per la prima volta in Italia al Museo d’Arte Orientale di Torino.

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Soul Out, prima personale italiana dell’artista nato a Pechino nel 1966, aperta da oggi 23 ottobre 2026 e rimarrà aperta fino al 27 giugno 2027. La mostra si dipana all’interno del complesso “Palazzo Mazzonis”, creando un contrasto tra le installazioni e le collezioni permanenti del museo.

Song Dong appartiene alla generazione di artisti emersa nella Cina degli anni Novanta. Utilizza performance, fotografia, video e materiali recuperati dalla vita quotidiana per indagare il rapporto tra la sua memoria personale e trasformazioni sociali che ha vissuto. Il suo lavoro risente fortemente del pensiero taoista e Zen, con riferimenti all’Arte Povera, al Minimalismo e all’Arte Concettuale.

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In Waste Not, realizzata nel 2005, gli oggetti accumulati dalla madre nel corso di cinquant’anni vogliono raccontare una cultura domestica plasmata dalla scarsità e dall’abitudine a non gettare nulla. Anche il diario che Song Dong scrive con acqua su una pietra, in Writing Diary with Water, iniziato nel 1995, affronta il tema della memoria: le parole scompaiono appena l’acqua evapora.

Il percorso si apre con Believe, una cascata di luce rossa. I rapporti familiari ritornano in Touching My Father e My Daughter is my Four Seasons, dedicati rispettivamente al padre e alla figlia dell’artista.

Con Borrow Light, invece, entrano nel museo centinaia di lampade prestate dai cittadini torinesi. Ogni oggetto porta con sé una storia privata che confluisce nell’installazione attraverso dei giochi di luci e riflessi.

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La mostra raccoglie anche fotografie e video delle performance realizzate dagli anni Novanta a oggi. La curatela è di Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci e la consulenza scientifica di Manuela Lietti.
Il biglietto intero costa 18 euro e comprende le collezioni permanenti e la mostra Paesaggi da sogno. Sono previste riduzioni da 15, 12 e 6 euro e gratuità per le categorie indicate dal museo.

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