Camminiamo nelle nostre città e nei nostri territori, li attraversiamo decine e decine di volte, eppure raramente ci soffermiamo mai davvero sulla loro forma o sulla loro storia – architetture nascoste, palazzi sbarrati, giardini storici o chiesette di provincia che nascondono secoli di storia sociale, artistica e culturale. Spesso questi luoghi rimangono anonimi, ma altrettanto spesso sono riconosciuti, restituiti al pubblico e riavvicinati alla comunità.
Questa è l’attività del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI), la fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975 per tutelare e valorizzare l’arte, la natura e i paesaggi italiani. Protezione, sensibilizzazione e mobilitazione sono i tre ambiti in cui si concretizza l’attività della Fondazione, che si occupa dunque di salvaguardare i beni artistici e naturalistici, restituire alle persone il valore del patrimonio paesaggistico e monumentale e attivarsi tangibilmente per proteggere il paesaggio a rischio.
Così ogni anno ricorrono giornate di appuntamenti nazionali dedicati alla scoperta del nostro territorio e patrimonio. Proprio questo mese, tornano le Giornate FAI d’Autunno: sabato 10 e domenica 11 ottobre, saranno aperti a contributo libero 700 luoghi speciali in 350 città. Dai rifugi antiaerei nascosti nel sottosuolo di Milano ai palazzi nobiliari affrescati di Mantova e Bologna, passando per dimore storiche e siti di archeologia industriale sino ad arrivare alle antiche botteghe artigiane: questo fine settimana rivela un’Italia insolita e spesso inaccessibile.
E sebbene peculiarità delle giornate FAI sia proprio quella di visitare luoghi insoliti e non quotidianamente agibili, il valore di questi appuntamenti non risiede solo in questo. L’apertura al pubblico è, infatti, solo uno dei primi passi di un percorso più ampio, che mette al centro la conoscenza, la sensibilizzazione e la partecipazione attiva alla tutela del patrimonio. Gli appuntamenti FAI vanno ben oltre il turismo, perché ogni visita è un sostegno concreto alla missione della Fondazione: accessi, donazioni e iscrizioni concorrono a finanziarne le attività e a consolidare la comunità di cittadini coinvolti nella tutela dei territori.
Un impegno molto concreto, che emerge anche dai numeri: solo nel 2025, i beni FAI aperti al pubblico hanno ospitato 1.199.417 visitatori, mentre gli iscritti attivi sono diventati 320.418, crescendo del 4,5% rispetto all’anno precedente, confermando una solida capacità di autofinanziamento e una fitta trama di sostegno privato, che copre oltre il 66% delle entrate annuali. Si tratta di dati fondamentali per tutelare gli 85.000 metri quadrati di edifici storici e gli oltre 8 milioni di metri quadrati di paesaggio, e ciononostante si tratta solo di una faccia della medaglia, perché l’altra è quella ancora più autentica: custodire – come scrive il Presidente Marco Magnifico nella lettera del Bilancio Sociale FAI 2025 – non è fermare il passato, ma farne un progetto per il futuro.
E farne un progetto per il futuro significa annullare la distanza e l’indifferenza per quei luoghi che paiono familiari sebbene ignoti, e piuttosto studiarli, raccontarli, condividerli. Non sono solo le istituzioni e le associazioni a doversene assumere le responsabilità, ma sono i cittadini stessi che sono chiamati all’appello, a cui possono rispondere in svariati modi. Ci sono, ad esempio, i volontari, che diventano parte attiva della trasmissione del patrimonio, contribuendo a restituire significato ai luoghi, rileggendo al pubblico le storie e le stratificazioni artistiche e culturali dei luoghi, rendendoli accessibili ai più.
E chi non può dedicarsi al volontariato culturale, può comunque partecipare attivamente scendendo in piazza durante le Giornate, scegliendo di conoscere e dedicare del tempo alla divulgazione, sostenendo un progetto culturale o trasmettendo poi ad altri storie che potrebbero passare per inosservate e rischiare di essere dimenticate.
In questo senso il FAI è un “progetto per il futuro”, perché non può prescindere dall’attivismo e dalla partecipazione dal basso. Soprattutto, in un paese come il nostro, così ricco di patrimoni artistici inestimabili e così povero di cittadini che ne partecipino attivamente alla vita culturale, mantenere vivo l’interesse per i nostri beni culturali e artistici è quasi una responsabilità civile collettiva.
La missione della Fondazione è, quasi, anche morale, tanto da essere riconosciuta persino dalle più alte istituzioni nazionali, come testimoniato dall’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dall’assegnazione dell’Ambrogino d’Oro (massima onorificenza civica assegnata dal Comune di Milano), occasione in cui è stato definito, quello del FAI, un «servizio civile e culturale», in cui il patrimonio non è solo un sito da visitare, ma anche un luogo in cui la comunità impara a riconoscersi, custodire il proprio passato, e prendersi cura del proprio futuro.
Le Giornate d’Autunno rappresentano, così, un’occasione per ricordare che il patrimonio non è soltanto qualcosa da ammirare nel suo senso estetico, ma è anche una responsabilità da condividere e tenere viva, un impegno in cui i cittadini scelgono di ritrovarsi, trasformando la curiosità in consapevolezza, dello ieri, e ancora di più del domani. E nel nostro giornale racconteremo alcuni dei luoghi che grazie al FAI saranno aperti.
