Dal 24 settembre al 24 gennaio il Palazzo dei Musei di Modena rende omaggio a Robert Doisneau, maestro della fotografia umanista francese. La mostra, prodotta da Silvana Editoriale e curata da Gabriel Bauret, si propone come un’immersione nelle scene di vita quotidiana senza un ordine cronologico: a guidare il percorso sono piuttosto le immagini e i continui rimandi tra fotografie nate in circostanze molto diverse.
Da una parte ci sono gli scatti raccolti percorrendo Parigi, osservandone strade, quartieri e abitanti; dall’altra i servizi realizzati su commissione. Mondi che finiscono per incontrarsi: fabbriche e scuole, banconi dei bar e portinerie, feste popolari e jazz club. E naturalmente gli innamorati, tra i soggetti più riconoscibili della sua produzione, fino a quel bacio diventato un’icona della fotografia del Novecento, capace di isolare un istante di intimità nel movimento della città. Le opere esposte arrivano dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge, lo spazio nel quale il fotografo ha lavorato per oltre mezzo secolo e dove ha conservato il proprio archivio. Alcune delle stampe presenti a Modena sono vintage. Alla morte dell’autore, nel 1994, il suo lavoro contava quasi 450 mila negativi: un patrimonio costruito attraverso decenni trascorsi con l’obiettivo rivolto soprattutto alla vita di ogni giorno.
Nato a Gentilly nel 1912, Doisneau si avvicina alla fotografia lavorando inizialmente come apprendista presso uno studio pubblicitario. Saranno però le strade, i quartieri popolari e le periferie parigine a diventare uno dei territori più fertili della sua ricerca. Le sue immagini entrano nel circuito dell’agenzia Rapho, mentre negli anni della Seconda guerra mondiale le sue competenze vengono messe al servizio della Resistenza attraverso la falsificazione di documenti destinati ai ricercati.
Nel secondo dopoguerra collabora anche con Vogue e nel 1949 firma, con lo scrittore Blaise Cendrars, “La Banlieue de Paris”. Ma anche quando lavora per una committenza, il centro del suo interesse rimane sostanzialmente lo stesso: le persone. Operai, bambini, coppie, clienti dei locali e semplici passanti popolano una fotografia che preferisce la strada alla monumentalità e l’imprevisto alla posa. È in questa attenzione verso l’ordinario che si riconosce buona parte dell’identità di Doisneau. Il fotografo non cerca una Parigi perfetta né personaggi eccezionali: registra piuttosto incontri, espressioni e situazioni capaci di raccontare la città attraverso chi la vive. Ironia, curiosità e partecipazione accompagnano così immagini che, pur appartenendo a un preciso momento storico, hanno continuato a circolare ben oltre i confini francesi.
Un aspetto sottolineato anche dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che ha ricordato come Doisneau abbia amato l’umanità e scelto di ritrarla con una forte partecipazione emotiva. La mostra, nelle parole del primo cittadino, si inserisce inoltre nel percorso di valorizzazione del Palazzo dei Musei e amplia la proposta culturale rivolta alla città e ai suoi visitatori. L’esposizione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il patrocinio de il Resto del Carlino e il sostegno della Fondazione di Modena. TRC Modena e Radio Bruno sono media partner; Colli&Vasconi e Arch Insurance (EU) partecipano come sponsor tecnici, mentre Modenamoremio è partner dell’iniziativa.
